Sono, ormai, trascorsi ben 26 anni da quando prese avvio la prima edizione, a Napoli, della manifestazione tesa a valorizzare e riscoprire i monumenti della nostra città. Dal primo evento organizzato, l’amministrazione municipale lo ha poi pianificato periodicamente. Anche sulla scia di tre esperienze precedenti, “Napoli e Monumenti a porte aperte”, nel corso delle quali non furono risparmiati focus di approfondimento sullo stato di deterioramento in cui giacevano più opere d’arte cittadine. Il pubblico, in tutte le edizioni, veniva guidato attraverso luoghi monumentali della Città, noti e meno noti, suggestivi e preziosi sempre. È vero il 2020 è un anno assolutamente particolare, inedito se vogliamo. È l’anno dell’isolamento, del distanziamento sociale, del lavaggio spasmodico e chirurgico soprattutto delle mani, delle mascherine e dei guanti. Passerà alla storia come l’anno del coronavirus, del covid 19, che ha mietuto tantissime vittime, troppe, in special modo tra la popolazione più anziana. In più occasioni frutto anche di un effetto sorpresa, che poteva e doveva non rivelarsi tale, dell’impreparazione e delle incertezze del mondo scientifico, che ha mostrato limiti ed incongruenze, della miopia e dell’inadeguatezza della classe politica, che pratica da decenni scelte avventate nella ricerca e nella sanità. Con questo po po di roba, speriamo alle spalle ma, con occhio attento e scrupoloso, che deve essere proiettato al futuro, cosa s’inventa l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Città Metropolitana? Come si utilizza l’opportunità che deriva dalla manifestazione “Maggio dei Monumenti”? Si attiva un termine modaiolo, “streaming”. Un modo come un altro per mantenere le distanze, per accentuare le discriminazioni sociali, per riservare certe occasioni ad una parte soltanto della cittadinanza, una parte limitata nella forma ma anche  nella sostanza, per accentuare un divario culturale, per disincentivare un desiderio di conoscenze che va reso fruibile ai più. Vengono organizzate circa cento performance di carattere artistico-culturali, non sempre incentrate al tema conduttore dell’evento, ma visibili esclusivamente sui social del comune di Napoli. Alla fine della manifestazione si faranno i conti, con le visualizzazioni che, abbiamo motivo di ritenere, riserveranno amare sorprese. Con buona pace della natura e dello scopo popolare e culturale dell’evento. Insomma, siamo in piena fase della ripresa, del riavvicinamento, della riconquista di spazi secolari, sia pure con tutta la prudenza e gli accorgimenti dettati dagli scienziati e noi, a Napoli, che facciamo? Rinchiudiamo a casa, davanti ad un video, quanti magari avrebbero voluto, dal vivo, prendere parte ad un tour unico nel suo genere. Era così difficile organizzare visite nel rispetto di quelle norme di tutela per la salute pubblica? In un momento, poi, in cui il triste fenomeno va ridimensionandosi?  I templi della cultura, i luoghi monumentali, gli spazi aperti disponibili, sono tali e tanti che ben si prestavano. La Certosa di San Martino, l’Antico Teatro all’Anticaglia, il Cortile delle Statue in via Paladino, il Convento di San Domenico Maggiore, il Chiostro del Convento di San Gregorio Armeno, il Chiostro del Convento di Santa Chiara, il Cimitero delle Fontanelle e si potrebbe continuare. Gioielli che, senza pubblico, nella loro solitudine lasciano una visione inquietante. Opere d’arte disperate. Del resto, vogliamo aggiungere, che se proprio ci si voleva ispirare ad assoluta prudenza, si potevano anche attendere i dati che ci verranno propinati post “fase 2”, rinviando la manifestazione a Giugno. Un mese dopo non incrinava il fascino della kermesse. Chiusi nelle segrete stanze del conciliabolo, a Palazzo San Giacomo, pochi individui, non sappiamo fino a che punto legittimati, hanno deciso per tutti. Era de maggio e così doveva restare! Il perché? Chi può saperlo non lo dirà mai… “Dormienti destatevi”, per dirla alla Giordano Bruno, cui è incentrata la manifestazione di quest’anno.

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