I nostri lettori hanno accolto, con piacere, il nostro invito a dedicare del tempo alla scrittura;raccontandoci il proprio stato d’animo attuale e portandoci, anche se solo con la mente, in alcune città italiane custodite nei loro cuori. E così, le preoccupazioni, vissute da tutti, in questo difficile momento, si tramutano in un bellissimo cammino,da fare insieme.Ci avete fornito spunti di riflessione ed emozionato. Con i vostri pensieri ricordate a noi tutti il valore del raccoglimento, anche con se stessi, l’importanza della generosità, del reciproco aiuto, della semplicità. Non solo, emerge anche quanto sia vitale fermarsi per riflettere, per poi ripartire con un atteggiamento diverso, con il risveglio della propria coscienza. La scrittura si rivela, ancora una volta, utile strumento, capace di unire e far pensare. Inizia il viaggio, con le prime considerazioni e sensazioni, le vostre.

Ferdinando:Alcuni giorni fa, è stato trasmesso un servizio televisivo su Assisi, cittadina umbra a me molto cara dove, forse non tutti i casoriani sono a conoscenza, esiste un Istituto fondato dal nostro San Ludovico. È situato centralmente, proprio di fronte alla Basilica di San Francesco. Ebbene questa cittadina, dal servizio trasmesso, non appariva, durante queste tragiche giornate in cui imperversa il coronavirus ovunque, diversa da come la ricordavo. Tranquilla come sempre, pulsante di vita come sempre, pregna di sacralità tra le viuzze che s’intersecano. Ho percepito, sia pure attraverso il mezzo televisivo, netta la sensazione che misticismo e spiritualità hanno il sopravvento su questa infida infezione che tante tragedie sta consumando, in Italia, nel mondo intero. Ne ho tratto una conclusione, che sottopongo: raccogliamoci, con la forza della fede e l’unità della speranza, cacceremo via anche questo male. Forza e coraggio.”

 Angela:“In Pandemia. Mi alzo, come al solito all’alba, per aprire le finestre.Ultimamente mi sorprende lo strano rumore del silenzio e ripenso al tremendo caos di macchine e suoni striduli che, fino a poco tempo fa, già dal mattino, irrompevano nell’aria. Dall’annuncio di quella sera del Premier Conte, di“chiudere” l’Italia,è scomparso quel caos amplificato di giorni normali.E così, in questo stato di terribili pensieri, cerco di portare la mia mente a ricordi positivi della mia Italia, devastata dalla pandemia. Napoli è la mia città,un tesoro, sempre da scoprire, in lungo e largo… e quando ritorni a casa hai un bottino nel cuore. In Italia, le nostre città ci sorprendono, di continuo, per la loro bellezza. Sono stata a Firenze 40 anni fa, stupenda nella sua ricchezza di opere e monumenti;bellissima anche Padova, come non citare la famosa Cappella degli Scrovegni con il suo cielo stellato.Sento di dover fare un salto immaginario anche a Verona,dove sono stata tempo fa con le mie figlie. Lì abbiamo ammirato la grande Arena, patria di tutti i festival e manifestazioni canore.Come una grande Dea con un mantello si erge l’Arena, immensa, antica, dalla quale sembrano uscire dalle antiche prigioni sotterranee tanti leoni affamati. Verona è veramente una città da sogno, ci ha preso l’anima, il cuore, i sensi, tutto.Distogliendomi, però, da questo viaggio, ritorno alla mia realtà e alla realtà di tutti, dove troviamo stravolti i nostri schemi soliti, ripetitivi, ma pur sempre della nostra semplice quotidianità, ormai interrotta, con la paura in gola di questo virus in agguato, che non fa sconti a nessuno.La situazione in cui ci troviamo fa riflettere, su tanti temi; ma mi auguro che possa farci aprire gli occhi, apprezzando ancor di più quanto abbiamo e cercando di aiutarci vicendevolmente, sempre.”

Alda: “CORONAVIRUS E QUARANTENA: L’isolamento con uno sconosciuto, me stesso. In un mondo dove tutto scorre velocemente, pensieri,relazioni sociali, fai quasi fatica a ricordare ciò che fai ogni giorno. Cosa farebbe l’essere umano se di punto in bianco si congelasse tutto? Ho immaginato l’arrivo del Coronavirus sul pianeta Terra come un male, che ha iniziato a propagarsi in maniera silenziosa. Non si tratta di un carrarmato, non una bomba nucleare, non un terremoto o un uragano, ma un male che va più a fondo, nelle viscere della mente e del cuore, per colpire ciò di cui ogni essere umano si nutre: la socialità. Siamo così abituati a “lottare” contro il tempo, invasi dal lavoro, dalle cose da fare, che forse ci è sembrato impossibile trascorrere del tempo con noi stessi. Con gli ultimi decreti, ci siamo rinchiusi in casa, isolati da tutto ciò che ci rende vivi quotidianamente, abbiamo dovuto farlo per poter placare il dilagarsi della pandemia. Vi scrivo da Bologna, simbolo della socialità, degli eventi, degli aperitivi, del cinema, delle bici a spasso tra le piccole viuzze, dal mio piccolo monolocale a due passi dal centro, in una zona che amo, la fantastica Andrea Costa, un quartiere molto signorile, circondato dal verde e chissà come mai, mi sono accorta che è invaso dal verde solo una di queste sere durante la mia quarantena, attivando Google Maps sul cellulare.Sapete perché?Ogni mattina mi sveglio, con il sorriso, vado a lavoro, a piedi perché amo camminare, svolgo il mio lavoro, mi lamento perché odio trascorrere la mia vita rinchiusa in un ufficio, faccio sport ed è ciò che mi rende davvero felice e poi torno a casa, dedicandomi al mio compagno e alla cucina. Il giorno seguente ricomincio da capo. Ecco, non mi sono mai resa conto di vivere in un posto circondato dal verde perché offuscata dalla routine e ho lasciato in secondo piano i dettagli importanti che decorano la mia vita. Sapete cosa mi manca in questi giorni di reclusione più di tutto? Mi manca alzare gli occhi e osservare ogni gradazione e luce del cielo, mi manca l’aria fresca, quella che respiro mista a smog è vero, ma è aria di libertà, tutte cose che ho sempre e solo dato per scontato. La speranza che ho dentro di me, da questo passaggio storico memorabile, è che ognuno di noi prenda coscienza, non del futuro, non del passato, ma del presente. Ogni minuto che sprechiamo del nostro presente, non concentrandoci davvero su ciò che viviamo, non ci verrà restituito. Restiamo presenti per avere vivo dentro di noi ciò che facciamo, cerchiamo di non pensare che abbiamo “sprecato” la nostra esistenza dei mesi a casa, perché, infondo, siamo stati con la persona più importante che abbiamo al mondo:noi stessi.”

 

 

 

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