di Francesco Gemito – 11 gennaio 1994, Rosario Mauriello, un ragazzo di 21 anni. Figlio di gente perbene, aveva un sogno nel cassetto, voleva fare il poliziotto. Abitava con i genitori a Melito di Napoli. precedentemente gli era morto uno zio, e per questo motivo dormiva spesso con sua nonna per tenerla compagnia. Quel tragico martedì dell’11 gennaio 1994, il ragazzo uscì di casa e mentre camminava nella traversa Marrone, incontrò un conoscente e lo salutò dandogli la mano. In quel preciso momento, da una vespa scesero due killer e gli spararono togliendogli la vita. Immaginate cosa significa morire a Napoli da incensurato. Questo povero ragazzo fu ricoperto di fango, nonostante che non avesse fatto nulla. Alcuni dicevano che nessuno viene ucciso senza un motivo. Ma non è così. A Napoli si contano circa 400 vittimi innocenti. Rosario Mauriello è uno di questi. Una tragica fine per una famiglia perbene è inaccettabile. Il ragazzo aveva una sorella più piccola di lui, adesso è una donna sposata, insegna in una scuola di Melito. La famiglia Mauriello non si è mai rassegnata, hanno sempre aspettato che un giorno la verità venisse fuori, ma da quel maledetto martedì dell’11 gennaio 1994 ci sono voluti 25 anni per conoscere la verità. La svolta. Il boss della camorra, Maurizio Prestieri, oggi collaboratore di giustizia, rivela ai magistrati la verità di quel giorno in cui morì ingiustamente Rosario Mauriello.  I killer quel giorno dovevano punire un ‘altro ragazzo, uno che dava fastidio, nessuno lo conosceva. Il ragazzo che salutò Rosario doveva stringere la mano solo alla vittima che quel giorno doveva pagare. Il segnale era proprio questo: “ l’uomo che stringerò la mano, è l’uomo che dovete sparare”. Ma il destino crudele volle che a stringergli la mano, fosse la persona sbagliata. Così Rosario Mauriello morì senza sapere il perché.

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