Home Scienza & Tecnologia La Regione Campania all’ultimo posto per i Livelli essenziali di assistenza (Lea).

La Regione Campania all’ultimo posto per i Livelli essenziali di assistenza (Lea).

175
0

lea-2015-introduzione-di-nuove-malattie-730x365La Campania precipita all’ultimo posto per quanto riguarda l’assistenza sanitaria. I livelli essenziali di assistenza (Lea), sono per la prima volta sotto i 100 punti nella pagella del ministero della salute, con la quale si valutano le regioni in Piano di rientro. Un record, negativo, per la regione Campania che prima regione nella storia, resta così indietro nei livelli di cura. La sufficienza parte dai 160 punti, pertanto la differenza è abissale con i 99 punti assegnati. I risultati anticipati dal Mattino, sono stati calcolati sulle attività di cura erogate dalle Asl e dagli ospedali nel 2015 (fino ai primi mesi del 2016). Nel 2009 furono attribuiti 101 punti, anno in cui la Campania già commissariata nel 2007, iniziò il faticoso percorso per il rientro dal deficit. Un passo indietro spaventoso di 40 punti se consideriamo i 139 punti guadagnati nel 2014, quando la regione sembrava aver iniziato un percorso positivo, sia sul fronte contabile, con bilanci finalmente in pareggio, che sul fronte di livelli di assistenza assicurati ai cittadini.  I problemi sono molteplici e di carattere strutturale. Non è servito a nulla il grande lavoro fatto negli ultimi sette anni. Lavoro fatto di tagli che hanno ridotto gli organici di 14mila camici bianchi, applicazione dei ticket e tasse, disarticolazione degli ambulatori e dei reparti. C’è un disordine organizzativo del 118, sia a livello della rete di emergenza che per quanto riguarda i profili del personale, troppi contratti precari nonostante i piani per la stabilizzazione.  Infine il nodo dei policlinici universitari non ancora ospedalizzati come in tutte le altre regioni, nodo difficile da risolvere, che porta l’organizzazione a livelli di un secolo fa. Una situazione che a cascata cade sui cittadini, ambulatori e ospedali affollatissimi, liste di attesa interminabili e esami che si pagano per intero, anche per molte fasce e profili, che dovrebbero ricevere assistenza e sgravi. Un’assistenza che come confermato da questi dati è praticamente nulla. Chi ha la possibilità economica, prova ad aggirare il problema usufruendo di prestazione in “Intramoenia”, che è la prestazione erogata al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Una fortuna di pochi in questo periodo di grossa difficoltà economica per gran parte della popolazione. E’ anche vero che non sempre chi dispone della ricchezza monetaria risolve, i problemi di salute, ma leggendo i dati e analizzando la situazione attuale della sanità in Campania, sicuramente riesce a districarsi meglio in una situazione di difficoltà, imboccando una strada privilegiata.  In questo caso, è d’obbligo ricordare il famoso proverbio “sine pecunia ne cantantur missae”, senza soldi non si canta messa, che in poche parole significa che in alcuni casi i soldi sono indispensabili.

Articolo precedenteTombolata solidale: appuntamento presso il Poliambulatorio San Ludovico da Casoria
Articolo successivoTerrorismo: precauzioni a Napoli anche in assenza di reali pericoli.
Raccontare quello che accade senza dare giudizi, senza cedere alle pressioni, probabilmente non è il giornalismo dei giorni nostri, ma è sicuramente dare il giusto servizio ai lettori. Vive a Casoria, scrive, fotografa, sogna.