riforma-scuola-governo-ddl-770x554Nelle ultime ore il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è detto disponibile a riflettere insieme alle parti sociali interessate sul tema della riforma della Scuola, tanto criticata ed osteggiata, al fine di giungere a delle correzioni che possano soddisfare maggiormente l’opinione pubblica e gli stessi diretti interessati. Disponibilità al dialogo che, tuttavia, soprattutto per i sindacati, sembra profilarsi come l’ennesima presa in giro dell’ex sindaco di Firenze. Pare, infatti, che anche se dovessero trascorrere altre settimane in più rispetto a quanto preventivato, la riforma Renzi-Giannini andrà quasi sicuramente in porto, essendo attualmente già alla seconda lettura in Parlamento. Decisive saranno, pertanto, le riunioni dei prossimi giorni tra i maggiori esponenti del Partito Democratico e del governo per ragionare sulle eventuali modifiche da proporre. Non solo. Anche la UIL sta facendo pressioni sull’esecutivo per giungere ad un confronto. Le questioni principali da affrontare sono varie: dai troppi poteri attribuiti ai dirigenti scolastici alla valutazione dei docenti, così come il piano di assunzione di 100mila docenti. Lo si comprende dalle centinaia di emendamenti che le forze politiche stanno presentando in Parlamento. Alcuni chiedono la modifica della composizione del Comitato di valutazione previsto in ogni singola scuola, in particolare l’eliminazione della partecipazione di genitori e studenti, lasciando una valutazione eseguita prettamente tra i docenti stessi e i dirigenti scolastici. Altri emendamenti interessano, invece, i tantissimi precari e la questione dei contratti a tempo indeterminato.

Intanto, continuano le proteste contro la riforma della Scuola in tantissime piazze italiane. In particolare, nel fine settimana sono state organizzate, come a maggio scorso, delle fiaccolate di docenti e studenti tutte unite dallo slogan scelto per l’iniziativa nazionale “La cultura in piazza”. Hanno partecipato anche molti sindacati, tra i quali i maggiori, Flc Cigl, Cisl Scuola, Uil Scuola.

Ad onta di ciò, il premier continua a difendere le varie riforme proposte al Paese, sia la riforma della Scuola in questione che quella costituzionale per il superamento del bicameralismo perfetto, sia la riforma della legge elettorale che quella a modifica del mercato del Lavoro, il cosiddetto Jobs Act. La difesa del suo operato e dei suoi “successi” politici Renzi la porta avanti, infatti, proprio nei confronti della minoranza Pd, incapace secondo il premier di vedere quanto ci sia di buono e soprattutto di “sinistra” nelle riforme renziane e cioè una certa vicinanza del governo e delle istituzioni nei confronti dei lavoratori e soprattutto dei precari. Eppure Renzi un passo indietro forse sul tema Scuola lo farà perché le proteste, come visto, continuano ad essere tante. Così come l’effettivo calo di popolarità, sia personale che del Partito Democratico, sta facendo preoccupare non poco il governo. Non si può, infatti, per temi così delicati utilizzare un metodo poco democratico, ossia quello di decidere prima in assoluta autonomia cosa riformare e soprattutto come riformare e di difendere poi davanti a tutti quanto deciso, fino a spingere per arrivare al risultato. Ci auspichiamo che il premier abbia capito che il metodo deve essere invertito: prima si ascoltano tutti gli interessati e soprattutto si valutano gli effetti negativi e positivi che le riforme possono avere, poi, di comune accordo, si prende una decisione e la si persegue per il bene del Paese. Ma, anche qui, non facciamoci illusioni.

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