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LaTerza Repubbica all’esame di tedesco.

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Con il giuramento al Quirinale, parte il Governo del Cambiamento e probabilmente anche la Terza Repubblica, almeno stando alle intenzioni degli azionisti di maggioranza, cioè Lega e Cinquestelle.

I mercati, vero assillo di Mattarella, hanno risposto in modo estremamente positivo, ma era sensazione comune poiché l’Italia ha ancora un tessuto economico molto robusto e gli investitori aspettavano solo un minimo di stabilità.

Resta la fragilità di fondo, perché un sistema economico debilitato da anni di recessione e politiche deflattive e austerità non può competere immediatamente con le economie più avanzate e solide, se non a patto di riforme strutturali le quali consentano di liberare le forze produttive del Paese dagli orpelli e dalle catene: burocrazia, tassazione abnorme, corruzione e sprechi.

La via, già delineata dal neo ministro Savona, dovrebbe essere quella del taglio del debito pubblico attraverso la crescita del Pil, cosa che si potrà ottenere solo a patto di fare la voce grossa in Europa.

Non mancheranno, però, le insidie per il nuovo Esecutivo: da Bruxelles e da Berlino continuano ad arrivare strali e provocazioni nei riguardi di qualsiasi tentativo di affrancarsi dall’Eurozona.

Ora, posto che almeno nelle dichiarazioni del Governo nell’agenda non è prevista l’uscita dall’Euro, perché tanto terrorismo psicologico?

Pochi giorni fa addirittura si vociferava di un presunto piano B, escogitato dal Prof. Savona che avrebbe proposto di stampare moneta in segreto, pochi giorni prima di abbandonare la Moneta Unica.

Non ci addentreremo nell’analisi dei pettegolezzi da bar, ma proveremo a riflettere sull’argomento.

Il mainstream dell’informazione internazionale, già con l’elezione di Trump e con la Brexit lanciò previsioni catastrofiche che andavano dalla nuova carestia alla Terza Guerra Mondiale, finora clamorosamente smentite.

Da diverso tempo si paventano scenari apocalittici al solo pensiero di abbandonare l’Euro ma in passato è già accaduto e la memoria corta (o l’ipocrisia) impediscono di ragionare sulla faccenda con serenità.

Negli anni 70’, quando la crisi petrolifera travolse il sistema del Serpente Monetario, dal quale l’Italia uscì nel 1973, si parlò di una nuova crisi del 29’, ma l’economia Europea seppe incassare il colpo senza drammi.

E quanti ricordano le nefaste previsioni stile Nostradamus di Carlo Azeglio Ciampi sulla prevista svalutazione della Lira nel 1992? Aumenti abnormi dei carburanti, inflazione alle stelle, fuga in massa di imprese ed investitori esteri… nulla di tutto ciò.

L’aumento della benzina fu contenuto, di conseguenza non ci fu nessuna esplosione dell’inflazione, le aziende straniere non scapparono per non perdere quote di mercato in Italia; per contro, data la convenienza del nuovo cambio, le merci nostrane si apprezzarono sui mercati esteri perché più convenienti e la bilancia dei pagamenti segnò livelli record.

Quello che accadde fu un brusco calo del Pil, ma la svalutazione ne annullò gli effetti sull’economia reale poiché un aumento del benessere diffuso e degli investimenti diede il sostegno psicologico necessario ad impedire che la popolazione avvertisse la possibile recessione.

Allora, se avessimo avuto un piano B, le cose sarebbero andate anche meglio ed avremmo potuto trasformare in vantaggi economici quelle sortite finanziarie che, purtroppo, non fummo in grado di trasformare in cambiamenti strutturali.

Speriamo che il nuovo Esecutivo tragga insegnamento dalla storia e sappia tradurre le buone intenzioni in fatti concreti

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Laureato in Scienze Politiche, scrittore e giornalista iscritto all'Ordine dal 2009, direttore della rivista Link Magazine dal 2011 al 2012.