(Di Massimo Rea)Stava per compiere un attentato gettandosi sulla folla con un’auto o un furgone. Alagie Touray, gambiano di 21 anni, è stato fermato dalle forze dell’ordine il 20 aprile scorso, al termine di un’indagine condotta congiuntamente dagli uomini della Digos e del Ros.

Il giovane africano è stato bloccato all’uscita della moschea di Licola; stando a quanto emerge, viveva a Pozzuoli in un centro di accoglienza ed era sbarcato a Messina nel marzo 2017 insieme ad altri migranti.

Touray si era imbarcato dalla Libia ed aveva chiesto asilo ma la sua domanda era ancora al vaglio delle autorità.

Sembra che la segnalazione sia arrivata dalla Spagna ed abbia allertato i servizi dell’intelligence; attualmente il fermo è stato convalidato dal gip al termine delle indagini coordinate dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo che ha lavorato insieme agli altri magistrati del pool anti terrorismo.

Oltre alle circostanze che hanno portato all’arresto, emergono altri inquietanti particolari, come ha avuto modo di chiarire il capo della Polizia, Franco Gabrielli.

Gli esperti informatici sono riusciti a scovare alcuni video sul telefonino del giovane nonostante lo stesso avesse tentato di cancellare ogni traccia, e pare provino in modo inequivocabile il rito del giuramento a Daesh, cioè al Califfato guidato da Al Baghdadi.

L’uomo in un primo momento ha parlato di un gioco, poi ha ammesso di aver ricevuto istruzioni precise riguardo un attentato da compiersi con le stesse tragiche modalità con cui sono già state colpite Francia e Gran Bretagna, ma ha negato di aver maturato l’intenzione di portarlo a compimento.

Resta il fatto che, come ha spiegato Gabrielli, dopo ogni attentato compiuto in passato sono stati rinvenuti o diffusi i video del giuramento di affiliazione all’Isis, e la circostanza che il video sia stato rinvenuto al momento del fermo avvalorerebbe, oltre ogni dubbio, le accuse di associazione terroristica. Probabilmente l’uomo è stato bloccato nell’imminenza dell’attuazione del piano.

L’episodio conferma la grande efficienza delle misure antiterrorismo adottate dall’Italia; l’operazione che ha portato all’arresto di Touray, in particolare, è un mirabile esempio di cooperazione interforze, tra Carabinieri, Polizia ed intelligence, oltre che di collaborazione internazionale ma riapre un dibattito già sollevato dal Ministro Minniti, sul controllo delle rotte dei migranti.

In tanti hanno espresso preoccupazioni sul modello di accoglienza utilizzato dagli ultimi Governi e l’ulteriore conferma che i flussi dei richiedenti asilo siano stati utilizzati dai terroristi per infiltrarsi in Europa non fa altro che riaccendere le polemiche sugli scarsi controlli alle frontiere.

Chi ha difeso ad oltranza il modello proposto, che si basa sulle Ong e sulle cooperative, ora dovrebbe assumersi le proprie responsabilità davanti al Paese e all’Europa.

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