Gli elettori dimenticano in fretta, il popolo non ha memoria lunga. Un popolo bistrattato, deluso, ansimante di giorni migliori è facilmente manipolabile. Non siamo mai stati un popolo cazzuto, nel senso più volgare della parola, non abbiamo mai avuto le palle. Siamo “pagnottisti”, seguiamo la bandiera che sventola più forte, siamo incapaci di essere contro corrente, vogliamo il lavoro, vogliamo la tranquillità, ma nessuno è capace di conquistarla e di pretendere la libertà.

Il servizio di Fanpage, dimostra che niente riesce a cambiare, che passata la bufera tutto torna nella normalità, la loro normalità e che spesso, il carnefice diventa martire e il martire, carnefice.

Le maxi inchieste, gli arresti e le promesse, le task-force contro i silenziosi killer delle tante terre dei fuochi del nostro territorio, hanno solo spostato l’interesse. La camorra continua a gestire questi affari, in simbiosi con l’altra camorra, la politica.

Una testata porta alla luce la schifosa collaborazione tra le due “categorie” e persone ben vestite, educate, che dovrebbero essere di esempio ai tanti ragazzi spaesati e senza interesse, minacciano e aggrediscono una giornalista rea di fare il proprio lavoro.

E’ vergognoso che tra una settimana andremo a votare (con una legge terribile) per le stesse persone che negli ultimi 20 anni hanno rovinato una nazione, che hanno distrutto il mondo del lavoro, che hanno minato per sempre la tranquillità dei cittadini, mettendo mano nel loro passato e i loro soldi fatti con i sacrifici (vedi banche), nel loro presente (vedi pressione fiscale sempre più asfissiante) e nel loro futuro (vedi legge Fornero per le pensioni).

E noi arrabbiati, ma zitti e muti siamo solo capaci di diventare haters dietro un monitor, ma senza la forza di reagire. I manifesti elettorali della Lega di Salvini, che hanno invaso anche la nostra città, sono una violenza per il nostro popolo. Da quando è nata la Lega, il sud, i Napoletani sono sempre stati oggetto del loro disprezzo del loro odio e ora, invadono le nostre vite chiedendo i voti, inneggiando e sbandierando lo stesso odio, ma spostando la mira verso gli extracomunitari, i rifugiati, gli immigrati. E noi popolo di pecore, gli crediamo, come abbiamo creduto a Berlusconi 20 anni fa, o nel recente passato a Renzi.

Abbiamo perso l’abitudine alla lotta, combattiamo su Twitter e su Facebook, offendiamo, ci facciamo convincere dalle tante fake news create ad arte, facciamo finta di essere umani ma siamo solo essere umani, pronti a vomitare le nostre paure e il nostro odio sui più deboli. Siamo contro i rom, siamo contro gli immigrati, e allora va bene anche uno come Salvini, ma dimentichiamo che i prossimi rom e i prossimi immigrati potremmo essere noi come lo furono i nostri antenati che un secolo fa, hanno invaso l’America (del nord e del sud) l’Australia e tanti altri paesi del mondo, per scappare dalla fame e dalla miseria.

La scena politica è avara di personaggi di spicco. La minestra è squallidamente riscaldata, le facce sono le stesse e le nuove marionette hanno i fili in mano ai vecchi volponi, si sopravvive anche in questo mondo come in tutti gli aspetti della vita. Abbiamo ascoltato incredibili promesse in questa campagna elettorale, degne dei migliori copioni di fantascienza di George Lucas.

Si parla di mancanza di competenza dei nuovi, come se quelli vecchi ne avessero, si guarda la pagliuzza, spostando l’attenzione dalla trave negli occhi. E’ così che un milione in meno di rimborsi diventano notizia, rispetto ai 22 versati, o rispetto alle migliaia di famiglie impoverite e per sempre rovinate dai decreti salva banche o i tanti imprenditori falliti o sull’orlo del fallimento, per non parlare dei tanti posti di lavoro persi, con la chiusura di tante aziende che spostano i loro business in paesi con una pressione fiscale molto più bassa nella totale indifferenza di una nazione senza un reale peso politico.

L’Inps parla di 500.000 posti di lavoro in più nel 2017, la quasi totalità a tempo determinato. Ecco allora che i giovani un lavoro stabile non lo avranno mai, e tanti 50enni si ritrovano con un lavoro precario e con un futuro incerto grazie agli ultimi scellerati anni di politica “competente”.

Noi italiani abbiamo la memoria corta, che ogni tanto va risvegliata. C’è bisogno di una svolta culturale, di un passo indietro personale a favore della collettività. Si è toccato il fondo e non è sempre facile risalire, c’è la possibilità che si cominci a scavare. Abbiamo bisogno di sensibilità e intelligenza, quando nella cabina elettorale saremo chiamati a dare il nostro contributo.

Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno male, ma a causa di coloro che stanno a guardare senza fare niente”, e se lo diceva Einstein bisogna crederci.

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