Si spengono le luci e dopo aver indossato le cuffie inizio la visione di questo cortometraggio:fin dai primi minuti tutto è immerso in un’ atmosfera sacra per poi essere violata con la realtà di tutti i giorni, la realtà del popolo!

La visione procede con una profonda analisi della paura che le persone comuni hanno delle diversità, cercano di mascherare il tutto con l’odio che altro non è che la forma più pura di amore e ammirazione.

Gli occhi che vedono i mali del mondo racchiusi in un essere umano il quale,noncurante dei pregiudizi, continua ad esistere secondo quelle che sono le sue idee e sfumature. A circa metà strada si possono apprezzare delle colonne sonore perfette per questo viaggio quasi ”astrale” che conduce lo spettatore ad affrontare il dissidio interiore che alberga in ognuno di noi.

Il tutto è completato da un linguaggio crudo e autentico contornato dall’ ambientazione partenopea che rende affascinante ed eterna questa forma d’arte. La bravura del regista si rivela provocatrice e magistrale e, in un finale dove tutto è buio, il pregiudizio lascia posto all’assuefazione completa dell’ anima.

Quando il viaggio si conclude, lo spettatore ritorna al mondo razionale con un unico immenso rimpianto: il tempo è passato troppo in fretta e ha rotto la bolla di estasi nella quale ero felicemente prigioniero.

Non una semplice regia ma una filosofia; non semplice arte visiva, ma una prospettiva psicologica; non un film ma un viaggio verso il mondo dell’ illuminazione.

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