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La Mariologia e la Religiosità popolare: la storia della madonna dalle scarpe consumate

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Un tratto caratteristico della fede cristiana cattolica è certamente la devozione a Maria di Nazareth, la fanciulla ebrea che i vangeli indicano come la madre di Gesù. Questo profondissimo rispetto tributato dai cristiani cattolici ha, quindi, le sue basi nella Scrittura, nelle memorie degli apostoli dove è stata messa per iscritto una tradizione di origini antichissime che risale ai primi momenti della vita della Chiesa.

Tutti i racconti della nascita e infanzia di Gesù e Maria, della vita e morte di Giuseppe, sia apocrifi che canonici, evidenziano caratteristiche giudaiche. Tutto ciò ci autorizza a pensare che tali narrazioni riflettono la tradizione conservatasi nell’ambiente della famiglia di Gesù. Molti di essi sono misti a materiale fiabesco e gnostico, ma il fatto che la Chiesa, pur non accogliendoli nel canone, ne abbia conservato vari elementi nella liturgia e nella pietà popolare indica indubbiamente che essi avevano in se la garanzia di autenticità tramandata da coloro che li avevano ereditati sin dall’inizio, cioè dai cristiani di ceppo giudaico.

La devozione mariana non è un mito cattolico, ma si origina dalla testimonianza degli apostoli, cioè di coloro che hanno conosciuto la madre di Gesù ed hanno assistito alla sua vicenda.

Il culto mariano ha sempre avuto una chiara connotazione cristologica. Il Concilio Vaticano II, nel capitolo VIII della Costituzione dogmatica Lumen gentium (nn. 66-67), parla del culto alla Vergine Santissima nella Chiesa. Spiega che “Maria, esaltata per grazia di Dio, dopo suo Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e gli uomini, perché è la Madre santissima di Dio, che ha preso parte ai misteri di Cristo, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale” (n. 66).

Insegna anche che il culto della Madonna, malgrado la sua singolarità, è essenzialmente diverso da quello che va tributato al Verbo incarnato, come al Padre e allo Spirito Santo, e nello stesso tempo lo favorisce efficacemente. Inoltre incoraggia i fedeli a stimolare generosamente il culto della Vergine Santissima, specialmente liturgico, mentre li esorta ad avere “in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato l’11 ottobre 1992, offre un’ottima sintesi sul culto della Madonna nel numero 971. Sulla base del Concilio Vaticano II e dell’Esortazione apostolica Marialis cultus, ricorda che la pietà mariana è un elemento intrinseco del culto cristiano; che lo speciale culto con il quale la si venera è essenzialmente differente dal culto di adorazione riservato alle Persone divine.

Infine afferma che questo culto trova la sua espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio e nella preghiera mariana come il Santo Rosario.

Il best seller dei libri mariani di tutti i tempi è invece” Le glorie di Maria “di S. Alfonso Maria de» Liguori (1696–1787), pubblicato nel 1750, che ha raggiunto un migliaio di edizioni. La sua caratteristica sta nel presentare Maria come una persona vivente e attiva («la faccendiera del Paradiso»), che interviene misericordiosamente nella vita dei peccatori per strapparli alla disperazione e condurli ai sacramenti e alle opere di carità. In quest’opera traboccante di devozione non manca però mai il rigore teologico, come conviene a un Dottore della Chiesa quale è S. Alfonso.

Non a caso ho voluto citare Sant’Alfonso per documentare come soprattutto a Napoli ed in Campania il culto mariano abbia solide radici e tradizioni. Radici e tradizioni che vanno mantenute e riscoperte soprattutto in un’epoca di cambiamenti come la nostra, che minaccia la speranza a causa degli sconvolgimenti che la caratterizzano, ed in cui appunto si ha particolarmente bisogno di rivedere

l’ atteggiamento di fronte alla trasformazione essenziale dell’umanità che è il passaggio dalla morte alla risurrezione: passaggio che viene pienamente vissuto con l’identica speranza di Maria.

Costante dunque della Religiosità Popolare è la  dimensione mariana: «nell’ambito della pietà popolare i fedeli intuiscono facilmente il legame che intercorre tra Cristo e Maria; con semplicità venerano la Madonna come l’immacolata Madre di Dio; con gioia la riconoscono Madre degli uomini e vivono il loro rapporto con lei in termini di affettuosa relazione materno-filiale; comprendono vitalmente il significato della povertà di Maria e del suo dolore; da lei apprendono pazienza e mitezza, ma sanno che Maria nella sua vita fu una donna forte, che non stava dalla parte dei potenti; sanno pure che la Madre di Gesù è buona e che vive in cielo presso il suo Figlio, quindi ricorrono fiduciosi alla sua intercessione ed implorano il suo aiuto; amano celebrare le sue feste, recarsi in pellegrinaggio ai suoi santuari, cantare in suo onore”(Marialis cultus).

Il culto di Maria in Italia è molto sentito da persone di tutti gli strati sociali. Accanto ai grandi santuari come Loreto e Pompei resta viva la devozione a Maria come patrona di una città o di un paese, spesso in forma di venerazione di un’immagine particolarmente amata (come la Madonna dell’Arco a Napoli).

Ha detto Marino Niola, antropologo dei simboli e studioso di miti locali: «Devozione, suggestioni, ambiguità: a Napoli le cose sacre spesso si confondono con quelle profane». Donne col pancione, mamme con le carrozzine e i marmocchi in braccio, adolescenti, anziani, ricchi e poveri: eccoli, il giorno 6 del mese di ogni ottobre (ma poi, anche, ogni giorno dell’anno) tutti in fila davanti a una chiesetta abbarbicata in vico Tre Re a Toledo 13, nel cuore dei Quartieri spagnoli. Qui, in fondo a questi vicoli malfamati, impazza il culto per Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, al secolo Anna Maria Rosa Gallo, che «sa fare in modo che diventino madri perfino le donne che per la scienza non potrebbero mai generare figli»….(E non nascondo che anch’io ci sono stata sia quando aspettavo la mia prima figlia sia per accompagnare amiche e colleghe. L’esperienza personale è stata quella di provare una grande leggerezza dell’anima, tanta serenità e fiducia che tutto sarebbe andato bene).
Certo, per l’antropologo la religiosità popolare appare ambigua, non considerando minimamente i presupposti teologici succitati.

Amo sinceramente più i testi della “Buona novella” di F. De Andrè, o il romanzo di Erri De Luca ,  ”Il nome della madre” che sublimano ( nel canto e nel racconto)  e non stigmatizzano la devozione , la religiosità popolare trasmettendoci nel contempo  il fascino, la curiosità, l’amore per una donna che suo malgrado è stata travolta da qualcosa molto più grande di lei nel momento in cui, attraverso il suo “sì” ha accettato di diventare  la madre di Dio.

E Napoli e provincia sono ricche di testimonianze di religiosità popolare, come ad es. la leggenda della madonna dalle scarpe consumate, che ha ispirato anche testi e performance teatrali .

La testimonianza più forte viene raccontata da Suor Maura con un’intervista rilasciata su IL Mattino. Ella ha raccolto tutte le esperienze dirette di chi ha ricevuto un segno dalla Madonna.
Leggenda o meno, miracolo o no, questa storia è davvero singolare, ricca di fede e di devozione che qui di seguito voglio riportare:

“c’è una Madonnina nel quartiere di Forcella, non al centro di una chiesa, ma in un angolo, dentro una teca, dal mantello azzurro e dai lunghi capelli veri, che le donne della zona le regalarono per omaggiare la mamma di tutti i bambini abbandonati. E’ la Statua della Madonna dell’Annunziata, essa ha una particolarità: ha le scarpe consumate”.

Suor Maura ne raccontò la storia a Il Mattino: “Nessuno lo chiama miracolo, per carità. Qualcuno la definisce leggenda. La statua della Madonna viene curata con amore dalle suore. Capelli sempre in ordine, vestiti lindi, comprese le scarpine. Che vanno cambiate spesso, perché la suola si consuma“.

Per le donne del quartiere La Madonna va a visitare tutti i suoi figlie quelle scarpine consumate vengono curate e considerate come una reliquia, anche se la Chiesa non riconosce il fatto. Vengono affidate a chi ha bisogno di una grazia: c’è chi le infila sotto al cuscino del figlio malato o chi le chiede per

il proprio caro in fin di vita.

Suor Maura rivela che ancora oggi la Madonnina vegli sui bimbi dell’Annunziata. “Un giorno un medico in servizio di notte ha sentito una voce chiamare il suo nome. Quella voce lo ha trascinato davanti alla culla di un neonato, poi è sparita. Quel bimbo stava soffocando, la Madonna l’ha salvato. La Madonna che consuma le scarpe, quella notte vegliava su uno dei suoi figli“.

Suor Maura conferma. Quelle scarpine consumate vengono trattate con sacro rispetto , tante sono  le persone che  le richiedono per ottenere una grazia con la promessa poi di restituirle: «Solo che una volta una donna me ne chiese una, e non me l’ha più restituita» aggiunge contristata Suor Maura.

 

 

 

 

 

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Sono laureata in sociologia e scienze religiose. Sposata con Rino ho due figlie, Marianita psicologa e attrice, Anna universitaria, poi ci sono in famiglia anche Brando e Luki due cani che ormai sono considerati a tutti gli effetti componenti del nostro nucleo familiare ed una coppia di merli che da anni occupano abusivamente il mio giardino. Sono la responsabile URP del D. S.43 di Casoria. Oltre al lavoro e alla famiglia a cui dedico la maggior parte del mio tempo, faccio volontariato nel doposcuola parrocchiale. Amo leggere fin da quando ero bambina, la mia autrice preferita è Elsa Morante, ma anche Umberto Eco non mi è indifferente. Non vorrei però tralasciare Manzoni, di cui fin dalle scuole medie sono stata fans appassionata, anche negli anni caldi della contestazione, in cui veniva considerato antiquato e superato da tutti i miei amici. Tra i poeti ,preferisco Eugenio Montale ed Orazio. Questa in breve sono io.