“Essere la prima donna al vertice della Sapienza dopo 700 anni è un bel segnale, una vittoria oltre che un onore. C’è stata unità nel voto, ma la vittoria è una vittoria per tutte le studentesse, le ricercatrici, le professoresse e per tutte le operatrici sanitarie impegnate negli ospedali universitari e che si stanno impegnando senza sosta nella lotta al virus.” Queste le parole pronunciate da Antonella Polimeni alla guida dell’Università “La Sapienza” di Roma.  Ebbene, in 717 anni di storia non s’era mai seduta una donna sulla poltrona più alta dell’autorevole ateneo romano. Prima di lei ci sono stati altri 47 rettori, tutti uomini. In tutta Italia sono 7, Polimeni compresa, le rettrici. Sette a fronte di 77 rettori. L’elezione della prima rettrice nella storia dell’università italiana, che comincia nel 1088 con la fondazione dell’Alma Mater di Bologna, risale al 1992. Soltanto 28 anni fa, all’apice dell’ateneo di “Roma Tre”, fu nominata, difatti, Bianca Maria Tedeschini Lalli. Tutti applaudono, gioiscono, si complimentano. Effettivamente, è fantastico che “La Sapienza” possa contare, finalmente, su una donna al vertice ma non è che questo renda sordi alle parole di Chiara Volpato, la quale ne “Psicosociologia del maschilismo” scrive: “Analizzando i dati di relativi alle cento imprese più importanti […] Ryan e Haslam hanno trovato che le donne hanno maggiori probabilità degli uomini di accedere alle posizioni apicali quando l’organizzazione di cui fanno parte è in crisi e ha ottenuto risultati scadenti nel periodo precedente. La nomina di donne manager in situazioni precarie è stata denominata ‘glass cliff’ (precipizio di cristallo) per sottolineare il fatto che le manager sono poste al comando in una situazione pericolosa, caratterizzata da elevato rischio di fallimento […] In tempi di crisi, una leadership di questo genere può diventare preziosa perché capace di fronteggiare sentimenti di paura, incertezza, confusione. […] Un’altra spiegazione ancora, meno ottimista, considera che le donne hanno meno da perdere e che la loro reputazione viene messa a rischio più facilmente di quella degli uomini.” Siamo fuori da un sistema sociale in cui gli uomini detengono essenzialmente il potere e primeggiano in ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata? Siamo fuori da un controllo della donna istituzionalizzato e non semplicemente legato al sessismo esercitato individualmente?

Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •