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La nuova sinfonia cosmica: le onde gravitazionali

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1-gravitationaA un secolo di distanza dalla prima previsione di Einstein e dopo anni di ricerche e continui esperimenti da parte degli scienziati di tutto il mondo, con enorme gioia della scienza tutta è stata rilevata con certezza l’esistenza delle onde gravitazionali. Per comprendere la portata di una scoperta che entrerà a far parte della storia, possiamo rievocare l’immagine di Galileo Galilei, quando per la prima volta puntò il telescopio alla volta stellata. Di certo, Galileo non aveva idea di come sarebbe evoluta la scienza a partire da quel momento e di quante rivelazioni scientifiche si sarebbero susseguite nei secoli a venire. La scoperta delle onde gravitazionali, ha regalato alla scienza un nuovo senso per esplorare l’universo. Immaginate, ad esempio, di non avere il senso dell’udito, di installare un apparecchio acustico e percepire per la prima volta delle vibrazioni sonore: la sensazione naturalmente sarà strabiliante! Ma cosa sono le onde gravitazionali? Per comprendere tale fenomeno, possiamo fare l’esempio di un sasso lanciato in acqua. Nel momento in cui il sasso tocca la superficie dell’acqua, si generano delle onde che si propagano intorno al punto di collisione. In base all’estensione e alla distanza tra un’onda e l’altra, è possibile studiare la grandezza del sasso e la forza con cui colpisce l’acqua.  Nell’universo funziona più o meno allo stesso modo e dall’analisi delle onde è possibile capire bene che cosa stiamo osservando. Quando esplode una stella o, come in questo caso, quando dei buchi neri entrano in collisione tra di loro, la massa dalla quale sono composti subisce una fortissima accelerazione a seguito della quale, la curva intorno ad essa viene piegata e genera delle onde. Tramite gli interferometri (strumenti estremamente precisi in grado di captare il movimento di un capello umano nello spazio) è stato possibile rilevare la piega spazio-temporale che è nata dallo scontro delle due masse ed “ascoltarla”.
Il dato sorprendente è determinato anche dai numeri di tale scoperta: i buchi neri, dal diametro di circa 150 km ciascuno, erano in fusione a 1.3 miliardi di anni luce dalla Terra. Dunque la collisione ha liberato un’energia talmente forte da potersi paragonare a 50 volte l’energia di tutte le stelle dell’universo osservabile e le onde nate dalla fusione hanno increspato lo spazio tempo abbastanza da poter viaggiare alla velocità della luce per più di un miliardo di anni, giungendo fino a noi lo scorso 11 febbraio. E’ una scoperta storica, che ci permetterà di poter misurare la distanza tra una galassia e l’altra, di poter studiare i buchi neri, la vita e la morte delle stelle più massicce, l’espansione dell’universo e non da ultimo, risalire all’origine della vita dell’essere umano.

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Laureata in Giurisprudenza, attualmente svolge la professione forense. Appassionata delle scienze, in particolar modo dell’astronomia, impegnata in attività di volontariato a favore dei bambini e dei giovani dell’Azione Cattolica. Nel tempo libero ama dedicarsi alla lettura, alla fotografia e alla musica.