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Quanto vale un cane, o un gatto? Per la legge possono formare “oggetto di diritti”.

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cani-gatti-status-cittadiniPer il padrone l’amore di un animale non ha prezzo, ma la legge non usa gli stessi parametri e per essa gli animali hanno un valore economico che è quello di mercato e che prescinde totalmente dall’affetto che le persone provano per l’amico a quattro zampe, perché per la legge gli animali sono cose e rientrano nella nozione di beni di cui all’art. 810 del codice civile: “sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti”.
Gli animali, dunque, sono “oggetto di diritti”, ossia beni sui quali gli esseri umani esercitano dei diritti e non “soggetti di diritto”, cioè entità che godono in sé e per sé di diritti.
Per fare un semplice esempio diremo che se un pirata della strada investe un gatto, il gatto non avrà diritto a chiedere un risarcimento danni, tutt’al più il risarcimento potrà richiederlo il padrone. E se questo può apparir logico (nonostante i quadri di artisti come Carole Lew Valerie Leonard proprio non me lo immagino un gatto in giacca e cravatta sui banchi di un tribunale), sappiate che significa anche che qualora il padrone dovesse ottenere il risarcimento, gli verrà riconosciuto solo il valore commerciale della bestiola, che ovviamente dipende da razza, dal pedigree, dalla capacità di produrre e di riprodursi, di vincere premi, ecc. (con la logica conseguenza che un cane meticcio avrà un valore di poco superiore allo zero e comunque inferiore a quello di uno di razza). Ciò in quanto ad essere risarcito è solo il danno materiale e non anche quello morale, ossia quella sofferenza psichica subita da un soggetto a causa di un fatto illecito altrui.
La questione della risarcibilità del danno da “perdita di animale da affezione” è stata in diverse occasioni sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione che però ha negato la possibilità di risarcire il danno morale. In particolare nel 2008 la Cassazione si è pronunziata a Sezioni Unite con quattro sentenze (Cass. S.U. 11 novembre 2008, n. 26972, 26973, 26974, 26975), le cosiddette sentenze gemelle di San Martino, nelle quali, dopo aver censurato l’atteggiamento tenuto in passato sia dai giudici di merito che dalla stessa Corte, tendente all’indiscriminato riconoscimento di tutela, specifica che, affinché sia configurabile il danno non patrimoniale il diritto deve essere inciso oltre una certa soglia minima di offensività.
Ebbene, non solo la Corte ritiene che la perdita dell’animale d’affezione non superi tale soglia minima di offensività, ma addirittura la qualifica come danno bagattellare, ossia un semplice disagio, fastidio, disappunto, ansia, o altro tipo di insoddisfazione, identificando la sofferenza per la morte dell’animale a quella provata per un errato taglio di capelli (infatti la sentenza Cass. Civ., SS.UU., 11.11.2008 n° 26972, testualmente recita: “Al danno esistenziale era dato ampio spazio dai giudici di pace, in relazione alle più fantasiose, ed a volte risibili, prospettazioni di pregiudizi suscettivi di alterare il modo di esistere delle persone: la rottura del tacco di una scarpa da sposa, l’errato taglio di capelli, l’attesa stressante in aeroporto, il disservizio di un ufficio pubblico, l’invio di contravvenzioni illegittime, la morte dell’animale di affezione, il maltrattamento di animali, il mancato godimento della partita di calcio per televisione determinato dal black-out elettrico. In tal modo si risarcivano pregiudizi di dubbia serietà, a prescindere dall’individuazione dell’interesse leso, e quindi del requisito dell’ingiustizia”).
A mio parere la legge mostra in questa occasione la sua inadeguatezza e l’incapacità di tutelare diritti di fatto esistenti, perché “sentiti” dai cittadini.
Gli animali non sono cose! Sono esseri senzienti che, a differenza degli oggetti, sono capaci di dare affetto oltre che di riceverlo e con i quali si può creare un rapporto bilaterale unico, che non può essere sostituito.
Si auspica, dunque, una riforma Costituzionale, che prendendo atto della mutata sensibilità dell’opinione pubblica, riconosca e tuteli i diritti degli animali, adeguandosi a quanto richiesto ormai da anni da politici, associazioni e singoli cittadini e a quanto già fatto da altri paesi Europei.

 

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Marianna Izzo. Classe 85, diplomata in arte della grafica pubblicitaria e della fotografia e laureata in giurisprudenza. Attualmente svolgo l’attività forense, ma l'arte non l'ho mai veramente dimenticata! Ho tantissimi hobby e pochissimo tempo da dedicarvi, quindi sono sempre di corsa.