Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure,anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli,e ogni cosa ne nasconde un’altra» ITALO CALVINO

Questo periodo così particolare che stiamo vivendo mi ricorda il famoso romanzo di Calvino “Le Città Invisibili” e per me significativo è il capitolo “Le Città e la Memoria” in cui rivivo emozioni, sensazioni,legate al mio lavoro di operatrice sanitaria a Casoria.

Oggi ripenso alle varie affermazioni di Calvino ,che appaiono più che mai attuali e ben si addicono al mio stato d’animo.
Non è difficile pensare di trovarsi in un mondo “alieno”, afferma lo scrittore, e come non essere d’accordo con lui , se solo giriamo intorno lo sguardo o ascoltiamo le disperate storie di persone, come è capitato a me, che da giorni sono chiusein casa, impauritein attesa di effettuare i tamponi per accertare la positività al Covid-19 o che devono avere una risposta sull’esito sempre del tampone.
Da luglio ad oggi purtroppo la gran parte delle segnalazioni che ricevo, sono quelle di cittadini che disperati mi chiedono cosa fare per poter effettuare il tampone. Stamane ho ricevuto una pec in cui viene segnalata la necessità di avere un’assistenza domiciliare, sempre per complicazioni polmonari dovute al maledetto virus. Il capofamiglia invoca in modo accorato la presenza delle istituzioni, si sente solo e abbandonato, lui e tutta la sua famiglia, compresi i figli in tenera età. Altri utenti esasperati hanno lanciato anche improperi nei confronti degli operatori sanitari.
Intanto scorrono in TV ,attraverso i vari TG le immagini di gente in fila da ore, per effettuare il famoso tampone.
Stamane al TG news delle 5.00 è stato ripreso proprio il drive in di Pozzuoli con il commento della giornalista ,la quale comunicava che in Campania ormai è altissimo il numero dei contagiati.
E ancora mi sovvengono le riflessioni di Calvino, quando dice:” l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo
stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige
attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
Ecco dunque l’antidoto, saper riconoscere in mezzo all’inferno ciò che non è inferno e dargli spazio. Cos’è dunque il non inferno? E’ la memoria degli affetti, la speranza che qualcuno raccolga
il tuo grido d’aiuto. Questa è la mia conclusione , quando mi arriva l’ennesima telefonata sempre per avere informazioni in merito al Covid-19 , allora cerco di entrare in empatia con chi è dall’altra
parte del filo, mi sintonizzo sul suo respiro, riconosco l’ansia e la paura e quanta umanità ferita e delusa traspare dalle sue parole.
Voglio perciò concludere questa mia riflessione ancora con Calvino ,poichè attraverso queste sue​ frasi emerge non solo un’analisi dura della realtà concreta, ma anche i sentimenti, le speranze
deluse di chi ha creduto ed ha investito le proprie energie materiali e spirituali per formare un mondo migliore. «Nel momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci è sembrato la
somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha
fatto eredi della loro lunga rovina».
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