È il titolo del nuovo saggio di Ferdinando Muto, ultima opera dello scrittore nostro concittadino. Edito da Stamperia del Valentino, è appena approdato sugli scaffali delle librerie. Il volume, che presenta in copertina una raffinata immagine tratta da una miniatura settecentesca, traccia uno spaccato profondo sul fenomeno della “pirateria” che, specie nel 1500 e nel 1600, tante devastazioni e lutti causò tra le popolazioni rivierasche dell’Italia centro-meridionale. Quello della pirateria, però, rappresenta esclusivamente il grimaldello per entrare nel vivo della contesa tra Oriente ed Occidente. Una lotta dalle origini antiche, spesso ammantata dall’alibi della religione, trasformatasi in un vero scontro di civiltà. In tale contesto trovano approfondimento argomenti che sui testi scolastici, ma non solo, vengono trattati con marginalità nella migliore delle ipotesi. Scontro di civiltà si diceva, il che lascia pensare a contese su usi e costumi, a dispute ideologiche riguardanti l’essere, il diritto dei popoli, il desiderio di farsi portatori di valori in grado di migliorare la qualità della vita dei popoli sui quali, da sempre, l’hanno fatta da padroni la miseria e l’indigenza. Una rivalità, nel corso dei secoli, sempre più accanita tra Cristiani e Musulmani, fino a trasformarsi in odio accecante, ha via via sviluppato e trasformato il dualismo esistenziale, fino a ridurlo a mero dualismo espansionistico, sotto lo scudo vellutato strappato a Dio o ad Allah. La conquista di Gerusalemme, l’abbattimento del Sacro Romano Impero d’Oriente, il tentativo di invasione operato ai danni dell’Europa Occidentale prima via mare attraverso il Mediterraneo, successivamente portato sulla terraferma dai Balcani fino a Vienna, ne rappresentano una testimonianza chiara ed eloquente. Temi, a ben vedere, che partono da molto lontano ma arrivano fino ai giorni nostri, sotto forma di episodi isolati ma senza disdegnare operazioni che implicano coinvolgimenti e complicità di stati sovrani. Il pensiero ci porta subito alle Torri Gemelle di New York. Fatti antichi, dunque, ma di un’attualità sconcertante, il che colloca il libro di Ferdinando Muto su un livello di interesse senza dubbio alto. Abbiamo ritenuto, pertanto, opportuno sentire l’opinione dell’autore, che non si è sottratto alle nostre domande.

Come nasce l’idea dell’ultima fatica letteraria?                                                       

“Ad essere onesti quasi per caso. Nel corso di una chiacchierata programmatica con l’editore, il dr. Paolo Izzo, mi fu mostrato un libriccino comprato su una delle tante bancarelle presenti nel nostro centro storico. Si narrava di atrocità e devastazioni compiute dai saraceni sulla costa pugliese. Argomento che mancava alla collana della Stamperia”.

Un testo sulle scorribande piratesche che infestavano i nostri mari, dunque?

“Nient’affatto! Anche se inizialmente doveva trattarsi di un instant-book, l’argomento mi ha per così dire preso un po’ la mano, soprattutto per la molteplicità dei contenuti. Su tutti il potere spirituale, che si sottrae alla missione della salvezza delle anime, fiancheggiando ma anche sovrapponendosi al potere temporale, al fine ultimo di soggiogare i popoli diversi, per razza o credo. Poi ogni mezzo è buono. Alleanze politiche turpi, tradimenti, complotti, stragi, distruzioni, oppressione e soppressione di innocenti “.

Un disastro per l’umana specie, insomma?

“C’è anche questo, certo. Vi si trova, però, anche l’azione concreta di quanti operosamente compirono atti di autentica pietas, liberando coloro che venivano catturati dai saraceni, pirati o corsari che fossero e ridotti a prigionieri in condizione di schiavitù, senza distinzione di età o di sesso. Mi riferisco alle Confraternite che, con rischiose operazioni di riscatto, riuscirono a restituire lo status di libertà a migliaia e migliaia di persone. Abbiamo l’onore ed il vanto che la prima di siffatte Confraternite, con tanto di Statuto e regole operative ben precise, ossia la Santa Casa della Redentione dei Captivi, sorse proprio a Napoli, nel 1548, un primato che ci appartiene ma, come altri, sottaciuto e spesso non riportato addirittura “.

Per cui battaglia tra Civiltà o di pura supremazia? 

“La polemica dialettica sul punto è ancora aperta e dibattuta tra gli storici, di qualunque fede. A questo, come ad altri temi, non mi sottraggo, pur essendo semplice appassionato di Storia, come mi preme sottolineare. Debbo rimandare, però, al libro onde evitare una semplificazione che risulterebbe fuorviante. Anche perché si avrà modo di leggere ed approfondire tanti avvenimenti e personaggi, che si sono avvicendati attraverso i secoli, molti dei quali trattati sovente con trascuratezza e che, invece, hanno il loro peso nel far propendere per una tesi o per l’altra”.

Fin qui la nostra intervista. L’opinione di chi scrive si sostanzia sull’importanza di avere tra le mani quest’opera, che si preannuncia di tutto interesse ed attualità, anche perchè si fonda su temi, avvenimenti e circostanze che hanno riguardato molto ma molto da vicino Napoli ed il suo Regno. Quel Meridione d’Italia che, ancora una volta, è risultato epicentro epocale di un fenomeno che ha condizionato e, forse, poteva assurgere a teatro di stravolgenti equilibri generazionali. Un’opportunità da non perdere, per arricchire il bagaglio di conoscenze di ognuno di noi e, probabilmente, trovare la chiave di lettura di una conflittualità religiosa che angoscia e preoccupa anche ai giorni nostri.

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