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Napoli. Mariagrazia Cucinotta presenta Chiara Vigo, la ninfa che tesse i fili d’oro del mare.

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T-648fadeab38b148db9834b68e14a12d5-399x389Mercoledì 11 marzo, presso il Convento di San Domenico Maggiore, Sala del Capitolo, alle ore 18, Mariagrazia Cucinotta presenta il Maestro del Bisso Chiara Vigo. Introduce l’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele. Nel corso dell’evento, che si inscrive nell’ambito dell’iniziativa “Marzo Donna”, sarà proiettato il documentario “La ninfa che tesse i fili” di Rossana Cingolani, tributo-testimonianza presentato all’Unesco per la candidatura di Chiara Vigo a Patrimonio Immateriale dell’umanità. Sarà anche presentato il libro “L’ultimo maestro del Bisso” della giornalista Susanna Lavazza, che rivela la vita e l’arte del “Mastru” sardo.  Il Bisso è la materia prima di diversi manufatti “d’oro marino”, ricavato da un mollusco, Pinna Nobilis, presente solo nelle acque del Mediterraneo.  Una volta pulito, quando esposto al sole, assume un meraviglioso colore dorato. Fin dai tempi antichi veniva raccolto e preparato per produrre oggetti di altissimo valore e pregio. Chiara Vigo è l’ultima depositaria di questa alchimia ancestrale, l’ultimo maestro del bisso vivente al mondo. L’incontro nella Sala del Capitolo del San Domenico Maggiore e la visione del documentario consentiranno di ammirare i grovigli filamentosi della Pinna Nobilis trasformati in filos de oro, la seta più pregiata mai prodotta. Il libro che ne rapisce la storia, L’ultimo maestro di bisso”, è un libro speciale, tradotto anche in inglese. Un lavoro meticoloso durato cinque lunghi anni, in cui la Lavazza ha carpito questa testimonianza unica e straordinaria, una testimonianza sul campo, in Sardegna, a Sant´Antioco. Non sono solo pagine di carta, ma anche immagini che valgono più di molte parole, traduzioni di testi antichi o moderni. Scatti di una donna dai lunghi capelli neri, una vera ninfa, o una sirena, o chissà cosa di divino, che dopo aver pronunciato una preghiera sulla rena, danzato cantando parole mistiche di storia presente e passata in riva al mare, all’alba si immerge alla ricerca del prezioso mollusco. Dopo averlo pescato, la donna lavora il Pinna Nobilis nel modo tradizionale. Ne dissala la “barba”, poi, procede con la cardatura, la filatura e la tessitura con le unghie nel lino; dopo, ancora, tinge i fili di porpora, di indaco, di viola e li intreccia con altri fili di bisso per creare opere che brillano come oro. Il libro racconta una storia favolosa. Una di quelle storie in cui realtà e mito si fondono e si confondono. Una storia che non sapremo mai se si perpetuerà ancora, unica e dal magico sapore di leggenda.

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Giovane redattrice e membro della Croce Rossa Italiana. Appassionata di lettura, teatro e jazz, nel corso dei miei studi universitari alla Facoltà di Giurisprudenza ho, altresì, maturato uno specifico interesse per il tema dei diritti umani. Scrivo con lo sguardo rivolto, sempre, allo scenario internazionale. Legata alla figura autorevole di Oriana Fallaci, sprone ed esempio di coraggio, ho abbracciato un suo pensiero: “Se sono brava non lo so, lavoro duro, lavoro bene. Ho dignità. Ho una vita per dimostrarlo”.