La crisi, fin dall’alba dei tempi, è responsabile di conseguenze devastanti, sul singolo e sulla collettività; e ce lo insegna la pandemia che ha investito tutta l’umanità da un anno a questa parte. Per un noto principio della fisica, ad ogni azione, ne corrisponde una uguale e contraria, ma la storia ci insegna che non è un teorema applicabile solo al mondo scientifico. Italia ’61. Una nazione devastata da due conflitti mondiali, riesce a risollevarsi e dà vita al primo boom economico; gli italiani, mossi da spirito solidale si uniscono e ridanno ossigeno alla propria Nazione. L’uomo moderno, ha toccato il fondo, l’ha raschiato; ed è innegabile, ora però, abbiamo l’imperativo di porre l’attenzione su un altro interrogativo: Ci lasciamo travolgere o facciamo di questo punto più basso raggiunto dall’umanità un trampolino di lancio? Bene, la risposta si trova tutta nel Recovery Fund, la mano che ci ha teso l’Europa tanto criticata in questo lustro. Sta a noi, dunque, ora, scegliere cosa fare, se svoltare o andare a schiantarci in un muro senza fine; 209 miliardi di euro rappresentano un’occasione irripetibile, la base da cui ripartiremo per i prossimi decenni. Occorre quindi, entrare nel dettaglio del ‘pacchetto’ che ci viene offerto dall’UE e capire in che modo e mediante quali condizioni potremo accedere al gruzzolo.
La domanda che tutti ormai ci siamo posti negli ultimi mesi è:
Cos’è il Recovery Fund?
Il 21 luglio dello scorso anno, dopo giorni di trattative, il Consiglio europeo ha approvato un piano complessivo di 750 miliardi di euro destinati ai paesi membri per ripartire dai danni devastanti causati dal virus. Di questa macro-cifra, più del 50% sarà a fondo perduto, circa 390 miliardi, mentre i restanti 360, saranno considerati prestiti. All’Italia, spetterà una grossa fetta di torta, ben 209 miliardi, più di 80 da considerare sussidi, mentre i restanti come prestito.
Non vedremo questi soldi domattina, né tanto meno la settimana prossima, l’iter è lungo, lo sapevamo tutti. La prossima tappa ci sarà a fine aprile, periodo durante il quale i governi dovranno inviare alla Commissione europea i Piani di ripresa e di resilienza. Una volta presentato il cosiddetto PNRR, l’istituzione europea, avrà un arco massimo di 8 settimane per valutare i lavori dei governi e dare quindi, il via libera laddove i criteri saranno accettati. Non arriverà tutto il gruzzolo insieme, ma solo a piccoli passi alla volta riusciremo ad accedere alle varie tranche del finanziamento (si ipotizza un primo 10%).
Fatte queste due fondamentali considerazioni, un interrogativo al centro del dibattito economico-politico è: quali paletti impone l’UE per accedere al Next generation EU?
il 20% destinato a finanziare la transizione ecologica;
il 37% volto ad un piano green.
Questa è una panoramica di cosa ci è stato concesso, e di cosa ci aspetterà per i prossimi mesi, per i prossimi anni, per i prossimi decenni. Ed è ovvio che, i 209 miliardi, rappresentino una grande opportunità, è un’evidenza; è anche vero, tuttavia, che chi organizzerà i piani secondo i quali saranno poi spesi i soldi, avrà sulle spalle una responsabilità enorme. Il ragionamento, secondo un mio personale punto di vista, conclude quindi lo scorso 13 febbraio, giorno che è entrato di diritto nella storia della politica italiana; giorno in cui è sorto dalle ceneri di un’amministrazione precedente debole ed arrancante, il governo Draghi, un governo di unità nazionale, di solidarietà. I professionisti alla gestione di oggi hanno il dover di far bene, hanno il potenziale culturale e di esperienze per farlo. L’Italia vuole ritornare a correre.
Delle opportunità offerte dal Recovery Fund ma anche delle possibili ingiustizie si è parlato in una recente videoconferenza promossa dalla rivista economica Kompetere con ospiti di prestigio, tutti coordinati nei loro interventi dalla giornalista Nicole Lanzano. Per le istituzioni: il Vice presidente della Camera di Commercio di Napoli, Fabrizio Luongo. Si sono confrontati sul tema gli esperti: Massimiliano Musto, Direttore di Kompetere; Pino Aprile, giornalista e scrittore; Francesco Saverio Coppola, economista; Valeria Aniello, economista.
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