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La Piazza della Discordia

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di Massimo Rea – La piazza, nella cultura urbanistica europea, ha rivestito nel corso della storia un’importanza costante; studiandone le variazioni di stile, di funzioni e di capacità di aggregazione si potrebbe persino tracciare una linea evolutiva politica, sociale ed antropologica in senso lato, delle viarie nazioni.

Dall’Agorà dei greci al Foro romano passando per l’Arengo medievale, le sorti politiche, economiche e militari di intere civiltà, dalle città stato fino alle attuali superpotenze, si sono decise nelle piazze.

In piazza si concludevano gli affari, si commerciava, si amministrava la giustizia, si concretizzavano i propositi di autodeterminazione; in tempi moderni si sono avviate rivoluzioni e si sono svolte manifestazioni di protesta, a volte violente altre in modo pacifico.

Insomma, non riesco ad immaginare un altro luogo della città che inglobi tante funzioni e sia in grado di rappresentare la volontà comune di un’intera popolazione.

La piazza è un simbolo, certamente, ma svolge anche funzioni concrete: può essere un simbolo architettonico, un simbolo storico coi suoi monumenti, un simbolo politico, un punto di ritrovo e un luogo di aggregazione. A volte basta nominare una piazza per identificare con essa un’intera nazione e persino individuarvi un avvenimento storico o una peculiarità dei cittadini: la Piazza Rossa, Tienanmen, Piccadilly, Piazza San Pietro, Plaza de Mayo, Alexanderplatz. Solo alcuni esempi che riportano immediatamente alla memoria eventi che hanno segnato la storia delle città e persino delle nazioni in cui si trovano.

Forse tutto questo preambolo potrebbe sembrare esagerato e persino retorico, se lasciamo che sfoci in una considerazione su Piazza Cirillo, nella nostra Casoria, ma a ben vedere non lo è affatto.

La recente “rivoluzione architettonica” che ha stravolto il volto della vecchia piazza ha prodotto evidenti cambiamenti. Non ci è dato comprendere, allo stato attuale, quali fossero le reali intenzioni degli ideatori oppure se il progetto iniziale, evidentemente difforme da quello poi realizzato, prevedesse un assetto diverso. Sta di fatto che pur con tanta buona volontà, non si riescono a scorgere i prodromi di nessuna delle funzioni fin qui enucleate.

Come simbolo architettonico avrei delle riserve; la piazza è oggettivamente brutta (ma questo è pur sempre un fattore opinabile) ed ha un aspetto incompleto e raffazzonato. Non penso possa essere un punto di ritrovo, poiché non vedo come possa ospitare eventi di qualsiasi genere senza paralizzare la circolazione, giacché al passato non è più possibile indirizzare il flusso di traffico. A proposito di quest’ultimo punto, le carreggiate ultra ristrette, comunque invase da auto in sosta (persino in presenza dei vigili urbani e addirittura dalle vetture di questi ultimi) non consentono un incolonnamento ordinato e scorrevole del traffico.

D’altro canto comprendo quanti vivono e lavorano nei pressi oppure i semplici utenti che si recano in municipio e non hanno a disposizione aree adibite alla sosta, parcheggi o servizi di navetta.

Forse un simbolo politico, si penserà, ma anche stavolta la risposta è negativa: lo immaginate un comizio tra gli alberi? Altri penseranno al classico “polmone verde”, ma sul punto è meglio glissare.

E allora?

Secondo la mia opinione, un articolo non è una sentenza e non deve avere mai la pretesa di essere depositario di verità assolute, ma deve essere un momento di riflessione. Deve offrire spunti critici e stimolare chi governa e amministra la città a fare meglio.

Quindi, se l’attuale Piazza Cirillo è lo specchio della città, della sua guida politica (sarebbe inutile precisare la paternità del progetto, dal momento che chi governa eredita sempre situazioni passate ma ha l’obbligo di farsene carico, nel bene e nel male) e dell’attuale capacità di gestione amministrativa, quali conclusioni dobbiamo trarre sul presente e sulle prospettive future di Casoria?

 

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