Qualche giorno fa, abbiamo avuto un colloquio con il consigliere della Lega, Gennaro Fico; abbiamo parlato della situazione generale della politica casoriana e, nello specifico, del Consiglio del 10 febbraio 2020, al termine del quale l’opposizione aveva abbandonato l’aula.

Fico ci racconta che uno dei principali motivi, era da rinvenire nel mancato inserimento all’ordine del giorno dell’argomento P.U.C., così come chiesto nel corso della conferenza dei capigruppo, decisione disattesa poiché il presidente del Consiglio Comunale portava come elemento di discussione solo i P.I.C.S.

La ratio della richiesta derivava dalla volontà di portare in aula elementi di confronto democratico, politico e costruttivo alla presenza dei cittadini, su temi di rilievo ed interesse per la città ma, a quanto pare, ciò non è stato possibile e Fico ne individua la ragione nella necessità della maggioranza di non mancare la scadenza imminente e a causa dei tempi ridotti per la presentazione dei suddetti Piani.

Prima di abbandonare l’aula, lo stesso Fico nel corso di un suo intervento in aula, ha richiamato l’attenzione su di un dato che riteniamo importante sottolineare.

La Commissione Bilancio, la cui presidenza è affidata a Giuseppe Barra, e di cui fanno parte anche i consiglieri di maggioranza Tignola, Graziuso, Colurcio e, per la minoranza Fuccio e lo stesso Fico, si è ad oggi riunita solo tre volte, e di queste, in un’occasione la convocazione è andata praticamente deserta.

Questa osservazione fa da corollario alla diffusa opinione che in altre commissioni si stia, di converso, lavorando in modo soddisfacente ed a ritmi rilevanti.

Il discorso che abbiamo affrontato con Fico è, quindi, atterrato dove ci si arena sempre in questi casi: possibile che si lavori bene solo lì dove ci siano interessi “particolari” e passi in secondo piano tutto ciò che potrebbe portare reali occasioni di sviluppo della città?

Forse che l’interesse generale debba sempre soccombere a quello particolare?

L’incontro termina con un rammarico: persino tutte queste riflessioni terminano nell’alveo della sterile dietrologia se non esiste nessun programma in grado di sovvertire un malcostume che va oltre gli attuali attori e gli odierni schieramenti politici, sia di maggioranza che di opposizione.

L’unica, evidente, via d’uscita è una rivoluzione di pensiero, di concetto, che consenta a tutti di prendere atto di un dato incontrovertibile: l’attuale e vecchissimo modo di concepire l’impegno politico porta a due derive, vale a dire l’impegno sterile o, nel peggiore dei casi, il perseguimento degli interessi personali, di qualsiasi natura.

Finché non si comprenderà ciò, dovremo abituarci all’idea di una semplice alternanza alla guida della città, magari affidata a persone oneste e capaci, ma che saranno impossibilitate a giocare un ruolo attivo e pragmatico.

L’oblio, in questi casi, diventa un’opzione più che un rischio…

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