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L’umanità non ha rispetto per se stessa.

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Foto da web

Hanno messo il mondo in mano ad un uomo convinto che i soldi si facciano sfruttando le persone, che le donne siano inferiori, che chi non è Americano sia inferiore. Un uomo che se non viene fermato, metterà a repentaglio la fragile libertà e tranquillità che le ultime generazioni hanno conosciuto.

L’economia Americana si basa sulle guerre, gli Stati Uniti sono da sempre in guerra, si fa quasi marketing per individuare il momento migliore per attaccare e chi attaccare. Prima si creano e si finanziano regimi e tiranni e poi arrivati al momento giusto si combattono gli stessi, creando economia, nascondendosi dietro il gran bel teatrino del sogno Americano e della libertà.

L’Europa che conta, attraversa un momento economico e ideologico troppo difficile per poter far fronte comune e decidere una strategia politica atta a far ragionare il “generale Trump”. La fragilità dell’Euro, la fragilità dell’unione che la Brexit ha sottolineato, non può creare le basi per una decisione strategica come fu nel recente passato.

Dall’altro lato, l’ISIS continua a fare leva sulle fragilità di esseri umani provati dalle difficoltà, dalle guerre, dall’ignoranza rispetto ad un mondo che intanto ha percorso anni luce in termini di conoscenza e progresso. Facile in questo contesto, convincere chi non ha niente e che non avrà mai niente, della bontà di questi atti terroristici, mirati ad avere un meritato premio nell’aldilà, come se il trapasso fosse il mezzo giusto per avere quello che in questa vita non si è avuto la fortuna di meritare.

Continuano gli attentati, l’ultimo in ordine cronologico in Egitto, prima a Stoccolma, Londra, San Pietroburgo. Stavamo parlando di guerra senza divise, di un nuovo tipo di guerra, che però in questi ultimi giorni, rischia di assumere le vesti di una guerra globale. Bombardare la Siria è stato un atto di forza che mai come prima è stato fatto con arroganza e prepotenza, causando danni ad una popolazione più che al regime, come sempre accade quando si tirano bombe intelligenti, che di intelligente hanno ben poco. Il risultato è che la tensione è salita alle stelle, le nuove grandi potenze, sono sul chi va là, la Cina, la Corea del Nord fanno più paura della Russia.

Si aveva l’illusione che la vecchia guerra fredda, mai terminata in realtà, si conoscesse, si potesse tenere sotto controllo, giocando un’interminabile partita a scacchi fatta di mosse lecite e non.

Per le nuove potenze, seppur conoscendo come agiscono nei loro territori, non abbiamo idea di come reagiranno a questo attacco alla Siria che sembra un avvertimento a loro più che una punizione alla Siria.

In tutto questo contesto è triste assistere al tracollo dell’essere umano che si abitua, accetta gli eventi, li elabora e va avanti. Nei millenni passati è sempre stato così, l’evoluzione della specie, ci ha insegnato che il più forte va avanti, si evolve e si prepara alla prossima era. Il mondo si trasforma, tutto si trasforma diventando il nuovo standard, la nuova solita routine. Il più forte si evolve, ma negli ultimi anni, il cosiddetto progresso non ci ha resi più forti, ma solo più pigri abituandoci al minimo sforzo per avere tutto, anche se quel tutto in realtà è virtuale lasciandoci un niente reale.

E’ triste notare quanto l’umanità non abbia rispetto per se stessa, non conosce dignità, non apprezza ciò che ha intorno, sprecando risorse inutilmente. Accumula denaro con un’avidità biblica, pensando di essere immortale, creandola a dispetto di chi nemmeno ha il pane da mettere a tavola per i propri figli.

L’ essere umano è diventato distratto, perso in uno schermo, mediamente di 5 pollici, che cattura l’attenzione e la mente dei nuovi primati, dritti fisicamente, ma stolti nella mente. E’ impensabile come le tragiche notizie provenienti dalla Siria passino inosservate perché troppo impegnati a capire quando il nuovo modello di I-phone, sarà disponibile sul mercato. Attentati a destra e a manca, che trovano uno spazio minuscolo nell’interesse collettivo, quello spazio occupato da un quadratino colorato con i colori dell’arcobaleno o con i colori della bandiera del popolo colpito che pulisce la coscienza e ci convince che in fondo, non sono fatti nostri, che sia lontano da noi, che non può toccare a noi.

Non è solo colpa di chi governa di chi ha tra le mani le redini, è anche colpa nostra che forse per la sfiducia riposta in queste persone e per l’atavica strafottenza dell’essere umano, ci ha resi propensi a rifugiarci nel virtuale, sperando che come dai brutti sogni, ci si possa risvegliare e scoprire che il mondo è sempre lo stesso che speriamo fin da bambini e non questa gabbia di matti, questo circo di cui facciamo parte, non da protagonisti ma come inutili comparse.

Non ci resta altro che sperare che chi ha realmente tra le mani il destino dell’umanità, possa rinsavire, possa capire che i muri è meglio abbatterli e che l’uso della forza non porta mai niente di buono, sperare che la guerra possa inchinarsi al suono della musica, al valore dell’arte, al sorriso dei bambini quegli stessi bambini che troppe volte negli ultimi anni hanno pianto e che ancora oggi piangono in nome di un azione di liberazione, che nasconde invece la più antica bramosia dell’essere umano, il potere.

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Raccontare quello che accade senza dare giudizi, senza cedere alle pressioni, probabilmente non è il giornalismo dei giorni nostri, ma è sicuramente dare il giusto servizio ai lettori. Vive a Casoria, scrive, fotografa, sogna.