A cura della Prof./ssa Giusy Capone – A Pompei, nel 59 d. C., durante un combattimento tra gladiatori, star dello sport, osannati ed acclamati alla stregua dei moderni calciatori, accadde un avvenimento di certo poco edificante per la quiete pubblica nonché il vivere civile. Nell’anfiteatro gli abitanti di Pompei e gli abitanti di Nuceria, oggi Nocera, si resero protagonisti di un evento di guerriglia urbana. I fatti andarono così: Livienio Regolo, senatore, offrì un combattimento tra gladiatori, il cui resoconto ci è dato da Tacito negli Annales: “Come spesso accade nelle piccole città, gli spettatori si derisero a vicenda, scagliandosi insulti e volgarità. Poi, passarono alle pietre ed infine alle armi. I tifosi di Pompei, più numerosi, dato che lo spettacolo si svolgeva a casa loro, ebbero la meglio. Molti tifosi di Nocera furono riportati a casa mutilati. Non pochi piangevano la morte di un figlio o un padre.”  La reazione dell’imperatore Nerone e del Senato non si fece attendere e fu durissima: esilio per l’organizzatore e gli ultras, fomentatori dei disordini e della rissa nonchè campo, ovvero anfiteatro, squalificato per dieci anni.

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