Home Cronaca & Attualità Palestre e piscine, un intero settore messo in ginocchio: Prima mortificato,poi dimenticato.

Palestre e piscine, un intero settore messo in ginocchio: Prima mortificato,poi dimenticato.

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di Raffaella Nolasco – Sia chiaro, prosegue lo sport agonistico, calcio di serie “A” compreso. Non importa se decine di calciatori sono risultati positivi al Covid 19. Guai a provare a bloccare i milioni di euro che interessano a potenti e potentati. Non si è esitato, però, a fermare il mondo dell’endurance, del bodybulding, della danza, del nuoto e di tutto il comparto dilettantistico. Con loro tutto ciò che introno a questi gira: Utenti, competizioni, sponsor, creando un danno per oltre 500 milioni di euro. Quando riapriranno palestre, piscine, scuole di danza? Nessuno lo sa. Neppure il Ministro dello Sport, Vincenzo Spdafora, pare in grado di fornire notizie in merito. Era il 18 ottobre quando il premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa a reti unificate, annunciò l’ultimatum alle palestre: “Se non vi adeguate, chiudiamo tutto” e ancora “Giungono voci – non si è mai saputo da quale fonte provenissero le famose voci – che non vengono rispettate le direttive”. Un’ammonizione in mondovisione che fece arrovellare lo stomaco a molti titolari di strutture sportive che, a proprie spese, già a maggio, in vista dell’apertura seguita al primo lockdown, avevano completamente rivoluzionato i locali. Attrezzi distanziati, igienizzanti in ogni dove, riorganizzazione gli spogliatoi, fasce orarie, ingressi scaglionati, applicazioni per la prenotazione da parte dei soci, monitoraggio e tracciamento di ingressi ed uscite, solo alcune delle precauzioni prese per prevenire i contagi. Gli atleti stessi si erano adeguati impegnandosi a pulire le attrezzature dopo l’utilizzo, portando la mascherina durante gli spostamenti in sala, igienizzando le mani di continuo, rispettando turnazioni e distanziamento. Precauzioni che i titolari delle strutture sportive sono pronti a riprendere allo stesso modo. Dopo l’out out di Conte, numerosi i controlli da parte dei NAS: Non una sola struttura è risultata inosservante; non un solo focolaio si è diffuso a partire dai centri sportivi. Nonostante questo, arriva lo sgambetto: “Palestre, piscine, scuole di danza, chiudono”. Perché se hanno osservato le regole? Per evitare che le persone escano… E intanto: File chilometriche fuori i centri commerciali, affollamenti nei supermercati, gli assembramenti nelle piazze, spostamenti di flussi di persone in occasione delle festività, tutto sotto gli occhi sgomenti di una categoria da sempre abituata per “deformazione” al rispetto delle regole, al sacrificio e alla disciplina. Il futuro appeso ad un filo sempre più sottile e nessuno fornisce risposte, progetti, intenzioni. Non sono serviti gli appelli degli specialisti del settore che hanno invitato più volte il comitato tecnico scientifico rivedere la loro posizione evidenziando come l’attività motoria sia fondamentale per rafforzare il sistema immunitario, polmonare e cardiovascolare; prevenire malattie come diabete, obesità e sindrome metabolica. Nulla da fare, riaperture a data da destinarsi. Tutti hanno e abbiamo compreso l gravità della situazione. Ciascuno ha fatto sacrifici piccoli e grandi, ma appare chiaro che fornire risposte a ciascuna categoria produttiva, in termini di programmazione per la ripartenza, è doveroso. I promotori del benessere hanno ora l’incubo di non farcela, di non poter più sostenere le spese e dover lasciare per sempre le serrande dei propri locali chiuse. L’incertezza logora. D’altra parte viviamo in uno Stato che ha trattato la scuola come un bene “non essenziale”, chiedere di capire che lo sport è vita, è medicina senza controindicazioni, è la cura, sarebbe forse troppo ambizioso.

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