Gaetano Matteo Monti, Tersicore danzante (1820), Seminario Vescovile “Santa Maria della Pace”, Cremona

25 ottobre 2018: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea evidenzia l’assenza di una normativa in Italia diretta e finalizzata a prevenire ed a condannare l’abuso dei contratti a tempo determinato stipulati dalle Fondazioni lirico-sinfoniche. Si arguisce, orbene, che L’Italia non sia ancora provvista di una Legge atta a tutelare l’occupazione stabile in siffatto settore. Il 28 giugno 2019 è emanato il DL n. 59, convertito nella Legge n. 81, relativo all’adozione di misure improcrastinabili verso il personale delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Cosa prevede? “Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministero per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, adotta un decreto contenente uno schema tipo, tenuto conto delle esigenze di struttura e organizzazione, definite nel contratto collettivo nazionale di lavoro, per i complessi artistici e il settore tecnico” Ebbene, l’adozione di uno  “schema tipo” si traduce in una guida che orienti le Fondazioni lirico-sinfoniche nel ridefinire la dotazione organica e nel bandire concorsi per titoli, così da favorire la stabilizzazione dei “precari storici”, “preservando le finalità istituzionali prioritarie delle Fondazioni lirico-sinfoniche nella tutela e diffusione del patrimonio artistico-culturale italiano lirico-sinfonico e del balletto” Il 07 settembre 2019 il Ministro  per i beni e le attività culturali, Onorevole Alberto Bonisoli, lascia lo scranno all’attuale  Ministro  per i beni e le attività culturali, Onorevole Dario Franceschini. L’emanazione dello “schema tipo” è rinviato al dicembre 2019. A marzo 2020 scoppia la pandemia da Covid-19. A novembre 2020, oggi, non si scorge traccia, non s’intravede ombra dello “schema tipo”: i precari sono diventati disoccupati! Perché non sono stati emanati i Decreti attuativi? I danzatori precari rendono precaria la Danza. Se la  Danza soffre, annaspa, boccheggia, agonizza, patisce la Cultura tutta, ovvero il balsamo profumato dell’anima, la carezza angelica curatrice d’ogni amarezza, il sollievo consolante da qualsivoglia asperità, il leggero poetico tocco che asciuga tutte le lacrime, il conforto benefico e la culla dolcissima. La Cultura è stata colpita dritta al suo cuore pulsante; occorre un intervento salvifico d’urgenza e promosso dalla coscienza civica e politica

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