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Naufragio nel Canale di Sicilia, circa 700 morti: urge nuova e responsabile politica migratoria dell’Ue.

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Mare NostrumEnnesima tragedia a circa 60 miglia a nord della Libia. Questa volta è la più grave in assoluto nelle acque del Mediterraneo: nel Canale di Sicilia si ribalta un’imbarcazione, le vittime sono circa 700. Sono iniziati subito, nella notte tra sabato e domenica, i lavori di soccorso da parte di un mercantile portoghese. Il peschereccio aveva già lanciato un messaggio di aiuto al centro nazionale di soccorso della Guardia Costiera, ma gli aiuti sono giunti poco dopo il capovolgimento del peschereccio. Alle successive operazioni di salvataggio si sono poi aggiunte altre unità navali e aree della Guardia Costiera, nonché della Marina Militare e della Guardia di Finanza.

Circa diecimila stranieri sono sbarcati già sulle coste italiane negli ultimi dieci giorni, a testimoniare quanto la situazione degli sbarchi sia sempre più difficile da gestire. Sempre nei giorni scorsi, sono stati registrati scontri molto pericolosi: a seguito di una violenta rissa, alcuni cristiani sono stati prima malmenati, poi buttati a mare da alcuni giovani musulmani.

Per fronteggiare queste tragedie e gestire al meglio gli immigrati, sta diventando sempre più palese la necessità di un intervento diretto dell’Ue che garantisca mezzi adeguati ed efficienti per i soccorsi. Urge un’azione europea comune sulla politica migratoria e regole ben definite a protezione degli uomini coinvolti nelle operazioni di salvataggio in mare. Gli interventi della Guardia Costiera non possono garantire il salvataggio di queste vite. Non ci si può affidare al dirottamento di un mercantile (come quello portoghese che ha tentato i soccorsi in quest’occasione). Tuttavia, solo qualche settimana fa da Bruxelles hanno comunicato che non è prevista alcuna iniziativa al riguardo e che anzi non sarà possibile nessun rafforzamento delle operazioni marittime. Alla luce di quanto accaduto, non si aspetti l’ennesima tragedia per agire con responsabilità! Non possiamo ancora stare qui a discutere sulla precedente operazione Mare Nostrum che il governo Letta aveva avviato nel 2013 e che si è conclusa alla fine del 2014. E’ vero, Mare Nostrum è stata sostituita dall’attuale operazione Triton con il coordinamento dell’agenzia europea Frontex, ma le risorse sono molto più limitate e le conseguenze sono anche queste tragedie.

E cosa fanno i nostri politici alla notizia di tragedie gravissime come questa? Su tutti, a scatenare una feroce polemica è stato Matteo Salvini, fortemente critico nei confronti delle politiche del governo Renzi. In particolare, il leader della Lega ha chiesto un immediato blocco navale per scongiurare altre tragedie. Molti esponenti del Pd hanno però risposto etichettando Salvini come “sciacallo”. Intanto, Renzi ha convocato subito a Palazzo Chigi i ministri Gentiloni, Alfano, Pinotti, Delrio e il sottosegretario Minniti per un vertice straordinario, poi ha telefonato il presidente francese Hollande. I due hanno chiesto una riunione d’emergenza dei ministri degli esteri. E l’Unione Europea? Da un lato l’esecutivo europeo si è limitato ad un comunicato, nel quale si legge che: “La Commissione europea è profondamente frustrata dagli ultimi sviluppi nel Mediterraneo. Una situazione dura che richiede un’azione decisa”. Dall’altro, Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ha dichiarato che quanto accaduto “E’ inaccettabile. Ora è il momento per l’Ue di affrontare queste tragedie senza indugio. Serve la condivisione della responsabilità tra tutti i 28 che per troppo tempo è stata lasciata solo ai Paesi del sud”.

Ciononostante, a noi queste dichiarazioni e questi vertici sembrano sempre le ennesime operazioni di facciata. Da quanto tempo si discute su questo tema? Quanto di concreto è stato raggiunto? Poco, davvero molto poco. Anziché rilasciare puntuali ed ipocriti comunicati di cordoglio e allarme all’accadimento di simili stragi, si dovrebbe pensare seriamente a come agire. Perché un ennesimo non intervento dell’Ue sarà segno inequivocabile di diretta responsabilità e complicità per l’accadimento di queste tragedie.