Le riflessioni di fine anno sono sempre complesse. Quest’anno però diventano davvero difficili. Il grande ciclista Bartali, avrebbe detto: “ l’è tutto da rifare”. Ed infatti quel grande villaggio globale che è diventato il mondo, dove le distanze siderali tra un punto e l’altro dell’Universo sembrano annullate dalle grandi reti informatiche che ci tengono collegati volenti o nolenti con tutto ciò che accade H24, sembra essere diventato come il celebre vaso di Pandora, che secondo la mitologia greca conteneva tutti i mali del mondo. Ecco. Sembra davvero che scoperchiato il vaso, il male inteso in senso lato abbia contagiato tutti. Quei grandi ideali e valori che avevano caratterizzato il mondo occidentale dopo le due terribili guerre mondiali, sembrano essere definitivamente scomparsi, dimenticati a favore di teorie e politiche dove trionfano gli egoismi nazionali, ed una logica bieca di sopraffazione e di primato di una razza e/o di un popolo rispetto agli altri. La lezione della storia, evidentemente non è servita. I social che hanno dato voce a milioni di persone che prima esprimevano le loro opinioni solo al Bar, sono diventati dei moltiplicatori di odio nei riguardi della classe politica che non asseconda i loro istinti di “pancia”, e nei riguardi di quelle orde di disperati che premono a rischio della propria vita per migrare nei nostri Paesi. Ed infatti una parte dei politici di ogni nazione ha preso ad assecondare questa rabbia, questi sentimenti di rancore sociale che tracima dai social conseguendone in cambio vasti consensi elettorali. Chi prova ad esprimere una opinione diversa e contraria, viene travolto da insulti e contumelie. Certamente la crisi economica che attanaglia il mondo, ha acuito la rabbia della gente. La novità è che il ceto medio si è impoverito ed è diventato il nemico numero uno delle classi politiche al governo delle varie nazioni, che sono state individuate come i nemici da abbattere perché causa della perdita del proprio precedente benessere sociale. L’ultimo esempio ci viene dalla Francia, dove la rivolta dei Gilet gialli ha travolta il Presidente Macron e le sue politiche economiche. Il Bel Paese, ovvero l’Italia, non fa eccezione a questo clima che avvelena il Mondo. Si ritiene che l’Europa, con le sue istituzioni che comunque hanno assicurato oltre settanta anni di pace, prosperità e benessere all’indomani della seconda e rovinosa guerra mondiale, pur con le sue storture derivanti da una mancata unione politica e sociale a vantaggio solo di quella monetaria, sia una gabbia che imprigiona i popoli sovrani.Una gabbia da abbattere senza se e senza ma. Un processo storico quello dell’Europa unita che non può essere annullato, in quanto è entrato nel nostro stile di vita. L’esempio illuminante ci arriva da un evento doloroso. La morte per mano di un terrorista di un nostro connazionale: Antonio Megalizzi. Un giovane giornalista di 29 anni che credeva nell’Europa e nelle sue Istituzioni, e che era lì a Strasburgo per completare i suoi studi che avevano a che fare proprio con le istituzioni europee. Antonio, ragazzo dell’Europa come il titolo di una famosa canzone di Gianna Nannini, dimostra con il suo sacrificio che i nostri giovani, figli dell’Erasmus e degli stage nei diversi paesi dell’U.E. sono forse più avanti di quei politici che più che cambiare ciò che non va nelle politiche monetarie europee, pensano al rinascere di sovranismi ed ideologie scioviniste che sono state condannate dalla storia.E torniamo alla lezione della storia. Materia, in verità non molto nota ai politici nostrani, da quelli nazionali a quelli locali. Karl Marx, padre ed ideologo del comunismo diceva che la storia si ripete due volte. La prima come tragedia e la seconda come farsa. Effettivamente guardando a tanti personaggi politici nazionali e non, ed a ciò che scrivono e dicono, ogni giorno ed in ogni momento sulle proprie pagine social, ci sembra di assistere ad una farsa. Una spasmodica ricerca del consenso e di un punto in più nei sondaggi elettorali ed in quelli che certificano il gradimento. Una ricerca affannosa che tallona ed insegue i sentimenti più biechi della cosiddetta pancia del Paese, ovvero quel rancore che si trasforma in odio che sale ed attraversa trasversalmente tutti i ceti sociali, ma in particolare quelli che più hanno subito gli effetti perversi della crisi economica. E poi, la manovra di bilancio: la prima del Governo gialloverde, con le sue luci ed ombre, e con effetti ancora da decifrare, in particolare per le due misure bandiera delle forze politiche alla guida del Paese: il reddito di cittadinanza e la famosa quota cento in materia previdenziale. Misure ancora da scrivere! E poi: la cosiddetta secessione dei ricchi! Quel processo di autonomia differenziata chiesta a gran voce in prima battuta dal Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, frutto della pessima riforma costituzionale del 2001, ancora in gran parte inattuata, che penalizzerebbe il Meridione e la Campania. Una accelerazione chiesta a gran voce dalla Lega, e subita dal Movimento 5 Stelle. Anche se la reazione di esponenti di rilievo dei cinque stelle come la Ministra Grillo, i parlamentari Nugnes, De Falco ed altri lascia ben sperare.  Registriamo con favore, a questo proposito l’intesa bipartisan del Presidente De Luca con il centro destra regionale del Presidente Caldoro, per portare la Campania al Tavolo nazionale in cui si terrà la trattativa con il Veneto e la Lombardia per il trasferimento delle competenze e delle risorse a dette regioni, con l’obiettivo dopo cinque anni di concedere alle stesse di far proprie le risorse del residuo fiscale. Va detto e fatto valere con forza in sede nazionale, l’assunto che l’art. 116 della Costituzione, prevede sì l’autonomia differenziata, ma stabilisce anche un principio di solidarietà e di perequazione nei confronti del Mezzogiorno. Su questo punto riteniamo che la battaglia vada fatta e sostenuta in maniera trasversale. E poi: arriva il botto di fine anno! La fine dell’esperienza del Sindaco Fuccio, che qui a Casoria viene colpito dal fuoco amico. Ovvero subisce la stessa sorte di due sindaci suoi predecessori: Ferrara e Carfora. Ovvero la sfiducia con dimissioni attestate dal sigillo notarile. Un record che non fa onore alle capacità della classe politica locale. Un caso raro di socio-patologia della politica! Ormai i Notai casoriani che per conto dello Stato registrano gli atti “inter vivos” e “mortis causa”, tra privati, hanno qui a Casoria, acquisito un nuovo ruolo: registrare in “articulomortis”, le ultime dichiarazioni di vita della maggioranza di consiglieri comunali che trasversalmente pongono fine alla ennesima consiliatura molto prima della scadenza naturale. Statistiche alla mano, dal 1994 ad oggi, i sindaci più longevi della storia politica del Comune di Casoria sono stati nell’ordine: Giosuè De Rosa: 4 anni e sei mesi(14.01.99 al 14.07.03), e Salvatore Graziuso: 4 anni ed un mese(23/12/1994-14/01/1999). Sindaci più longevi della storia politica di Casoria, a giudicare dalla durata del mandato dal 1971 ad oggi dei sindaci che hanno ricoperto la carica di primo cittadino della nostra città, secondo quanto riportato dal sito web del Comune. Ovviamente la durata del mandato sindacale va anche rapportata alle diverse modalità di elezione del sindaco, in considerazione della evoluzione normativa. Il dato rilevante della politica locale, è in ogni caso l’instabilità.Inutile dire che queste crisi extra consiliari sono sbagliate e poco rispettose del ruolo delle assemblee elettive, che dal parlamento nazionale ai parlamentini regionali sta subendo una pericolosa deriva involutiva, che costituisce un vulnus per la democrazia rappresentativa. Una procedura, quindi, poco trasparente di porre fine ad una esperienza politica che andava, invece, proposta nell’alveo naturale dell’aula consiliare. Ma tant’è! Non ci soffermiamo sul bilancio dell’era politica di Fuccio. Le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti. La qualità della vita non conosce risalite da tempo immemorabile, ma solo il segno meno! Ora, un breve commissariamento.A questo proposito diamo il benvenuto al Prefetto Santi Giuffrè nominato Commissario del Comune di Casoria, dal Prefetto di Napoli Pagano. Un nome di rilievo, per il suo passato di poliziotto Antimafia. E’ stato anche Questore di Napoli. Il Prefetto Giuffrè accompagnerà Casoria alle elezioni comunali che si dovrebbero tenere in concomitanza con quelle europee. Pensiamo che ora, sia il tempo delle proposte e delle idee per il rilancio della nostra città. Casoria per la sua storia e per il ruolo che aveva acquisito negli anni novanta, non può rassegnarsi alla situazione attuale. Oggi è solo un’espressione geografica. Piangersi addosso non serve a nulla! C’è un’altra città che non si rassegna, e che è viva e vegeta, e che non muore in culla come accade alla politica locale! Indichiamo tre esempi della vitalità della società civile che opera per il bene comune senza chiedere nulla alla politica. L’ambulatorio di Medicina solidale  Padre Ludovico da Casoria del Dr. Pasquale Longhi che si occupa dell’assistenza sanitaria a poveri e bisognosi, l’Associazione Ancora del Sorriso della Dottoressa Susy Silvestri che cura da anni su di un territorio come il nostro devastato da malattie oncologiche, lo screening sanitario con campagne periodiche e soprattutto gratuite, l’antichissima  Arciconfraternita riunita Maria santissima della Pietà e del Buonconsiglio, rinata grazie all’impegno delle famiglie storiche della città di Casoria, con la guida dell’Ingegnere Lucio Rossi che neè  il Priore, e che oltre ad aver messo in rete la documentazione storica custodita da secoli, a breve inaugurerà un moderno centro di aggregazione culturale in una città priva di strutture associative,finalizzatoalla promozione della cultura e della storia locale che è la cifra essenziale dell’identità di ogni comunità locale. Tre esempi, ma ce ne sono di sicuro altri, di un fervore positivo che viene dalla città reale che non si rassegna all’inedia di un paese ridotto ad “un luogo” dalla politica politicante, che litiga per le poltrone, ma non risolve i problemi e soprattutto non dà prospettive ai tantissimi giovani che sono scappati da Casoria alla ricerca di lavoro e benessere sociale. C’è un clima di sfiducia in giro che si taglia a fette. La tentazione forte è il disinteresse come forma di protesta e di dissenso contro la mediocrità che connota la classe politica locale da vent’anni a questa parte. Machiudersi in casa è sbagliato. La politica siamo Noi! E chi esercita funzioni e ruoli politici lo fa temporaneamente e per delega-secondo il principio di rappresentanza- del popolo. Abraham Lincoln, sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d’America scriveva:“Noi, il Popolo, siamo i padroni legittimi sia del Congresso che dei tribunali, non per rovesciare la Costituzione, ma per rovesciare gli uomini che sovvertono la Costituzione”. Se i cittadini di Casoria sapranno comprendere l’enorme potere di cui dispongono grazie alle micidiali armi della partecipazione democratica e del libero voto, non ci sarà spazio per i maneggioni e tutti quelli che si impossessano delle istituzioni pensando di esserne monarchi assoluti. Il Giornale di Casoria, in quest’ottica, nei prossimi giorni e nell’intero arco di tempo che porterà la nostra Casoria all’appuntamento elettorale, avrà il ruolo di stimolo del dibattito politico. Lanciamo già un sasso nello stagno imputridito della politica locale. E’ giunto il momento per la nostra città di avere un sindaco donna. Una donna sindaco porterebbe una ventata di aria fresca nel palazzo di governo della città. Prossimamente aggiorneremo la proposta facendo anche tre nomi di donne impegnate in politica, che a nostro avviso hanno i numeri e l’esperienza necessaria per aspirare ad un ruolo che anche qui a Casoria deve essere, ed a giusta ragione, rivendicato anche dalle donne. Buon anno a tutti, ma soprattutto un augurio particolare alla nostra città ed alla politica locale. Ovvero:Anno nuovo, PRIMA CASORIA!

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