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Richard Wagner: la volontà di potenza

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wagnerPer il compositore tedesco Richard Wagner il teatro era la più pura e suprema espressione artistica in quanto toccava tutte le corde dell’animo umano ed assurgeva ad assimilatore delle altre discipline ad esso correlate, come la danza, la scenografia e chiaramente la musica.
Mi si potrà dire perché in un articolo inerente la questione teatrale si discuti del compositore della celebre “Cavalcata delle Valchirie”.
La risposta è lapalissiana: Wagner non è un semplice musicista ma ha creato le basi di un approccio così moderno che oggi viene utilizzato molto di frequente e che di fronte ad un coevo artista del nostro tempo suscita un nostro ipotetico e ironico sorriso. Farlo oggi può apparire scontato ma nella sua epoca decisamente no. Nel tempo storico che visse ogni professione era inquadrata e non soggetta a particolari variazioni. Motivo per il quale affibbiarle un altro senso poteva destare diffidenza e scalpore da parte di coloro che avevano un pensiero più tradizionale e conservatore. Il suo amico-nemico, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche ebbe modo di dire che la sua musica creava una sorta dipendenza nei suoi ascoltatori mettendo in risalto la tetralogia dei “Nibelunghi” come la rinascita dell’arte tragica in Europa e come pura rappresentazione dello spirito dionisiaco nel suo aspetto istintivo. Ed è cosi fortemente moderna da essere al centro delle sperimentazioni dei maggiori avanguardisti di teatro del’ 900 come A. Appia e J. Dalcroze. Anche se c’è da dire che da quest’ultimo la sua musica era considerata troppo decisa e imponente per creare le basi di un rapporto armonico con le pantomime dell’attore.
Apporta sostanziali modifiche nella conformazione dell’edificio teatrale ben conscio della povertà rappresentativa e ideologica del teatro del suo tempo. Per lui la soluzione ideale era da ricercare nei contesti della rappresentazione antica che era espressione totale di un’intera società. Per cui partendo da questa solida base, matura la felice concezione che tutte le arti devono collaborare in una totale sinergia di intenti che portano al percorso finale di un teatro libero dai suoi insensati schematismi. Essendo un pensatore non lascia nulla al caso. Non si accontenta di un libretto dove l’azione dell’opera è fine a se stessa. Comunica con il pubblico attraverso la magnificenza della sue scenografie che curava personalmente ed era chiaro che, attraverso le gesta di uomini speciali ( il superuomo di nietzschiana memoria ),  volesse far intendere che l’epoca in cui viveva era contrassegnata da quel mostro egoistico che rispondeva al nome di borghesia, la classe sociale che si affermò in quegli anni.
In un’epoca dove il pangermanesimo divampa con la sua carica di profondo antisemitismo, Wagner diventa il testimone d’eccezione di questo ideale. Le suo opere  sono rappresentazione di qualcosa di magico, un mondo fatato dove situazioni intricate trovano il loro compimento in una chiusura che esalta i valori dell’onore, della lealtà e della fedeltà. Nel “Die Meistersinger Von Nurnberg” ( I Maestri cantori di Norinberga ) assistiamo alla massima esaltazione di questi principi.
Sotto gli aspetti meramente compositivi vi è l’abolizione di ogni forma chiusa e l’invenzione di una melodia continua che fluisce ininterrottamente, la cosiddetta “melodia infinita”, facendo prevalere un cromatismo che anticipa di gran lunga la musica dodecafonica di Bruckner , Schonberg e in parte Mahler. Fu anche artefice di un altro espediente musicale di grande modernità: il Leitmotiv, un vero germe musicale che acquisisce significato in base ad un crescendo drammatico che raggiunge un apice di tale intensità  da farci entrare in un contesto onirico da brividi.
Il compositore tedesco fu anche un fine teorico. Infatti pubblicò vari saggi di musica che furono apprezzati da tante personalità letterarie, soprattutto nell’aria di riferimento francese (i vari Baudelaire, Verlaine, Mallarmè) come “Arte e rivoluzione ” (1849) in seguito ai disordini dell’anno precedente che culminarono nei primi segnali di rivolta contro i vecchi Stati assolutistici, “ L’opera d’arte dell’avvenire” e il “Giudaismo nella musica”, controverso sotto molti punti di vista in quanto fu deliberatamente storpiato dalla propaganda del mefistofelico ministro Joseoh Goebbels che non esitò nell’introdurre gli elementi cardine del pensiero wagneriano a proprio piacimento all’interno dell’ideologia nazista. Anche se molto critico nei confronti dell’Ebraismo in quanto responsabile di una caduta dei valori tradizionali a favore di un capitalismo selvaggio quale motivo del decadimento generale di tutte le classi sociali, tuttavia non avrebbe tollerato gli efferati crimini di cui si sono resi artefici i gerarchi nazisti. Primo fra tutti l’eliminazione totale degli ebrei nei campi di concentramento che, ironia della sorte,  venivano accolti proprio con la sua musica. Per lui che ha sempre esaltato nelle sue partiture i valori della vita, del coraggio e dei sentimenti sarebbe stato inaccettabile essere etichettato come compositore della morte.
Ascoltare la sua musica vuol dire abbandonarsi a sentimenti puri, virili, teutonici e che non lasciano spazio alla volgare ambiguità. Così come è vero che o lo si ama o lo si odia. Non ci sono mezze misure. Del resto come si potrebbe visto che questo grande artista ci pone di fronte ad un cotanto impegnativo bivio?

 

 

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Anni 31, nato a Napoli, giornalista pubblicista, studioso di teatro e di cinema (aiuto regista) nel corso degli anni ho pubblicato articoli di cinema presso numerosi giornali web e cartacei. Ho collaborato nel mondo dell’editoria musicale e del doppiaggio cinematografico.