Anche quest’anno, presso l’istituto Brando di Casoria si è tenuta la scuola di preghiera e, come sempre, il professor Luigi Santopaolo ha erudito l’assemblea partecipante con interessanti informazioni relative alla tematica prescelta, quale il Vangelo della natività di Matteo, ma, in particolar modo, ha spronato i presenti ad un’attenta analisi di quanto, molto spesso, il credere, o meglio, il professarsi cristiani sia solo un discorso di apparenza, che, nella pratica di vita, ha molto poco in comune col messaggio che Cristo ci ha lasciato come chiara eredità di impegno di vita coraggioso e coerente. Dunque, il teologo ha più volte ribadito la necessità di rivedere il proprio modus vivendi, evitando di commettere errori dovuti, più che alla propria volontà, ad una sorta di “tradizione”, che vuole consolidato un certo modo di agire, ritenendolo consono al vivere cristiano…

Purtroppo non è così, spesso, ha sottolineato Santopaolo, agiamo pensando di essere giusti e coerenti, ma, in verità, riusciamo solo ad essere paradossalmente caricaturali rispetto a quello che è il vero messaggio evangelico: ad esempio, ha sostenuto il teologo, nel momento in cui ci rifiutiamo di riappacificarci con un nostro fratello, siamo, in verità, degli assassini, poiché è inconcepibile, secondo la logica del Cristo che si è fatto carne per tutti, allontanare fisicamente e spiritualmente un nostro fratello, soprattutto nel caso in cui egli abbia sbagliato nei nostri confronti: dovrebbe essere un monito costante quanto Gesù predicava : <<Che merito avrete nell’amare i vostri amici? Non fanno così forse anche i Farisei?>>…. Ebbene, sono queste parole che scuotono le fondamenta del nostro agire, perché, senza falsa ipocrisia, tutti, indistintamente, facciamo fatica ad amare, in generale, anche le persone che riteniamo più care, immaginiamo quindi la difficoltà del perdonare, in maniera sincera ed incondizionata, coloro dai quali abbiamo ricevuto del male… scherzosamente, il prof. Santopaolo ha riportato un discorso molto comune circa quanti ci hanno

arrecato offesa, che suona, più o meno come segue: << Io non desidero il male del mio nemico, non gli auguro la morte, perché questa non si augura a nessuno, ma che stia lontano da me, anzi, voglio che stia bene, ma non davanti ai miei occhi, possibilmente, se gode di ottime condizioni preferirei non saperlo, ma comunque, tutto il bene ma lontano da me…>>: effettivamente tali, se non peggiori, risultano le nostre esternazioni a riguardo di chi ci ha ferito e, sebbene ci esimiamo dall’utilizzare il linguaggio della vendetta in maniera aperta, i nostri sentimenti si ammantano di una doppia ipocrisia, da un lato quella del buonismo, dall’altro quella dell’odio malcelato e represso solo per sembrare “giusti” agli occhi del mondo ed in linea con i dettami evangelici, tacitando la coscienza alla meno peggio: già, ma Dio non può accettare compromessi del genere, se il Figlio suo ha dato la vita per tutti, per gli amici ed i nemici, noi, che dovremmo imitarlo, nel momento in cui parliamo così di un fratello che non corrisponde ai nostri canoni di “bontà” o, ancora peggio, ai parametri del nostro tornaconto, siamo assassini, perché rinneghiamo la nostra stessa carne …

Insomma, la responsabilità morale che ci assumiamo al cospetto dell’Altissimo è enorme, perché colpevolmente immemori della grande verità, in base alla quale saremo giudicati solo ed esclusivamente sull’amore…altri argomenti di riflessione sui quali il teologo si è soffermato sono stati relativi alla genalogia di Gesù e dalla quale emerge un parentado del’Unigenito non proprio “impeccabile”, soprattutto nel ramo femminile: ora, perché Gesù, il Re dei Re, è nato da una progenie non certo encomiabile? Ebbene, il nostro Dio è rivoluzionario in tutti i sensi, ha sconvolto le etichette dei benpensanti e ha voluto che Suo Figlio si incarnasse in una stirpe “umana” nel bene e nel male…

Certo, egli è nato da Maria, la donna “sine macula originali” ma se questa particolarità santifica la venuta al mondo di Cristo, d’altro canto la umanizza poiché Egli è nato da corpo di donna, così come tutti gli uomini, non disdegnando la fisicità così demonizzata ancora nei secoli successivi alla sua venuta al mondo; infatti, ha ironizzato Santopaolo, in passato si era soliti credere che Gesù fosse nato da uno starnuto della Vergine, proprio per “nobilitare” quella natività umana che avrebbe sminuito la sacralità dell’evento… contrario alle logiche umane, invece, Dio ha agito in maniera diametralmente opposta a quanto si potesse immaginare in un’ottica strettamente compatibile con la pochezza umana e ha sacralizzato, in tutto e per tutto, quella femminilità denigrata per secoli, individuata quale origine di peccato e colpa, tramutandola in fonte di salvezza.

Il professor Santopaolo non ha, comunque, potuto tacere quel che avviene oggi a danno della donna, vista ancora come un essere da utilizzare, violare e, troppo spesso, ormai, sopprimere, fornendo così un ulteriore, drammatico, motivo di riflessione ai presenti. Inoltre, egli ha poi insistito su quanto determinati modi di trasmettere il racconto della natività abbiano snaturato la vera essenza del Natale, poiché eccessive informazioni aggiuntive altro non hanno fatto che distogliere l’attenzione dall’evento centrale, che è l’incarnazione del Cristo, finalizzata alla salvezza del mondo, ad esempio, che i Magi siano tre o “alcuni” come affermano i Vangeli è un dato meramente relativo; che la cometa sia quella di Halley, poco importa, in quanto la stella che essi seguivano era la luce che promanava da Cristo…

Insomma, un chiaro invito a liberarci da quelle che qualcuno, in altro settore, definiva “sovrastrutture” per andare al cuore del Natale e del Vangelo, che è poi lo sprone a mutare vita sotto il segno dell’Amore, poiché è nell’Amore la nostra salvezza, è nell’Amore che rinnoviamo noi stessi ed il destino dell’intera umanità.

Di questa bellissima esperienza si è grati all’esimio prof. Santopaolo e alla Madre Generale della Congregazione delle Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, suor Carla Di Meo, che consente alla citta’ di Casoria di vivere, in Avvento ed in Quaresima momenti di profonda spiritualità e di aprire il cuore e gli occhi su nuovi orizzonti di fede e di verità.

Margherita De Rosa

 

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