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Nek nomination, la sfida alcolica che fa il giro del mondo

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nekLo si potrebbe definire un utilizzo profano e moderno del metodo della “Catena di Sant’Antonio” che a suo tempo innestava un meccanismo di diffusione capillare fra amici e parenti. Lo stesso accade con le catene che ci raggiungono spesso tramite sms, mail o whatsapp le quali ci suggeriscono di inviare lo stesso messaggio ad altre persone per essere baciati dalla fortuna o dall’amore. Pur utilizzando lo stesso sistema, la cosiddetta “Nek Nomination” persegue fini meno nobili e ciò nonostante è diventata una moda che spopola sui social.

Nek sta per “collo” in riferimento al collo di bottiglia di alcolici e super alcolici che il designato deve bere, possibilmente in un sorso, per poi nominare tre amici che dovranno ripetere la stessa impresa. Tutto questo viene registrato e pubblicato on line principalmente su Facebook, per questo motivo non ci dobbiamo stupide se in pochi mesi dalle terre australiane, passando per gli Stati Uniti, il fenomeno è giunto fino in Europa. Altrettanto velocemente si sono rivelate le sue infelici conseguenze, con almeno cinque vittime all’estero e alcuni casi di coma etilico, quello più vicino a noi riguarda un giovane sedicenne di Agrigento.  Questo evento non può che sollevare un dibattito su alcuni temi importanti come l’assunzione di alcolici da parte di minorenni  e soprattutto la sfrenata voglia di visibilità di alcuni giovani disposti  a cogliere una sfida di questo genere.

vignetta Nek NominationFortunatamente sono nati fenomeni di contro tendenza che vogliono contrastare questa penosa moda con la carta dell’ironia e del buon senso. Difatti uno studente di Torino dopo esser stato nominato ha deciso di interrompere la catena pubblicando un video in cui beve un salutare bicchiere di aranciata, ancor più significativa è l’iniziativa di alcuni giovani di Ischia che si sono inventati la “Nek nomination alternativa” dove si sfidano a colpi di solidarietà. Ricollegandomi all’incipit sacro e pur mantenendo un approccio ironico con la vignetta, la mia insana mente ha partorito una domanda: cosa sarebbe successo a Gesù se fosse stato nominato dopo il famoso miracolo della trasmutazione dell’acqua in vino?

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Aspirante illustratrice, laureata in Scienze dell’Architettura alla Federico II di Napoli con la passione per la storia dell’arte. La mia dimora è una scrivania disordinata dove le pagine dei Dylan Dog si macchiano di acquerelli e pittura ad olio. Il mio motto è “non è mai troppo tardi” e il pensiero che Van Gogh si sia dedicato all’arte all’età di 27 anni non può che rincuorarmi.