Una nuova denominazione per i giovani, “Neet” (Not in education, employment or training), ci mette al primo posto nella classifica europea con il 23% rispetto ad una media del 12,9%. Ma chi sono i Neet, cosa significa questo termine. I neet sono quei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione. Come facilmente prevedibile, in Italia è il SUD a fare da capolista, con il 38,6% in Sicilia, il 36,2% in Calabria e la Campania al terzo posto con il 35,9%.
Questi sono i dati della ricerca di Unicef Italia: ‘Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio’, realizzata sugli ultimi dati Istat del 2018, e presentata nell’ambito del progetto ‘Neet Equity’,selezionato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile.
Il dato diventa ancora più triste, quando entrando nel dettaglio si scopre che la gran parte di questa percentuale, ha conseguito un diploma nel 49% dei casi e addirittura una laurea(11%).
Unicef ha presentato i dati ieri a Taranto, oggi verranno presentati a Napoli e il 25 a Carbonia. Nel complesso i Neet, sono 2.116.000 e rappresentano come detto in precedenza il 23% dei giovani: il 15% al Nord, quasi il 20% al centro e il 34% al Sud.
In Europa  siamo primi, seguiti dalla Grecia (19,5%), Bulgaria (18,1%), Romania (17%) e Croazia(15,6%). Le più virutose invece sono i Paesi Bassi (5,7%), la Svezia (7%) e Malta (7,4%).
Per provare a mettere un freno a questa triste deriva, nel 2018 è nato un progetto che terminerà nel 2020:  ‘Neet Equity’ – il cui slogan è ‘Non siamo infuori gioco’ – è rivolto a 300 ragazzi e ragazze tra i16 e i 22 anni, quindi nella fase di transizione dalla scuola secondaria al mondo del lavoro. Lo scopo è quello di migliorare la capacità dei territori nel costruire politiche attive e partecipate, capaci di includere tutti.

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