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Parco Michelangelo, bambini redarguiti e panchine sparite. È vietato giocare?

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È notizia delle ultime ore quella di un bambino verbalmente aggredito insieme alla madre da un custode del Parco Michelangelo. Un duro diverbio nato a causa di una corsa in bicicletta del fanciullo nel viale d’ingresso alla Villa, un gesto che ha mandato su tutte le furie l’iracondo guardiano dell’area, che dopo aver pesantemente urlato nei confronti di madre e figlio ha minacciato loro, senza alcuna autorità, di sequestrare la bicicletta. La situazione del Parco Michelangelo continua a destare perplessità per le sue stringenti regole che vietano a bambini e ragazzi di camminare in bici, utilizzare lo skateboard o entrare con un pallone. Una villa in cui non è consentito giocare, un ossimoro che di certo non invoglia genitori e nonni a portare i loro bambini in quello spazio aperto da pochi anni nel quale la severità prende il posto dello svago.

È senza dubbio un periodo storico duro per i più piccoli, che a causa della pandemia hanno dovuto rinunciare alla scuola, allo sport e alle amicizie. Un momento difficile, che a Casoria è vissuto con maggior intensità viste le numerose problematiche del territorio che non riesce a offrire ai giovani attività ricreative per poter passare il tempo. Diventa a questo incredibile che le uniche aree verdi della città vengano riempite di limitazioni e divieti, rendendo di fatto inutile la loro presenza. Poche settimane fa sono state infatti rimosse panchine e tavolini proprio all’interno del Parco Michelangelo, una decisione incomprensibile che ha costretto numerosi avventori, soprattutto quelli più anziani, a rinunciare a delle piacevoli giornate all’aperto a causa della mancanza di sedute o di semplici tavoli per fare un picnic. Le aree verdi, in questo caso il Parco Michelangelo, devono essere messe a disposizione completa della comunità, senza assillare i più piccoli con assurde limitazioni che rendono ancor più difficile l’infanzia delle nuove generazioni.

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Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times (cit.). Se esiste il diritto di cronaca esisterà anche quello di raccontare, perché un buon giornalista non è quello che scrive, ma quello che parla tacendo.