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Rapporto genitori – figli. I no che aiutano a crescere

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genitori-e-figliUno dei temi più discussi quando si tratta di educazione dei bambini è senza dubbio il tema delle regole. Le regole rappresentano per ogni bambino la reale continuità educativa e di sviluppo, consentendo alla sua personalità di formarsi. Ed è proprio grazie alle regole che un bimbo potrà misurarsi coi primi limiti, potrà avere un primo metro di riferimento dei perimetri sociali attraverso i quali potrà muoversi, sospingersi e fino ai quali arrivare. Nella nostra cultura la regola è associata in immediato all’idea dell’imposizione, e rigidità. Eppure, spesso non valutiamo quanto i bambini in realtà almeno fino all’ esperienza delle scuole primarie si affidino con amore alle regole ad essi imposte, certi che mamma e papà non esercitino nulla di coercitivo, ma gli indicano cosa sia giusto o no. Questo rapporto di fiducia dovrebbe spingerci a valutare la regola diversamente e di conseguenza usarla non per imporre o ottenere forzatamente un risultato, bensì come reale strumento di crescita e sviluppo nel bambino che possa essere strumento attraverso cui guidarlo. Importante è che le regole siano essere sempre concordate tra i genitori, al fine di garantire carattere di sicurezza, e continuità nella linea educativa prescelta. La regola va sempre spiegata per permettere al bambino di capire la motivazione del limite, le cause e le conseguenze delle sue azioni. Spesso però la regola, Il NO, non sempre è immediatamente accolto dal bambino, e questa sua ribellione sorge proprio come provocazione o come una reale richiesta di attenzioni, spesso il “capriccio” è l’unico modo che il bimbo ha per comunicarci un disagio che non saprebbe diversamente indicarci.  E un genitore allora cosa deve fare? Deve senza dubbio “accogliere” il bimbo, e il suo stesso momento di difficoltà. Rassicurarlo che trova comprensione, ma con fermezza dimostrargli che la regola, il NO nonostante la sua rabbia non può essere annullata ma va rispettata. Se il bambino non vuole un determinato cibo a cena (pur avendolo sempre gradito in altre occasioni), con molta dolcezza possiamo fargli comprendere che prendiamo atto della sua rabbia, ma che per cena non c’è altro! Avremmo così dato sostegno al piccolo nel rispetto delle sue sensazioni negative, ma avremmo egualmente contribuito al rispetto delle condizioni necessarie per condurlo alla sua crescita in qualità di essere umano consapevole.