Sembrava l’ennesima serata abulica, un po’ malinconica, tra strade deserte e finestre illuminate dalle quali
filtrava la luce blu dei televisori, immancabilmente collegati con telegiornali e programmi dedicati
all’emergenza sanitaria.
Mi perdonerete un po’ di retorica, ma persino il cielo leggermente coperto pareva sottolineare l’umore
plumbeo dei cittadini, retratti a forza nelle proprie case, all’inizio a causa di precetti e disposizioni delle
autorità, ed ora soprattutto dalla consapevolezza del pericolo che porta inevitabilmente alle paure e alle
ansie.
Timori che aleggiavano fino a quando, al principio timidamente, qualcuno esce sul balcone ed inizia a
cantare.
Siamo in piazza Cirillo e sono le 22; la notizia del flash mob era già rimbalzata sui social ma la sensazione che
non ci fosse tanta voglia di partecipare era palpabile.
E invece, uno sparuto gruppo di ragazzi inizia a cantare ed a battere le mani; passa qualche minuto e dai
balconi comincia ad affacciarsi qualcuno, un po’ timidamente, magari incuriosito.
Ma si sa, il carattere di noi italiani ed in particolare di noi uomini e donne del Sud è così: facile allo sconforto
ma indomabile se si tratta di affrontare le situazioni più scabrose; e così in pochi minuti i balconi si
riempiono, brulicano di uomini, donne e bambini, e anziani la cui voglia di reagire insegna il coraggio in tutte
le sue forme.
C’è chi canta, chi batte le mani, chi agita la luce delle torce elettriche e dei cellulari.
Parte il coro e le note di Abbracciame, risuonate anche nei giorni scorsi, iniziano a volare nell’aria, ed è un
irrefrenabile abbrivio per tutti.
La città vibra, si risveglia e si scrolla improvvisamente di dosso tutte le ansie e tutti i timori che
l’attanagliavano e quando l’auto della protezione civile appare in strada, tutti prorompono in un applauso
che sa di ringraziamento ideale ed abbraccio a quanti, in questi giorni, stanno rischiando la vita per aiutare
tutti noi.
Ora sembra tornata voglia di far festa, e di riappropriarci con orgoglio della nostra italianità, troppo spesso
bistrattata ed umiliata, ed ognuno sente quasi l’obbligo morale di unirsi alle note dell’Inno Nazionale, che
qualcuno fa risuonare da qualche parte.
Ma siamo uomini del Sud, dicevamo, che nascondono dietro una contagiosa allegria le note amare di una
malinconia atavica, declinata nella sua accezione meno classica e più romantica, plasmata da anni di storia
avversa e di lotta.
E così, quando arrivano le note del nostro Pino, che canta Napule è, l’allegria si placa un po’ e tutti, dico
proprio tutti, iniziano a cantare.
E’ facile intuire la commozione che ci ricorda il periodo non facile ma anche la nostra proverbiale forza.
Ne verremo fuori: è questo il messaggio che tutti vogliono diffondere ed ascoltare; per una sera Casoria si
ritrova, si unisce in un ideale abbraccio a distanza che serve per darci coraggio.
Le note negative non mancano, sia chiaro: ancora troppa gente che si avventura per strada senza motivo ma
la reazione testimonia che le famiglie hanno capito.
In tutta Italia la stessa scena: il flash mob fa il giro del pianeta e in un sol colpo il mondo torna a guardare
con invidia e al contempo con ammirazione gli untori, i furbetti, gli scansafatiche.
Agli schiaffi l’Italia ed in particolare il Sud rispondono così, come solo noi sappiamo fare.
Perdonerete la retorica di queste parole, ma in una notte come quella di ieri e come quelle che sicuramente
verranno, riappropriarsi con orgoglio delle proprie radici serve a ritrovare più forza e più energie per
combattere.
Il buio, rischiarato per qualche minuto, torna ad impadronirsi delle strade e dei tetti ma, almeno per una
notte, la paura è stata sconfitta.
#andratuttobene
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