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La Strada per la libertà:il Mediterraneo per una politica di integrazione

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«conoscendo la sofferenza, da essa imparo a soccorrere chi soffre»  Eneide1, 630.

«Canto le armi e l’eroe che per primo dalle terre di Troia giunse profugo per volere del fato in Italia ai lidi di Lavinio, dopo essere stato a lungo sballottato per terra e per mare dalla volontà degli dei».Eneide 1, 1-4

Il 9 ottobre, alle 18 a Lampedusa, c’è stata la Messa di esequie delle 13 donne morte nell’ultimo naufragio, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, in cui tra l’altro più di 22 persone restano disperse in mare, tra cui anche 8 bambini.

I loro corpi sono stati ritrovati al largo dell’isola; 4 quelli identificati, alcuni grazie ai familiari; una donna invece è stata identificata perché aveva con sé il suo passaporto e quello del suo bimbo, che è ancora disperso in mare. A riferirlo è il parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra, che presiederà la Messa   per i funerali delle 13 donne, «su richiesta dei familiari e desiderati da noi» aggiunge, dal momento che «ci è stato detto che sono quasi tutte cristiane».

Questa la notizia in breve per ricordare l’ennesima strage avvenuta in mare il 7 ottobre di quest’anno, perché, come afferma lo stesso parroco di Lampedusa, non ci sono per queste persone che fuggono dai loro paesi in guerra vie legali per arrivare qua e per avere riconosciuti i loro diritti.

A questo punto mi viene spontaneo riflettere sulla nostra indifferenza, confermata dalle parole di un cronista:“oggi a Lampedusa i funerali per le vittime del naufragio…A poche ore dall’ennesima tragedia difficile trovarne traccia nei media”. Infatti in questo momento è di moda parlare solo ed esclusivamente  di difesa dell’ambiente, è diventato “aut”il tema migranti.

Ho visto in Tv una ragazzina dire che la terra dei fuochi è più importante, come problematica, dell’Amazzonia. Regna una confusione assoluta, qualcuno certamente si sente leader in tale contesto e non si accorge che ormai la situazione  sta sfuggendo di mano, che il messaggio importante è far presente che l’ Amazzonia , la terra dei fuochi, i migranti che fuggono dal sud del mondo, sono uniti da un unico destino, da un’unica logica perversa che è quella dello sfruttamento capitalistico delle risorse ambientali ,con relative guerre ,abusi di potere e crimini contro l’umanità.

Purtroppo i tratti più aberranti del nazionalismo si stanno insinuando nel nostro sistema culturale, nel nostro modo di concepire e percepire la realtà, in un crescendo di corsi e ricorsi storici.

Ripenso anche al discorso del premier Conte ad Assisi, in occasione dei festeggiamenti per San Francesco, il quattro ottobre. Incentrato soprattutto sulla difesa dell’ambiente, sulla tutela dei diritti delle fasce più fragili della popolazione, ecc. Resta ancora irrisoltoilproblema migranti, eppure urge una normativa aggiornata, a cui dovrebbe metter mano questo nuovo governo,per cancellare tutti quei decreti scellerati, che contraddicono la costituzione mettendo a rischio il nostro stesso sistema democratico.

Forse tra le righe, quando ha parlato di solidarietà, ha inteso pure la tutela dei soggetti che giungono sulle nostre coste, per sfuggire a condizioni di vita sub umane? Io lo spero, così come spero che l’ennesima polemica di Salvini sul tema “migranti” contro il PD, accusato di buonismo, possa finalmente placarsi per giungere alla soluzione migliore.

Unico baluardo oggi è la Chiesa di Papa Francesco , che non ha paura di rimboccarsi le maniche e continuare a denunciare l’indifferenza che connota la tragedia di Lampedusa e tante altre , in relazioni ai migranti.

Ogni domenica ,innalziamo a Dio , durante la messa preghiere affinchè si realizzi la pace, affinchè nessun essere umano  sia costretto a fuggire dalla propria terra, rischiando anche la morte per poter vivere dignitosamente .Eppure pare che ciò ancora non basta , per risvegliare le nostre coscienze, in casi come questi, afferma Don Franco della Casa della Fraternità, mi chiedo” cosa è che posso fare, ma ce lo dovremmo chiedere tutti. Quando noi disprezziamo e diciamo: se ne vadano via, sono tutti delinquenti. Io dico: sono morte donne , non credo fossero delinquenti così come i bambini. Dobbiamo stare attenti a mettere delle etichette. Noi ci mettiamo quella dei buoni, e a loro tocca quella dei cattivi. Ma onestamente, credo che non sappiamo più da che parte stiamo”.

Per non dimenticare riporto di seguito solo alcuni dati, che nella loro crudezza ben rappresentano quello che va sempre più configurandosi, secondo me,   come il  genocidio del 21esimo secolo.

Secondo l’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) dal primo gennaio al 3 ottobre 2019 sono stati 1.041 i migranti che hanno perso la vita in mare: 3.280 nel 2014, 3.771 nel 2015, 5.143 nel 2016, 3.139 nel 2017 e 2.297 nel 2018.

L’Oim ha inoltre riferito che 72.263 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare dal primo gennaio al 2 ottobre, in calo del 14% rispetto alle 84.345 persone sbarcate nello stesso periodo dell’anno scorso. Gli arrivi in Grecia e Spagna sono stati rispettivamente 39.155 e 17.405. Gli arrivi in Italia sono stati 7.892 (21.119 nello stesso periodo del 2018).

Ecco le principali tragedie del mare dall’ottobre del 2013:

– 3 ottobre 2013 – La tragedia di Lampedusa. A perdere la vita su un barcone naufragato al largo dell’isola sono 368 persone, tra le quali tante donne e tanti bambini; 155 i superstiti.
– 2 luglio 2014 – Affonda un gommone con 101 persone a bordo. Un mercantile ne salva 27, altre 74 sono disperse.
– 22 agosto 2014 – Oltre 200 vittime in un naufragio davanti alle coste libiche. Molti i cadaveri recuperati sulla spiaggia.
– 14 aprile 2015 – Naufragio al largo della Libia: circa 300 i morti, secondo le testimonianze dei sopravvissuti.
– 18 aprile 2015 – Il sovraffollamento e le manovre errate sono le cause del naufragio nel canale di Sicilia costato la vita ad almeno 700 persone (ma alcuni testimoni parlano di 900, la tragedia più grave di tutte), solo 28 i superstiti.
– 5 agosto 2015 – Peschereccio si capovolge vicino alla Libia. A bordo 600 persone, 300 in salvo, recuperati solo 25 cadaveri.

18 aprile 2016 – Naufraga barcone con circa 500 migranti a bordo, quasi tutti dispersi nel Mediterraneo, partito dalla Libia e diretto verso l’Italia.
– 3 giugno 2016 – In Libia, nella città costiera di Zuwara, la spiaggia si ricopre di corpi di migranti lungo ben 25 chilometri. Sono almeno 117 i corpi ritrovati.
– 3 novembre 2016 – 239 migranti muoiono in due naufragi al largo della Libia
– 23 marzo 2017 – Si temono almeno 240 morti in un doppio naufragio, sulla rotta tra Africa e Spagna
– 13 aprile 2017 – quasi 100 dispersi nell’affondamento di un barcone con 120 migrati a bordo al largo delle coste libiche
– 7 maggio 2017 – almeno 113 persone disperse in mare dopo l’affondamento di un gommone al largo di Al Zawiyah. Guardia costiera libica ed alcuni pescatori salvare solo 7 persone1 settembre 2018 – Più di 100 morti, tra cui 20 bambini, nel naufragio di due gommoni partiti dalle coste libiche
– 11 giugno 2019 – sette migranti morti al largo di Lesbo
– 27 agosto 2019 – al largo di al Khums, ad est di Tripoli, sono 5 i cadaveri recuperati ma il bilancio dei dispersi è di 40 persone.