Il bilancio finale dell’episodio di criminalità avvenuto in piazza Cirillo il primo febbraio è di un tentato omicidio, avvenuto in pieno giorno in un momento in cui la piazza era piena di persone che potenzialmente potevano restare vittime involontarie di un regolamento di conti.

Un risveglio traumatico dal torpore in cui, in materia di ordine pubblico, è caduta tutta la classe politica e dirigente della città.

I fatti di micro e macro criminalità che avvengono continuamente, quasi a cadenza quotidiana, fanno di Casoria una città insicura; in balia di bande di balordi più o meno organizzati che scippano, rubano, danneggiano senza che nessuno degli sforzi compiuti dalle forze dell’ordine possa dargli il minimo fastidio.

Se a questo aggiungiamo la movida chiassosa e scostumata che sta tornando (in realtà non si è mai veramente fermata) ecco che ci si rende conto di come ogni più elementare regola di convivenza civile e sicurezza urbana in questa città sono messe sotto i piedi.

Questo stato di cose diffonde in città un tale stato di insicurezza che condiziona la vita dei cittadini, limitando la libertà di compiere anche azioni di vita basilari, come parcheggiare la macchina e non rischiare che si freghino le ruote. Inoltre, frena le attività economiche in un periodo in cui queste dovrebbero essere agevolate e protette.

Ma a ben guardare, cos’è la sicurezza urbana? È una attività, diversa dalla pubblica sicurezza che è di tipo repressivo e organizzativo. La sicurezza urbana riguarda la vivibilità, la promozione della legalità e del rispetto altrui, il decoro delle città; da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati,  l’eliminazione  dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio. Insomma l’affermazione di più elevati livelli  di coesione   sociale    e    convivenza   civile.

Quella che appare come una apprezzabile definizione buona per i libri di scuola è in realtà il dettato di una serie di norme, prima fra tutte il cosiddetto “pacchetto sicurezza” del 2017, che hanno praticamente riscritto l’articolo 54 del TUEL attribuendo al sindaco competenze di coordinamento tra le forze di polizia nazionali e locali sul territorio.

Ma com’è possibile tradurre queste norme in salsa casoriana? La sicurezza deve innanzitutto diventare materia preminente e costante dell’azione amministrativa dedicando azioni e utilizzando al meglio le risorse umane che vi possono concorrere, valorizzando e motivando le professionalità. Mediante ciò si dovrà giungere ad un continuo coordinamento tra le forze dell’ordine e il coinvolgimento dei cittadini come sentinelle di queste ultime per i possibili fattori di rischio.

La videosorveglianza che pure va implementata da sola non basta. Buona per registrare azioni criminali, come quella in piazza Cirillo ma c’è bisogno anche che dietro alle telecamere ci sia gente intelligente che le sappia guardare, fornendo continuamente elementi che possono essere determinati nella prevenzione di episodi di degrado o criminalità.

Serve dunque una vera e propria cabina di regia tra le forze dell’ordine in grado di gestire anche gli uomini e i mezzi a seconda delle necessità. Una cabina di regia, definiamolo pure comitato cittadino per l’ordine pubblico e la sicurezza, a cui capo ci sia il sindaco.

Serve però anche l’aiuto e il coinvolgimento dei cittadini, secondo un modello di sicurezza integrata. Il cittadino, soggetto attivo e pensante, non può più essere semplice fruitore del bene sicurezza. Deve diventare parte attiva, parte che collabora continuamente con le forze dell’ordine. O almeno una parte affidabile e accreditata di essi. Come? Fornendo informazioni, segnalazioni che tornino utili alle forze dell’ordine, alla cabina di regia, per elaborare una mappa del rischio coordinando così gli interventi.

Se Casoria è di tutti, tutti dobbiamo per la propria parte contribuire a difenderla. Emarginando i violenti e chi depreda o danneggia il bene comune.

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