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Randagismo nelle nostre città. Pericolo sicurezza

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20140515_123533 (2)Il randagismo nell’area a nord di Napoli è un problema irrisolto. Soprattutto ad Afragola si avverte l’esigenza di un coordinamento tra le associazioni presenti sul territorio ed il Comune per eliminare in maniera definitiva il fenomeno. Studenti e pendolari possono imbattersi nelle prime ore del mattino o di sera in branchi di randagi che gironzolano indisturbati per le strade periferiche e manca un’opera di prevenzione da parte del Comune che dovrebbe individuare, controllare e catalogare i randagi presenti sul territorio.

Esiste una legge che prevede l’installazione obbligatoria di microchip: coloro che sono in possesso di un animale a quattro zampe hanno l’obbligo di far microcippare il proprio cane da un medico veterinario dell’ASL di competenza, entro sessanta giorni dalla nascita e, allo stesso tempo,  registrarlo nell’anagrafe canina. In mancanza sono previste pesanti sanzioni.  Al contrario i randagi, non avendo né un padrone né un tetto sotto cui vivere, continuano a circolare indisturbati sul territorio cittadino. L’art. 4 della legge quadro n.281 del 1991 in materia di prevenzione del randagismo,  prevede espressamente che i comuni devono provvedere al risanamento dei canili comunali esistenti e alla costruzione di rifugi per cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalità dalla regione.

Compito fondamentale dell’ente quindi è soprattutto quello di vigilare sulla incolumità dei cittadini, attraverso il controllo del territorio operato dagli agenti della polizia municipale. Ma nel caso del randagismo, oltre a sonanti proclami e amministrazioni comunali che puntualmente si ripropongono di debellare in maniera definitiva il fenomeno, sta di fatto che nella nostra area, da almeno venti anni, si discute su come porre fine al problema, senza però trovare alcuna soluzione definitiva.

Come mai i cani randagi, a differenza di quelli dei privati cittadini, non sono soggetti ad installazione del microchip? Il Comune non dovrebbe provvedere a identificarli? E, inoltre, in mancanza di un canile autorizzato nel nostro territorio, dove vanno a finire queste povere bestie a quattro zampe nel caso in cui vengano recuperati dalla strada? Mantenere i cani randagi costa parecchio per le casse comunali, circa sei – otto euro per ogni cane ritrovato nei comuni di Afragola e Casoria: soldi che potrebbero essere risparmiati se solo si procedesse alla creazione di un canile comunale nella zona.

Già la Corte dei Conti del Lazio aveva nel 2011 tracciato un solco giurisprudenziale, stabilendo che gli oneri relativi alla custodia e alla vigilanza dei cani randagi possono essere legittimamente reperiti dai fondi comunali provenienti dalle multe stradali. Infatti, posto che l’articolo 2, comma 5 del Codice della strada impone agli enti proprietari delle pubbliche vie di assumere tutte le iniziative necessarie affinché si realizzi la sicurezza stradale e tenuto conto che la custodia dei cani randagi rientra nella competenza delle amministrazioni comunali, si realizza quel nesso logico che permette di destinare quota parte delle risorse finanziarie provenienti dalle multe alla custodia dei cani randagi, intesi, questi ultimi, quali potenziali ostacoli alla sicurezza stradale.

Perché ad Afragola e a Casoria i sindaci non provvedono in tal senso? In caso di attacco da parte di un cane ad un cittadino, chi ne paga le conseguenze? E in caso di incidente stradale causato da un cane non identificato che circola liberamente, chi risarcisce i danni? Domande alle quali ancora non segue nessuna risposta. L’unico dato certo è l’opera dei volontari e delle associazioni animaliste presenti sul territorio, che cercano di ovviare a tali inconvenienti individuando continuamente famiglie disposte ad adottare un amico a quattro zampe, impaurito e senza dimora. Adottare un cane è dunque una grossa responsabilità: evitate di regalare cuccioli in occasioni speciali se pensate che il destinatario del dono non sia ancora pronto per prendersene cura. I cani non sono giocattoli da buttare via quando non si ha più voglia di giocarci o quando si va in vacanza. State attenti a non far trasformare il vostro amico fedele a quattro zampe nel prossimo cane affamato, abbandonato e smarrito della strada.

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Vive a Afragola, laureanda in giurisprudenza presso l'Università degli studi Suor Orsola Benincasa. Appassionata di moda e tendenze, assidua lettrice di gialli e romanzi. Da Ottobre 2014 fa parte della redazione de “Il Giornale di Casoria”.