La mostra d’arte contemporanea con i protagonisti della scena artistica partenopea, giunge al termine della sua quarta e fortunata edizione. Gli artisti intervenuti, si sono confrontati attorno al tema storico dell’insurrezione popolare antifascista delle Quattro giornate di Napoli, ricordato anche dalle letture tratte dal libro omonimo del Prof. Giuseppe Aragno, preservando il valore originario della memoria e coniugandolo con la libera interpretazione stilistica personale. “Napoli Arte e Rivoluzione” è stata dunque un’operazione culturale a tutto tondo, un evento utile per rimarcare l’attenzione alla storia e alla memoria della città di Napoli e al contempo un misuratore dello stato di salute dell’arte contemporanea del territorio. Abbiamo intervistato Daniela Wollmann, l’ideatrice e la curatrice della mostra e dialogando con lei, siamo voluti giungere alla spiegazione delle ragioni tematiche e i propositi culturali dell’evento.

Dott.ssa Wollmann, vi sono state delle novità in questa quarta edizione?

In questa edizione abbiamo voluto fortemente “tornare alle origini”, esponendo al Vomero, luogo di nascita delle 4 Giornate del 1943, per voler rafforzare il legame storia-territorio di questo premio artistico. L’includere poi le presentazioni letterarie “Ordalie” di Gianmarco Pisa e “Le Quattro Giornate di Napoli” del prof. Giuseppe Aragno, hanno integrato l’arte figurativa in concorso con la scrittura, documento fondamentale della nostra memoria.

Oggigiorno può l’arte essere autenticamente rivoluzionaria? Nelle logiche del potere globalizzato, essa può ancora interrogare le coscienze, ispirare le masse, presenziare in movimenti politici o ideologici?

Beh, credo che da quando c’è vita ci sia arte, quindi il pensiero, le coscienze, i movimenti, le ideologie, sono tutti elementi legati tra loro che si fortificano e si alimentano a vicenda.

Lei crede dunque che il modello di arte riproducibile di Benjamin, positivo se politicizzata (quindi malgrado la sua mercificazione), riscattata dalla capacità di far riflettere la società, con valenza politica, quindi potenzialmente fruibile e democratica, sia ancora valido? Potrebbe essere in linea con l’intento contemporaneo di “Napoli Arte e Rivoluzione”?

Assolutamente si! Ma non solo… la libertà e la memoria sono solo alla base di “Napoli Arte e Rivoluzione”. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Benjamin, si pone comunque le giuste domande ma l’unicità di un’opera d’arte resta, e questo “nuovo mondo”, con le sue mille tecnologie, non potrà mai azzerare il pensiero  e la forza che l’artista vuole trasmettere.

Essere artisti “rivoluzionari”, quanta importanza ha in una grande città metropolitana come Napoli, con le sue contraddizioni e le sue difficoltà quotidiane?

L’artista in una città come Napoli può solo arricchirsi ed il suo essere rivoluzionario  non può che essere rafforzato proprio dalle contraddizioni e dalle difficoltà quotidiane.

In questo primo premio artistico, le opere sono state sottoposte ad una selezione e alla votazione da parte del pubblico e della giuria tecnica competente. Questa modalità può potenziare il confronto e la competizione tra gli artisti?

Trovo fondamentali le occasioni di incontro e confronto tra gli artisti La “competizione” è solo un’occasione  per far si che i talenti si incontrino e si arricchiscano da questa.

Qual è a suo parere lo stato di benessere dell’arte contemporanea partenopea?

Napoli è sempre stata una fucina di grandi artisti e movimenti di pensiero. Abbiamo consolidato negli ultimi tre anni una vetrina nella rassegna dell’estate a Napoli, con l’assessorato alla cultura del comune , in quel salotto che è diventato il Palazzo Delle Arti di Napoli (PAN) in via dei Mille. Napoli Expò Art Polis è il nostro “contenitore”di arte contemporanea partenopea, anzi mediterranea, visto che abbraccia ed invita ad esporre le loro novità gli artisti che si sono formati sul nostro territorio.

 

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