E’ di questi giorni la notizia che il Comune di Napoli e l’ Asl Napoli 1 collaborano insieme per  promuovere la formazione a una sana e corretta alimentazione, così da colmare anche il gap della diseguagianza in relazione ai determinanti di  salute.

In programma quindi le attività motorie contro la sedentarietà nonché il miglioramento della salute degli alunni delle scuole favorendo lo sviluppo delle loro competenze per la scelta di comportamenti sani e sicuri.

L’accordo è stato sottoscritto dal Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro Mario Forlenza che sanciscono una cooperazione , già collaudata , tra le due Istituzioni” si legge in una nota.

L’Asl Napoli 1 Centro e il Comune di Napoli “assicureranno dei programmi informativi e formativi rivolti a docenti, genitori, alunni delle scuole cittadine. Nella programmazione è prevista la messa in rete delle istituzioni scolastiche ai fini della costituzione, sul territorio cittadino, del network delle “scuole che fanno salute”. Prevista una puntuale e periodica verifica delle misure e delle azioni concordate al fine di evitare “frammentazioni e sovrapposizioni” con altri piani di contenuto analogo.

Il documento è stato firmato alla presenza delle Assessore comunale alla Scuola Annamaria Palmieri, e la delegata al Welfare Roberta Gaeta oltre che del direttore del dipartimento Prevenzione della Asl Napoli 1 e della coordinatrice delle Attività di Igiene e Nutrizione dell’Asl Luisa Marino, e della Coordinatrice delle Attività di Igiene e Nutrizione dell’azienda sanitaria metropolitana Paola Vairano.

Attualmente è stato evidenziato che ci sono nelle ASL pochi servizi dedicati alla prevenzione.

Afferma   Pio Russo Kraus, ultimo responsabile del settore prevenzione e stili di Vita della Asl Napoli 1, (di recente in pensione e non ancora rimpiazzato) che in tutto il mondo aumentano le patologie correlate agli stili di vita scorretti. In questo settore le statistiche parlano chiaro, infatti è stato rilevato che: il 39% della popolazione italiana non pratica né sport né attività fisica (con punte in Campania, 57,3% e in Sicilia, 55,2%). Quasi il 22% degli italiani fuma (spiccano sempre Campania, 24,6%   e Sicilia, 24,5%). Il 15,5% è un consumatore di alcol a rischio (23,3% in Valle d’Aosta, il 22% in Molise). Il 10% è obeso (Molise, 13,5%, Basilicata, 13,1%). E solo il 5% di italiani benestanti soffre di gravi patologie”. La percentuale arriva all’11% per persone con risorse economiche scarse.

Fumo, peso e sedentarietà – aggiunge Kraus – sono i killer dei cittadini campani, le Asl dunque dovrebbero investire in questo settore .

La Regione Campania nel 2005 aveva stabilito tutto ciò (Atto di indirizzo sull’educazione alla salute DGRC 1584), ma poi non ha continuato su questa linea e ha distrutto quel poco che si era realizzato.

Due esempi: nelle indicazioni alle ASL per il loro assetto organizzativo (decreto 135 del 2012) non si parla più di necessità di una struttura di educazione sanitaria e alcune Asl campane negli anni hanno eliminato le rispettive strutture di educazione sanitaria.

Pertanto questa iniziativa della Asl Napoli 1 è da considerare come un segnale positivo per imprimere finalmente una svolta concreta in tema di educazione alla salute in Campania.
Ma ci sono ancora alcune criticità da risolvere , fra cui  spicca soprattutto la mancanza di personale dedicato e formato.

Un anno fa – conclude Kraus –  la Regione ha definito i fabbisogni di personale delle Asl. Per un’ASL di 1 milione di abitanti, considerando solo i distretti sanitari e il dipartimento di prevenzione, (quindi escludendo gli ospedali) sono previsti 730 infermieri, 5,5 dietisti, 5,5 assistenti sanitari e zero laureati in scienze motorie.

Quindi la Regione pensa che per affrontare il problema di quasi 500 mila persone sovrappeso e obese bastano 5 dietiste e che non vale la pena affrontare il problema dei circa 570 mila soggetti che fanno poca attività fisica (infatti non sono previsti laureati in scienze motorie, anche se l’Università Parthenope ha un corso di laurea in Scienze Motorie per la Prevenzione e il Benessere).

Senza contare che gli interventi contro fumo e alcol devono coinvolgere i servizi per le dipendenze. E’ quello che prevede il piano di prevenzione 2014-18 (delibera 860 del 2015) dove i servizi dipendenze non sono citati tra le strutture da coinvolgere per gli interventi in ambito scolastico contro fumo ed alcol. Nè è citata la Salute mentale per l’identificazione dei soggetti con problemi emozionali o comportamentali. E chi si interessa di educazione sanitaria non fa parte del nucleo di coordinamento del piano di prevenzione (che per quasi metà riguarda attività di educazione sanitaria).

Non vi è dubbio che è  importante l’ accordo Comune- Asl , in tema di educazione alla salute nelle scuole, non dimenticando, alla luce di quanto suddetto, d’ individuare  le risorse idonee per attivare ed attuare la “prevenzione” sul territorio.

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