“Se avessi detto no mi sarebbe sembrato un atto di codardia. Tra qualche mese chiunque di fronte alle critiche avrebbe potuto dire: tu non hai provato fino in fondo a cambiare le cose. Non sarà così”.

Durante l’intervista rilasciata a “Il Mattino” queste le parole di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista vittima di camorra ucciso il 23 settembre del 1985 dai killer dei Nuvoletta.

Pediatra e primario dell’Ospedale pediatrico Santobono ha accettato la proposta di Renzi candidandosi come indipendente. Ammette che sarebbe grave sprecare un’occasione del genere e che il suo obiettivo è da sempre quello di battersi per la legalità non solo con le parole ma con conquiste concrete.

Si candiderà sia nel proporzionale sia in un collegio uninominale ed ha chiesto di presentarsi nella zona in cui vive e lavora: tra il quartiere Vomero ed Arenella. Siani andrà qui a scontrarsi probabilmente con Mara Carfagna, candidata nel quartiere per le liste di Forza Italia e Roberto Fico del Movimento 5 Stelle.

Nella stessa intervista ammette di avere paura, non soltanto perché non avrebbe mai immaginato di candidarsi in politica ma soprattutto per il ricordo del fratello. Il timore è duplice, c’è chi pensa che così potrebbe infangare la memoria di Giancarlo e chi invece crede che Paolo abbia fatto questa scelta sfruttando il ricordo del fratello. Ma è lui stesso a dire che non avrebbe senso arrendersi prima di provare, è ovvio che ogni volta che parlerà in pubblico lo farà anteponendo al suo nome quello del fratello ma la sua scelta non è scontata, e dopo il no iniziale, ha deciso di candidarsi per portare avanti progetti precisi nati dalle esperienze degli ultimi anni e per occuparsi di ciò di cui si è sempre occupato: la salute dei bambini e la lotta alla criminalità.

Paolo Siani fino a ieri era Presidente della Fondazione Pol.i.s. (Politiche integrate di Sicurezza per le Vittime Innocenti della criminalità e i Beni Confiscati), istituita nel 2007 con la finalità di sostenere le vittime innocenti della criminalità e quella di valorizzare i beni confiscati alle mafie, oggi affidata, in accordo con De Luca, a don Tonino Palmese, vicario episcopale della Chiesa di Napoli per la giustizia e la carità e già vicepresidente della stessa.

E’ lo stesso don Tonino ad esprimersi riguardo la candidatura del pediatra usando una frase di Benedetto Croce ed affermando che è venuto il tempo che l’onestà politica non sia altro che capacità politica. Siamo ai tempi della Terza Repubblica, lontani dagli anni della Discesa in campo di Berlusconi e dalle inchieste di Mani Pulite, la gran parte dei politici è più che consapevole di cosa vuol dire agire con onestà, con la capacità di restare

moralmente integro e di sbrigare situazioni di natura pratica. Spesso nel corso dei secoli la figura del politico è stata confusa con quella dell’oratore, ma probabilmente è proprio l’onestà a fare la differenza: il bravo oratore parla con la parvenza dell’onestà ma senza preoccuparsi che le sue parole coincidano realmente con i fatti, ha il solo scopo di persuadere, il bravo politico è invece colui che fa coincidere le sue parole con i fatti quanto più onestamente possibile.

Alla base delle richieste che Paolo ha fatto a Renzi in merito alla sua candidatura con il PD alle elezioni di marzo c’è l’onestà delle proprie liste: se ci sarà qualche nome “chiacchierato” in lista sarà pronto a tirarsi indietro. Lo stesso farà nel caso in cui, dopo un anno, se sarà eletto, non avrà dimostrato la propria utilità e il proprio aiuto concreto alla comunità, disposto a tornare in ospedale come medico per salvaguardare la salute dei bambini se non sarà in grado di mostrarsi utile nel salvaguardare la salute della propria società.

“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità”. Oriana Fallaci nel libro dedicato ad Alekos Panagulis, “Un uomo”, ha espresso con queste e con molte altre parole ciò che vuol dire fare politica, agire secondo il bene degli altri e non per i propri fini, sarà la storia a mostrare e a dimostrare se l’Uomo, così come nel suo libro, può ancora oggi coincidere con il politico.

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