Si è svolto ieri mattina, mercoledì 17 maggio, alle ore 11, in Aula Piovani, nel Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II, l’incontro tra gli studenti ed i due ospiti che insieme alla regista Nadia Baldi hanno rappresentato il Napoli Teatro Festival, manifestazione che vedrà la sua decima edizione aprirsi con il Concerto “Luce del Sud” di Battiato lunedì 5 giugno alle ore 21.30.

L’ingresso al concerto sarà gratuito così come molte iniziative che quest’anno sono parte della manifestazione in quanto l’obiettivo primario che per quest’edizione si è prefisso il Direttore artistico Ruggero Cappuccio, come ha sostenuto anche in aula la coordinatrice Nadia Baldi, è quello di lavorare con e per i giovani con una politica di sconti che prevede costi veramente esigui tra i 5 e gli 8 Euro.

Più di 95 saranno gli eventi che coinvolgeranno l’intera città tra rappresentazioni teatrali, mostre, concerti e prime cinematografiche che si svolgeranno principalmente a Palazzo Reale.

Dopo i saluti istituzionali del Rettore della Federico II Gaetano Manfredi e del Prorettore Arturo De Vivo, la regista Nadia Baldi, il prof. Pasquale Sabbatino e gli interventi del prof. Francesco De Cristofaro hanno introdotto la presentazione delle anteprime assolute dei due ospiti: Alessandro Preziosi che interpreterà Vincent Van Gogh in “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” di Stefano Massini con la regia di Alessandro Magi e Antonio Capuano riscrittore e regista di “Le serve” atto unico di Jean Genet.

“Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” è una rappresentazione che porta l’attenzione sulla figura dell’artista olandese e la sinestesia presente nel sottotitolo è posta lì per rendere l’idea della complessità della vita del grande pittore.

Tutto si svolge in una stanza del nosocomio di Saint Paul bianca in modo assordante, per un artista che è abituato a riempire i giorni della sua vita con i colori dell’esistenza, ma ciò nonostante il suo estro artistico e la sua fantasia riescono a proiettare sulle pareti il mondo intero. L’artista vi ricrea la realtà ed in un dialogo con il direttore della struttura in cui quest’ultimo afferma che “se Dio esiste deve essere un pittore” Van Gogh risponde che “se fosse così verrebbe internato anche lui lì”.

Fortemente credente egli rappresenta il colore in una modalità devastante, la stessa modalità viva e rivoluzionaria che il Napoli Teatro Festival si pone come obiettivo per quest’anno. Come ha affermato una studentessa che è intervenuta con una domanda fatta ad Alessandro Preziosi, con una citazione di Alda Merini “non sapevo che nascere folle potesse scatenar tempesta” il teatro deve fare proprio questo: scatenare tempeste e muovere gli animi.

L’attore sostiene che nel processo di teatralizzazione il lavoro del regista e dell’attore è quello di far sì che il testo arrivi allo spettatore come un thriller psicologico, comprimendo il personaggio che comunemente viene definito folle ad uno stato di alterazione tale che lo spettatore viva drammaticamente la situazione in cui si trova per poi farla esplodere in una valanga di colore.

“Il diverso sentire diviene una linfa indispensabile per creare arte, le sfumature, le consapevolezze e le capacità di rappresentarle sono cose cui nella vita non bisogna mai rinunciare” è questo ciò che Alessandro sostiene rispondendo ad una domanda postagli in cui gli viene chiesto se è giusto conformarsi ed omologarsi al bianco della vita o bisogna lottare e combattere per vivere tutte le sfumature e le cromaticità che essa riserva.

La normalità, la follia, la pazzia sono concetti relativi, il senso del dubbio è dato in Van Gogh dalla sua consapevolezza, lui è pienamente consapevole della sua condizione, sostiene di non essere in grado di vivere nel mondo reale e così si interna a Saint Remy, ha portato la sua sensibilità ad un estremo così violento, con grande consapevolezza, per poter riprodurre ciò di cui lui si sentiva invaso nella visione tra cielo e terra e questo ha fatto sì che nella vita reale cominciasse a dubitare delle cose.

I colori e soprattutto la luce che si interseca alle ombre, sono protagonisti anche della commedia di Capuano, liberamente ispirata ad un fatto di cronaca avvenuto in Francia nel 1933 che vede protagoniste due serve che lui definisce col termine napoletano “cammerere”. Il regista ha scelto di riscrivere il testo in napoletano perché, come sostiene, in tal modo “le parole iniziano a prendere luce”.

Per fare teatro ci vuole passione ed impegno, è questo il messaggio trasmesso dal regista ai giovani studenti della Federico II con grande enfasi, perché forse, almeno in questo, dopo un dibattito acceso e fervido con Alessandro Preziosi, i due trovano accordo in una definizione di De Filippo citata da Preziosi “gli artisti si definiscono in quattro categorie: gli attori, i commedianti, gli scrittori e le facce toste” riconoscendosi parte di quest’ultima categoria, perché per fare arte e per andare avanti nel cinema, nel teatro e nella vita c’è bisogno di passione, di cuore e perché no, come si dice a Napoli, anche di un po’ di “faccia tosta”.

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