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Nell’anno 1799 la supplica all’arcivescovo di Napoli per unificare le Chiese di San Benedetto e San Mauro

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giusto(Giusto) Nell’anno 1799 la Chiesa di Napoli visse un periodo molto burrascoso. Infatti dopo la caduta della Repubblica napoletana, iniziava la restaurazione borbonica. Il sogno degli illuministi partenopei di poter esportare a Napoli la rivoluzione francese con l’aiuto dell’esercito transalpino, fu soffocato nel sangue, ed un’intera generazione della borghesia più progredita di Napoli e provincia che aveva sposato le idee liberali che avevano determinato la fine della monarchia francese: una delle più antiche d’Europa, fu spazzata via da una violenta repressione voluta da Ferdinando IV di Borbone e da sua moglie, la Regina Maria Carolina D’Asburgo Lorena, tra l’altro sorella di Maria Antonietta di Francia decapitata insieme al marito Luigi XVI dai rivoluzionari francesi. Questo il contesto storico in cui viveva la città di Napoli nel 1799. Anche la Chiesa partenopea fu vittima delle repressione dei Borbone. In particolare la furia di Ferdinando IV si rivolse contro l’anziano Cardinale napoletano Giuseppe Maria Capece Zurlo, Arcivescovo di Napoli. Lo stesso fu esiliato all’Abbazia di Loreto a Montevergine, vicino Mercogliano, in quanto accusato di aver dato appoggio ai rivoluzionari partenopei. Il Governo della Chiesa napoletana, quindi, fu affidato al Vescovo di Capaccio, Vincenzo Maria Torrusio, ritenuto fedele ai sovrani borbonici, in quanto stretto collaboratore di quel Cardinale Ruffo che aveva guidato le truppe sanfediste (l’esercito della Santa Fede) contro i rivoluzionari partenopei. In conseguenza del forzato esilio del Cardinale Zurlo, le relazioni diplomatiche del Regno di Napoli con la Santa Sede vissero un periodo di profonda crisi. Durante questo periodo così difficile per la Diocesi napoletana si dovette affrontare la problematica del sovraffollamento dei territori parrocchiali di Napoli. Lo stesso Cardinale Zurlo aveva affrontato il problema scrivendo al Papa dell’impossibilità dei parroci napoletani e dei casali regi, di poter assistere degnamente una spropositata quantità di fedeli. La soluzione prospettata era quella dell’accorpamento di parrocchie e chiese anche napoletane. Anche nel casale di Casoria si pose detta problematica. Ciò in seguito alla rinuncia ed alla successiva morte del parroco di San Benedetto Don Sabato Migliore. L’11 novembre 1799 venne bandito il concorso per la sua sostituzione. Unico concorrente fu Don Giuseppe De Vito, che già svolgeva la funzione di economo curato in detta chiesa e faceva anche parte in qualità di canonico della Collegiata di San Mauro. De Vito prese possesso dell’incarico il 1 dicembre. Ma il 15 agosto del 1800 morì. A questo punto venne bandito un nuovo concorso che fu vinto da Don Domenico Palmentieri. Contestualmente, il canonico Luigi Saverio De Fuccia e altri membri del Capitolo casoriano, «consenzienti dippiù le due popolazioni di San Mauro e di San Benedetto», avevano inviato all’arcivescovo una supplica per realizzare l’unione delle due parrocchie. Capece Zurlo chiese, pertanto, di valutare «se si debba senza disturbo e con i dovuti regolamenti aderire a tale supplica per utilità e vantaggio spirituale di quello casale», considerando al contempo che «per tall’oggetto sarebbe di bene che si sospendesse per un altro poco di tempo l’intimato concorso per l’elezione del nuovo Parroco di San Benedetto» .
Annose incomprensioni avevano incrinato le relazioni tra le due parrocchie di San Mauro e di San Benedetto, così come non sempre facili erano stati i rapporti tra il Capitolo collegiale e l’Università(Comune) di Casoria. Di tutto ciò l’arcivescovo doveva essere a conoscenza, visto che non sembrò stupirsi della negativa valutazione palesatagli da Vinaccia( il canonico Giuseppe Vinaccia, che dal 1792 reggeva il delicato ufficio della Segreteria del clero), che in merito così scriveva: «Per quel che poi riguarda alla consaputa unione della Parocchia di Casoria colla Collegiata di San Mauro, io avevo già preveduto gli ostativi che si sarebbero incontrati e maggiori difficoltà sarebbero insorte nel corso di tale risoluzione. Laonde potrà insinuare Vostra Signoria Illustrissima al Canonico Fucci e deputati della Collegiata che per ora servetur solitum (mantenuta la usuale autonomia tra le due Chiese), si faccia il concorso per la vacante Parrocchia di San Benedetto e rimettere una tale diloro brama in tempo più opportuno e pacifico e non già in queste critiche e calamitose circostanze in cui ci ritroviamo» . In effetti una precedente supplica sempre in tema di accorpamento tra le due parrocchie era stata avanzata al Turrasio il 13 novembre del 1799 sempre dai canonici membri della Collegiata di San Mauro. La loro proposta oggi la potremmo definire una fusione per incorporazione. Ovvero, era la parrocchia di San Benedetto che doveva essere incorporata alla Chiesa di San Mauro. Ed a questo fine i canonici- nelle proposta- descrivevano in maniera minuziosa le modalità con le quali avrebbero atteso alle funzioni religiose della Chiesa di San Benedetto che così avrebbe perso la propria autonomia. Ma il Turrasio, che evidentemente conosceva bene la situazione di conflitto esistente sul territorio del casale di Casoria, esaminata la proposta, di propria mano, annotò: «Non essendovi il consenso de’ filiani (abitanti) non si faccia novità»

Fonte: IL GOVERNO DELLA DIOCESI DI NAPOLI DURANTE L’ESILIO DI CAPECE ZURLO di ANTONIO SALVATORE ROMANO. Studi Campania Sacra 45 (2014) 93-214

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