L’occasione è di quelle storiche: per la prima volta una clausola sociale viene applicata in un cambio di appalto che coinvolge oltre 3mila lavoratori. Eppure, quella che si sta configurando come una disputa tra aziende, rischia di compromettere il lavoro svolto finora per salvaguardare l’intero perimetro occupazionale e, con esso, gettare alle ortiche quanto affermato sul piano della salvaguardia del lavoro e la sua affermazione come valore sociale.

In breve: attraverso la clausola sociale la RTI subentrante Comdata si impegna ad assorbire i lavoratori impegnati sulla commessa del Numero Verde di Inps da oltre dieci anni; come criterio generale per individuare i lavoratori interessati, era stato fissato un periodo di sei mesi di attività continuativa (dal 2 febbraio al 2 agosto 2019).

Nell’accordo era stato assicurato il mantenimento dei livelli professionali maturati, l’orario di lavoro, l’art. 18 e l’assicurazione di essere “incardinati” nella stessa attività anche dopo il passaggio al nuovo datore di lavoro.

Ebbene, dopo innumerevoli tavoli di trattative e bozze di accordo, non si è addivenuti ad un’intesa definitiva e, ulteriore beffa, dopo l’ennesima rottura dei negoziati, Comdata ha deciso di proseguire unilateralmente nelle procedure di assunzione, comunicando un numero di lavoratori interessati nettamente inferiore alle previsioni e col rischio, per chi sarà assunto, di vedersi annullare tutte le tutele maturate nel corso di oltre dieci anni di lavoro sulla stessa attività.

Ciò, almeno, è quello che paventano i sindacati in assenza di un accordo condiviso che, considerando l’esperienza e la professionalità acquisita, avrebbe dovuto quasi naturalmente garantire i lavoratori sotto ogni profilo.

A quanto sembra, la materia del contendere consisterebbe nel numero di lavoratori nettamente superiore a quello estrapolato dalla RTI subentrante e proveniente dalle aziende Covisian, Transcom e Almaviva; soprattutto quest’ultima sembrerebbe aver inserito nell’accordo tutti i lavoratori assunti dietro espressa richiesta di Inps, quale committente, che a suo dire era necessario inquadrare per far fronte alla previsione dei maggiori flussi dovuti alle richieste inerenti Quota 100 e Reddito di Cittadinanza.

Ora però, senza accordo a meno di un mese dal famigerato passaggio, il problema rischia di coinvolgere non solo i lavoratori al momento esclusi ma anche quelli coinvolti, soprattutto alla luce della procedura di licenziamento per esubero già avviata dalle aziende uscenti, riguardante tutti coloro i quali non saranno, per qualsiasi motivo, assorbiti da Comdata.

Dal canto suo, chiamata in causa a far da garante sulle reali dimensioni del perimetro occupazionale, Inps si è limitata ad auspicare l’assunzione di tutti i lavoratori che abbiano maturato i sei mesi continuativi di attività, senza specificare ulteriori elementi utili alla definizione di un accordo conclusivo.

A gettare benzina sul fuoco, il recente intervento in Parlamento del senatore pentastellato Gianmauro Dell’Olio (commissione Bilancio e Semplificazione), riguardo il recente progetto di Inps di internalizzazione dello stesso servizio di contact center.

Dell’Olio, pur rimarcando la necessità di procedere in tal senso per stabilizzare e valorizzare le professionalità dei lavoratori impegnati nella gestione del contact center multicanale da oltre dieci anni, ha espresso, in successive esternazioni sui social, l’auspicio che le probabili prove selettive per l’assunzione dei lavoratori impegnati, possano essere superate da tutti gli attuali lavoratori.

Tali parole hanno comprensibilmente allarmato quanti attualmente stanno lottando per la conservazione del posto di lavoro e che, a fronte di una presunta futura valorizzazione delle proprie competenze, rischiano di trovarsi tra due anni nella condizione di dover ulteriormente lottare, col rischio di ritrovarsi per strada.

In sintesi in molti oggi lavorano con contratto a tempo indeterminato garantiti nel cambio di appalto dalla stessa Inps riguardo la necessità (per competenze ma anche considerando il risparmio ottenuto riguardo i costi della formazione necessari in caso di nuove assunzioni) di restare ancorati a tale attività, ma che tra due anni non verranno più garantiti.

Uno scenario grottesco se si pensa che la decisione di internalizzare i servizi informativi e dispositivi promana dalle stesse ragioni per le quali è stata decisa ed applicata la clausola sociale e che non può trovare nessuna giustificazione nelle presunte regole che governano le assunzioni nel pubblico impiego, dal momento che l’attività dovrà essere svolta da un’apposita società partecipata, il cui oggetto sociale sarà adeguato con determinazione del Presidente dell’Inps proprio per far fronte alla futura gestione in house del Numero Verde.

Nel recente emendamento al Decreto-Legge n. 101 del 2019, al punto 4 si legge chiaramente che la nuova società avrà la facoltà di provvedere alla selezione del proprio personale, e solo aleatorio appare il riferimento ai lavoratori già impegnati, stabilendo de facto la volontà esplicita di internalizzare solo  il servizio e non la platea degli operatori impegnati (oltre 3000).

Per affermare con forza la contestazione di tutta questa linea di pensiero, i lavoratori aderiranno ad uno sciopero proclamato su base nazionale dalle sigle sindacali per il giorno 25 ottobre, che segue quello di due ore decretato ad horas nella giornata di oggi.

L’auspicio è che le aziende coinvolte e la stessa committenza trovino un punto di incontro in modo da garantire la continuità lavorativa e quella del servizio, pur rispettando i criteri di efficienza ed efficacia, ma passando da una semplice regola generale: considerare i lavoratori come persone e non come numeri.

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