Una citazione che sembra essere appropriata alle riflessioni del nostro lettore/scrittore di oggi è questa: “RICORDARE: Dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore”. Un tuffo in un dolce passato, fatto di autenticità e spontaneità. Forse è proprio ad una vita semplice che dovremmo ritornare,ristabilendo rapporti veri e sinceri. Oggi, inoltre, stiamo riscoprendo il valore del tempo che prima di questa terribile pandemia sembrava volasse, sfuggendoci… adesso, invece, ogni attimo è prezioso perché scandito dalla scoperta o riscoperta di qualcosa. La nostra vita non sarà più la stessa di pochi mesi fa e non è detto che sia un male, anzi… ci aspetta un nuovo domani, fatto di cambiamenti che dovranno necessariamente avvenire dentro di noi, riflettendosi poi nel mondoin cui viviamo, danneggiato dalle nostre stesse mani.Certa di un risveglio, con conseguente rinascita, delle nostre coscienze, ci incontreremo di nuovo e ci ritroveremo, con un nuovo sguardo verso il futuro.

Didimo: “Sono un assiduo lettore del Giornale di Casoria e voglio compiacermi per l’iniziativa de “Io resto a casa e scrivo”. Ci fornisce la possibilità, anche perché costretti dalla clausura, di riflettere e mettere su carta qualche pensiero. Ho notato l’assenza, finora, di concittadini che abbiano parlato della nostra Casoria. Allora lo faccio io. Concentro, però, la mia attenzione su quello che una volta era il nostro “centro”, oggi eufemisticamente definito “centro storico”, Piazza Cirillo. I miei pensieri, però, mi riportano indietro con la memoria, agli anni dell’adolescenza, a quel decennio che parte da metà anni sessanta. Che periodo ragazzi, irripetibile e per certi versi unico. La sua unicità si esaltava nella giornata della Domenica. Tutto aveva inizio al mattino, alle ore 10,00 in punto, con i più piccoli indirizzati alla “Messa del Fanciullo”, presso la Chiesa dei frati Bigi di Padre Ludovico, nell’omonima via intestata al nostro Santo, in un complesso dotato anche di campo da calcio e fresco restaurato ad opera di fedeli, in testa a tutti la sig.ra “Palomma”, che gestiva un affollato negozio di generi alimentari in via Santa Maria. I più anziani, invece, si dirigevano verso la Chiesa di Maria SS. del Carmine, antica, di bella fattura e sede di una delle quattro Confraternite che esistevano nella nostra comunità. Officiava monsignor Storti, mio severo ma dotto insegnante di Religione alla Scuola Elementare “San Mauro”. Ultimata la fase sacra si passava al profano: qualche chiacchiericcio, tra gruppetti di amici, l’acquisto di “spassatiempo” per la tavola domenicale e l’immancabile “pastarella” al Bar Sgambati, acquistata dai nostri genitori. Consumato il pranzo, lauto ed abbondante per onorare il giorno di festa, tutti in piazza ad ascoltare “tutto il calcio minuto per minuto” diretto da Enrico Ameri e Sandro Ciotti, diffuso via radio ed a mezzo altoparlanti dal Bar Caffè Nuova Italia, ideato e sapientemente condotto dal sig. Pietro Mugione prima e dal figlio Mauro dopo. La gioia, la disperazione, i commenti, le critiche che al fischio finale si sprecavano, le lascio alla fantasia di chi sta leggendo queste righe. Si andava avanti per ore ed ore, allungando il brodo con discorsi di politica e di progetti per migliorare il futuro. La prima serata si esauriva a cinema, ad inizio presso il mitico “Cinema Italia” al corso Matteotti che, poi, passò la mano al più moderno ed attrezzato “Cinema Rossi”, sempre al corso Matteotti, diretto dal sig. Piero Inzaghi magistralmente. Dopo i saluti per il giorno successivo, la meta prediletta era la TV di casa per la “Domenica Sportiva”. Cose semplici ma festose ed aggregative, in un clima di reciproca tolleranza. Come appaiono lontano quei tempi, resi ancor più dal degrado ed abbandono in cui oggi versa la nostra “piazza”. In più ci si è messo anche il virus, che all’abbandono materiale ha aggiunto la desolatezza del deserto umano, tutti rinchiusi, unico modo escogitato per cacciare l’epidemia. Questo ricordo di bei tempi andati, però, vuole anche essere uno stimolo per ambire verso tempi migliori, ne abbiamo diritto, ne abbiamo i mezzi. Dobbiamo tirare fuori la volontà e l’orgoglio per superare senza amarcord quello che è stato ieri, per centrare l’obiettivo di un domani fausto per tutti. Insieme, stimolati da questo triste e penoso momento, possiamo farcela. Casoria lo merita e lo meritano i suoi abitanti.”

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