Timori e dubbi sembrano prendersi sempre più spazio nelle nostre vite, cercando di prevalere e, a tratti, ci riescono. Ci sentiamo disorientati e confusi, quasi non ci sembra vero quanto stiamo vivendo. Fortunatamente siamo più forti di quanto mai potessimo immaginare, perché nonostante tutto siamo capaci di reinventarci, di metterci in gioco imparando ad utilizzare nuovi strumenti per continuare a lavorare, di mantenere vivi i bei ricordi, dandogli oggi un valore aggiunto e nuovi significati. Abbiamo voglia di ricominciare e, grazie all’entusiasmo e alla forza di volontà che ci hanno sempre contraddistinto, presto ripartiremo, ma, con nuove consapevolezze.

Gabriele: “Quando si era piccoli e parlo di quando avevamo 14 anni più o meno si diceva vado a Riccione per dire vado in vacanza o vado al mare. A 14 anni non poteva esserci qualcosa di meglio e per tutti, ma proprio tutti, era un obbligo fare la prima vacanza con gli amichetti proprio tra le tue braccia.

A Riccione c’era tutto. Mare, disco, feste, novità, cibo e la cosa incredibile è che trovavi sempre qualche tuo amico lì. Senza i Social aveva un altro sapore trovare un amico al bar a fare colazione o in spiaggia. D’estate eri una calamita. Se non ricordo male tu insieme ai comuni della “riviera” nel mese di agosto riuscivate a decuplicare i vostri abitanti. E questa grande abilità di fornire servizi (trasporti, ambulanze, forze dell’ordine, gestione rifiuti) a tutta quella gente era il primo caso al mondo di questo genere. La riviera romagnola è diventata un caso di studio internazionale, non per uno scavo archeologico o un edificio o un avvenimento accaduto 4 o 500 anni fa, ma per un’abilità che ti ha fatto ammirare da tutto il mondo. E semplicemente. Te lo meritavi. D’altra parte hai sempre avuto una caratteristica altrettanto unica al mondo: l’ospitalità. La tua era diversa. Era quella vera. Ai tempi non c’erano le navette degli hotel ma il proprietario aveva sempre un parente pronto a portarti in stazione o dove dovevi andare. Negli hotel che sceglievo io allora (meglio chiamarli affittacamere) ti chiedevano sempre se volevi mangiare con loro e quante volte si sono offerti di stirarti una camicia o di prestarti la loro bicicletta, ma non quelle dell’hotel ma quelle del figlio o della figlia o del marito.

Che bello era veder passare la notte e aspettare l’alba in spiaggia. Chi non lo ha fatto almeno una volta? Per 10 anni abbiamo goduto appieno delle tue meraviglie, delle tue passioni e dei tuoi eccessi. Poi ci siamo persi di vista per qualche anno. Tu non sei più stata il faro d’attrazione di un tempo. Ma forse anche io ero alla ricerca di altre “emozioni” … Poi però, e qui sta la tua grandezza secondo me, hai ricominciato ad esercitare quel fascino irresistibile e ci hai riconquistati. Negli ultimi anni sei tornata ad attrarre a crescere ad innovare fino a fare diventare la gita a Riccione un Must. Hai vinto! 2 volte! D’altronde il fatto stesso che io abbia pensato per prima a te in questo periodo difficile e anomalo dimostra quanto tu abbia permeato di ricordi la mia vita.”

Lucia:

“Cinisello Balsamo (MI), 09/04/20

E chi lo avrebbe detto che mi sarei ritrovata a quarant’anni quarantenata in quaranta metri quadri! Eppure, è successo e non sono sola. Abbiamo iniziato a ballare l’alligalli in casa, prima noi in Lombardia e ben presto il resto d’Italia ci ha fatto compagnia! La mia clausura, inizialmente volontaria e resa attuabile dal telelavoro, è cominciata il 21 febbraio ed è diventata sempre più strong di pari passo al peggiorare della situazione. Sono un’insegnante di lettere alle scuole medie. Mi ritengo fortunata e privilegiata, perché a differenza di tanti, posso continuare a svolgere il mio lavoro da casa. La “mia” scuola si è mossa da subito compatta e solidale per creare dal nulla una didattica a distanza ed è stato bello vedere che ognuno di noi, anche quelli meno avvezzi all’informatica, si sono reinventati e dati da fare per continuare ad essere, ora più che mai, un punto di riferimento per i nostri alunni. È successo anche l’incredibile: alcuni ragazzi, a scuola eternamente casinisti e scalmanati, davanti allo schermo ci hanno mostrato un nuovo atteggiamento, una maturata e nostalgica consapevolezza del valore della scuola. Io, come tutti del resto, mi sono reinventata una nuova routine “made in quarantena”, fatta di poche cose, in nome di una inconsapevole eppur insita capacità di umana resilienza. Perché sì…il malefico signor Coronavirus, come il più credule e inflessibile delle Marie Kondo, ci ha costretto a fare piazza pulita di tutto ciò che costituiva parte fondamentale, integrante ed irrinunciabile della vita di noi singoli, rallentando e ridisegnando i ritmi della nostra società. Abbiamo vissuto la fase del “È solo una semplice influenza”; Quella dei ragazzi che dicevano “Ma tanto muoiono solo gli anziani”; Quella delle performance euforiche da balcone che hanno attraversato una vasta scala: dal simpatico-divertente fino a giungere al demenziale-grottesco-imbarazzante; Abbiamo vissuto la fase “Andrà tutto bene…(?)” degli arcobaleni disegnati dai bambini; Il dilemma del devo o non devo mettere la mascherina? E se devo, faccio come Fontana? E se devo, dove la trovo? Abbiamo visto immagini che non dimenticheremo mai: la lunga schiera funebre di camion militari a Bergamo, l’Immensa umanità e spiritualità di Papa Francesco che ha riempito una piazza e i nostri cuori smarriti, il gioco delle colpe, le soluzioni creative ed ingegnose per sopperire ai nuovi bisogni, i bellissimi gesti solidali dei singoli, italiani e non, e dei paesi amici. Quando e come finirà questo incubo surreale? Cosa ne faremo di tutto questo? Non lo so… Dalla mia finestra vedo il cortile, illuminato dal sole, in alto un cielo non più grigio-topo ma azzurro. Al di là di quel cortile, so che ricomincerà di nuovo una vita…”

 

 

 

 

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