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L’Italia alla prova Coronavirus: il vero pericolo è la paura.

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Fonte foto: https://www.italiaoggi.it/

E’ passata una settimana dall’annuncio del contagio del  paziente 1 nel Lodigiano, e si è assistito inermi ad un’esponenziale crescita dei contagiati in Italia, crescita che non si arresta e che per il momento ha mietuto 21 vittime, tutte con un quadro clinico già precedentemente dichiarato critico. Il coronavirus si diffonde, ma ancora più velocemente si diffonde l’ignoranza e la paura. Scene di psicosi collettiva, guidata da una comunicazione che in questa settimana ha dimostrato tutta la sua aggressività e mancanza di equilibrio e spinti dallo scoop nessuno ha pensato che il popolo talvolta ha bisogno sì di informazione, ma anche di essere guidato e aiutato. Tutti abbiamo contribuito a seminare panico che ha causato odio verso chiunque non fosse “sano”. Abbiamo dimostrato che come razza non siamo umani come il nome che ci siamo dati ma l’esatto contrario. Il si salvi chi può visto in questi giorni non porterà alcun beneficio e anche la ricerca del vaccino o di una qualsiasi cura, se non fatta insieme, non sarà possibile. Gli interessi economici vengono prima di tutto e sul campo intanto si lasciano vittime, deboli e inermi, che niente hanno a che fare con questi interessi ma che diventano gli effetti collaterali come in ogni guerra. Non eravamo e non siamo preparati ad eventi del genere, lo stiamo dimostrando, un virus non lo eviti chiudendo una porta, impossibile fermare il contagio ma qualcosa dopo anni di esperienza con le varie epidemie avute negli ultimi anni deve pur essere fatto. Non si entra nel tema scientifico, non ne abbiamo le competenze, ma il lato psicologico di questa vicenda va analizzato e deve essere fonte di esperienza e di insegnamento. La psicosi generata all’inizio sta lasciando spazio ad un approccio soft per far ripartire un’economia distrutta in meno di una settimana. L’Italia è la nuova frontiera da evitare, i paesi chiudono a noi le frontiere, dopo che le abbiamo aperte a tutti e dopo che abbiamo minacciato noi di chiuderle agli altri. La legge del contrappasso in una situazione che ha colto impreparati più dello stesso coronavirus. Le mascherine in parlamento sono state un gesto inutile e dannoso, che smentisce le linee guida del ministero della salute e dell’OMS. Le accuse al governo sono al momento anacronistiche, andranno fatte al momento giusto, in questo momento serve solo coesione nella lotta contro questo silenzioso ed invisibile nemico che sta mettendo a dura prova l’economia più forte del mondo, quella cinese, e che in Europa ha colpito maggiormente il nostro paese. Inutile, in questo momento è inutile fare demagogia e discorsi di cospirazione, ma andrebbe analizzato il tutto quando la situazione tornerà “normale”. Chi ha letto Cecità di Saramago, noterà qualche analogia, l’epidemia sta mettendo a nudo tutta la vera natura dell’umanità, incapace di razionalità e di umana pietà. La razzia di mascherine dagli ospedali, l’amuchina venduta come fosse oro, al mercato nero come in guerra è segno dell’universale indifferenza ed egoismo, la guerra di tutti contro tutti con la speranza di uno spiraglio di luce. Di contro c’è una gran parte di persone buone che stanno lottando, mettendo a rischio la propria incolumità per aiutare chi è in difficoltà. A loro va il plauso della nazione intera e la speranza che le loro azioni possa far scattare la scintilla per creare una coscienza civile che possa, specialmente in questo periodo, portare a comportarsi nel corretto modo. Seguire le indicazioni, non uscire dalle zone rosse, non creare allarmismo ma vivere con equilibrio gli eventi che si susseguiranno ridurrà il rischio per ognuno di noi. Casi come quello di ieri in cui al comune di Casoria è arrivata una donna proveniente dalla zona rossa, rendono tutto più fragile e incomprensibile minando le poche certezze di questi giorni. Tra l’incertezza e la paura dobbiamo continuare la nostra vita, perché fermarsi non fa bene, fermarsi rende tutti più deboli ed incapaci di reagire.