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La “Fabbrica dei sogni”. Di Sal Da Vinci al Lendi

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di Margherita De Rosa – Ancora una volta Sal da Vinci, che a molti potrà non essere gradito, ma che possiede doti artistiche e canore indiscutibili, ha affascinato il folto pubblico del Teatro Lendi con lo straordinario spettacolo “La fabbrica dei sogni”, avente come co-protagonista una bravissima Fatima Trotta, affiancata da un cast di tutto rispetto. Aldilà del calibro dei numerosi artisti, provenienti dall’Accademia del teatro Cilea e che hanno interagito col pubblico dando vita a quel famoso e sempre coinvolgente metateatro di plautina e pirandelliana memoria, punto fermo dello spettacolo è stato, ovviamente, Sal da Vinci, che ha dato prova di capacità  interpretative eccezionali; tuttavia, se qualcuno pensasse esclusivamente allo spettacolo come momento di leggerezza, incorrerebbe in un notevole errore, dal momento che “La fabbrica dei Sogni” ha costituito un vero e proprio momento di riflessione su tematiche delicate e scottanti, quali la follia e il disinteresse delle Istituzioni per coloro che non hanno voce e, pertanto, possono tranquillamente scomparire nel nulla, poiché nessuno paga per sostenerli, guidarli, aiutarli in quella che è una forma di disagio che ancora spaventa e che in tanti preferiscono ignorare, ma veniamo alla trama della performance: nella finzione scenica, un congruo numero di “folli” occupa, ormai abusivamente, una struttura che avrebbe dovuto chiudere i battenti all’indomani dell’approvazione delle legge Basaglia, eppure, questi “matti”, vittime dei loro fantasmi interiori e del terrore del mondo esterno, hanno preferito rimanere, all’insaputa di tutti, in questo luogo  dimenticato da tutti, condividendo un’esistenza alienante ma, a loro avviso, protetta. Poi qualcosa è cambiato, qualcuno ha deciso che l’edificio doveva essere requisito per farne una casa di accoglienza, poiché, in questo modo, c’era da spartirsi una “bella torta”….e loro? Che fine avrebbero fatto? Beh, la cosa non interessava, poiché, appunto, questi reietti potevano tranquillamente andare a morire sotto i ponti…ma poi, nelle loro menti e nella voce di un fantasma, che ha legato sentimentalmente a sé per decenni Salvatore Terracciano, ossia Sal da Vinci, si fa strada una prospettiva nuova: uscire da qual luogo, aprirsi al mondo, affrontare la realtà… già, ma la paura è tanta…allora c’è un nuovo capovolgimento della situazione: smascherate le losche attività che si trinceravano dietro lo sgombro forzato della struttura, tutti, più liberi interiormente e aperti all’esterno, decidono di rimanere, sì, in quell’ex manicomio, ma di farne qualcosa di eccezionale, un teatro, o meglio, la “Fabbrica dei Sogni”, poiché gli artisti sono tutti un po’ folli nel senso bello e sano del termine e rappresentano l’alter ego di ciascuno di noi, incarnano quella fantasia, quella creatività, quella capacità di sognare che noi, cosiddetti “sani di mente”, spesso perdiamo del tutto, pensando che sia vincente tutto ciò che si definisce razionale e concreto… eppure è proprio il sogno  che migliora la vita, che ci consente di sperimentare una dimensione in cui la creatività e la fantasia dominano incontrastate, facendo sì che emerga il meglio di noi, un noi intrappolato dalla routine, dal perbenismo, dalla schematicità, dall’ipocrisia….la follia, in fondo, è verità, è spontaneità, è l’irrazionalità dei bimbi, è il fanciullino di pascoliana memoria, è una ricchezza che ricopriamo con la ruggine di una quotidianità falsa e vuota…ecco, questo ed altro è stato “La Fabbrica dei Sogni”, uno spettacolo che lascia il segno nelle menti e nelle coscienze, così come il bel canto del protagonista, per cui, in virtù di quanto fin qui riportato, chi ha avuto il privilegio di poter essere spettatore e partecipe di tale evento non può che dire: grazie , Sal, grazie di cuore!

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