Lo scorso giovedì 11 Maggio, presso la casa circondariale di Pozzuoli, si è tenuta la 4° edizione di “E’ moda…in tour”.

Protagoniste indiscusse dell’evento sono state le 20 detenute che hanno vissuto il loro giorno da favola: a passo deciso, con sguardo fisso dinanzi a loro, hanno percorso la passerella fiere, emozionate e soprattutto bellissime.

In un articolo precedente ( http://www.ilgiornaledicasoria.it/detenute-modelle-la-casa-circondariale-pozzuoli-si-trasforma-passerella/ ) noi della redazione de “ Il giornale di Casoria” abbiamo già accennato ai vari stilisti, ai make up artist e all’ hair style che hanno creato le “cornici” perfette per fare di quei quadri finali dei veri e propri capolavori, così come abbiamo fatto riferimento e ringraziato le organizzazioni, le associazioni, gli sponsor e soprattutto le istituzioni e gli ospiti che, collaborando, hanno dato vita ad una kermesse di un notevole spessore artistico e sociale.

Oggi ,però, la nostra attenzione vuole soffermarsi sull’atelier Danayse ( con sede a Sant’Antimo).

Pasqualino D’Angelo e Daniele Di Palo ( gli stilisti di Danayse)  sono giovanissimi entrambi.

Dopo innumerevoli sacrifici e continue sfide, grazie al loro talento e alla loro passione, hanno ormai spiccato il volo nell’arduo mondo della moda.

“E’ moda” è stata la loro ennesima sfida accettata, affrontata e portata al termine con grande successo.

Ogni donna merita di sentirsi bella, ogni donna sogna di indossare un abito da sera o ancor di più un abito da sposa. Il sogno è diventato realtà, grazie a questo spettacolare progetto, per alcune detenute.

 “Ci è voluto un immenso impegno, una grande cura dei particolari e un gran tatto per farsì che tutte le donne oggi si sentissero davvero delle modelle. Non è stato facile, ma è stata un’esperienza che ci ha reso felici, perché loro, le nostre ‘modelle’, oggi erano felici!”, ha affermato Di Palo a fine sfilata.

“ E’ ovviamente un ambiente diverso da quello in cui siamo soliti lavorare, le protagoniste sono senza dubbio donne bellissime, ma non modelle professioniste. Quindi adattare gli abiti ai loro corpi, fare la scelta giusta è stato l’obiettivo impegnativo dell’intero pomeriggio, affinchè ogni ragazza vivesse un giorno da favola. E sembra che ci siamo riusciti”, ha aggiunto D’Angelo.

Effettivamente bastava guardare gli occhi di quelle ragazze per capire quanto fossero orgogliose di sè stesse e felici di indossare degli abiti che per un giorno le faceva sentire le donne più belle del mondo.

Emozione, nostalgia, dolore … ma soprattutto tanta speranza brillava in quegli sguardi.

Il carcere deve essere non solo il luogo in cui pagare per i reati commessi, ma soprattutto “la scuola” per diventare persone migliori, pentendosi per gli errori commessi e non perdendo la speranza di poter ricominciare.

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