Il progetto “panchina rossa”, è un percorso di sensibilizzazione e di informazione lanciato dagli Stati Generali delle Donne e rivolto ai Comuni, alle associazioni, alle scuole e alle imprese di tutta Italia.

A Casoria “l’Associazione l’Ancora del Sorriso” ha attivato tale progetto in collaborazione con  il D. S.43 dell’ASLNAPOLI2NORD. Grazie alla caparbietà della dott.ssa Susy Silvestri, presidente della suddetta Associazione, che da anni  ha chiesto al Comune di Casoria tale autorizzazione, oggi tale iniziativa finalmente si realizza sul nostro territorio.

Infatti il 21 marzo, ci sarà il taglio del nastro, per inaugurare la panchina rossa, che verrà installata nel cortile del Distretto Sanitario di Casoria, in Via A. De Gasperi 43.

Con la realizzazione delle panchine rosse, si vuole mantenere alta l’attenzione sui femminicidi in maniera permanente e quotidiana.

Questo fenomeno resta di enormi proporzioni, quasi sette milioni di donne hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Dalle violenze domestiche allo stalking, dallo stupro all’insulto verbale.

Il tragico estremo di tutto questo è rappresentato dal femminicidio , ancora un reato diffuso ed un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale ed educativa.

Pertanto è importante mantenere viva l’attenzione e indurre una riflessione sul tema anche mediante simboli, come una panchina quale “monumento” civile di significato immediato.

La stessa Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale ONU, parla della violenza contro le donne come “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini.” I casi di femminicidio si susseguono, senza sosta.

La matrice della violenza può essere rintracciata ancora oggi nella disuguaglianza nei rapporti tra uomini e donne.

Da qualche anno  la Polizia di Stato ha avviato il protocollo E.V.A. (Esame delle violenze agite) da parte di tutte le Questure d’Italia. Procedura che consente agli equipaggi di Polizia, chiamati dalle sale operative a intervenire su casi di violenza domestica, di sapere se ci siano stati altri episodi in passato nello stesso ambito familiare. Tutto questo attraverso una procedura che prevede la compilazione di checklist che, anche in assenza di formali denunce, spesso impedite dalla paura di ancor più gravi ritorsioni, consentono di tracciare situazioni di disagio con l’obiettivo di tenerle costantemente sotto controllo e procedere all’arresto nei casi di violenza reiterate.

La flessione negli ultimi due anni dei delitti tipici (dai femminicidi, alle violenze sessuali, dai maltrattamenti in famiglia agli atti persecutori) non ferma l’impegno di prevenzione, non solo perché il numero assoluto delle vittime continua a essere inaccettabile, ma perché l’esperienza delle forze polizia dell’ordine e delle associazioni da tanti anni impegnate su questi temi mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia.

Un quotidiano fatto di attenzioni morbose, di comportamenti aggressivi e intimidatori che vengono letti come espressione di un amore appassionato e di una gelosia innocua, anche da madri, sorelle e amiche, ma che è spesso il triste copione di un crescendo di violenza che si alimenta con l’isolamento.

Nel nostro Paese ogni tre giorni e mezzo avviene in media l’omicidio di una donna in ambito familiare o comunque affettivo.

Inoltre anche  i mass media, giocano un ruolo determinante,e talvolta da  importante veicolo per informare e dare visibilità al fenomeno, diventano allo stesso tempo uno specchio di tutti i preconcetti e i pregiudizi legati alle situazioni di maltrattamento, di discriminazione e violenza che accadono quotidianamente.

La carta stampata o la televisione continuano a raccontare di delitti passionali, commessi per gelosia o per troppo amore. Se una donna poi subisce violenza sessuale se ne analizzano subito i comportamenti, lo stile di vita, l’aspetto fisico o le abitudini sessuali. E continuando su questa strada non si denuncia mai la qualità delle relazioni, ovvero, di come si basano e si pensano, da un punto di vista culturale, i rapporti tra i sessi.

In definitiva ,l’ iniziativa panchine rosse si propone di fare  informazione in maniera alternativa, di andare tra la gente, per ricordare che la violenza di genere colpisce tutti i giorni, spesso tra le mura domestiche, e che anche amiche, parenti, vicine di casa possono essere le prossime vittime.

La presenza delle panchine rosse nelle città italiane costringe tutti a fermarsi, a guardare, a ricordare, a non voltare la testa dall’altra parte.

Tutte le panchine riporteranno il numero nazionale antiviolenza 1522,  perché oltre che un momento di riflessione vogliono essere un strumento utile per indicare a chi ne avesse bisogno come iniziare un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

 

Condividi su
  • 53
  •  
  •  
  •  
  •