Il “Salvator Mundi”, dipinto di scuola leonardesca di ingente valore, risalente al XV secolo e facente parte di una collezione del museo “DOMA” della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, è stato ritrovato dagli agenti della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile dopo che era stato trafugato, Napoli, 18 gennaio 2021. ANSA/CIRO FUSCO

Nella stesse ore in cui Procida è stata nominata capitale italiana della cultura per il 2022 la Squadra Mobile di Napoli ha annunciato il ritrovamento del dipinto “Salvator Mundi”, preziosa tela del XV secolo trafugata da una cappella della chiesa di S. Domenico Maggiore, senza che ne fosse mai stato denunciato il furto.

Due eventi entrambi positivi per il patrimonio culturale italiano ma che sono stati accolti dall’opinione pubblica in modo diametralmente opposto.

Giubilo per il riconoscimento a Procida, con tanto di esagerata celebrazione sui social; assoluta indifferenza per il lieto fine di una sparizione che sa di intrigo internazionale. Sembra infatti che il commerciante 36enne di via delle Breccie, dove il quadro è stato ritrovato, si preparasse a spedirlo a Dubai dove sarebbe stato sottratto, forse per sempre, al patrimonio artistico italiano. Visto che la tela era da marzo 2019 esposta al museo Dome di Napoli.

Queste cose accadono per la scarsa affezione di noi italiani e campani, in particolare, per il patrimonio artistico e culturale. Per quell’assurda affermazione per cui “la cultura non si mangia” che ha rovinato intere generazioni di campani che avranno pure mangiato con le fabbriche ma al prezzo di migliaia di morti.

Oggi all’alba di quella che dovrà essere la ripartenza dopo il disastro economico portato da questa pandemia è invece proprio dalla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale del nostro Paese e della nostra regione, in particolare, che si può ripartire.

In questo le istituzioni statali hanno un ruolo fondamentale perché serve una vera e propria inversione di tendenza che passa necessariamente attraverso investimenti economici forti, mirati, tangibili. Perché c’è da adeguare tutto un sistema strutturale che possa rendere agevole la fruizione dei nostri tesori artistici disseminati letteralmente in tutto il territorio.

Per visitare musei o luoghi di cultura, ad esempio, si dovrebbe poter parcheggiare agevolmente e dopo aver seguito itinerari ben segnalati e in un ambiente pulito e ordinato. Interventi solo apparentemente costosi ai quali possono essere destinate le risorse del bilancio statale che giocoforza saranno “liberate” da quelle della sanità che saranno finanziate con il Recovery Found europeo.

Senza contare che in questo genere di interventi è possibile il coinvolgimento di privati, sponsor, e di associazioni finalizzate alla promozione e valorizzazione dei beni culturali.

Dunque, la cultura ci salverà. Certo, può salvarci se e solo se il meraviglioso patrimonio storico, artistico e culturale diventerà parte del nostro comune sentire. Sarà dunque allora che assisteremo a post di giubilo sui social per operazioni come quella della Squadra Mobile di Napoli.

O magari assisteremo a cittadini che pretendono misure di maggiore vigilanza e attenzione per i beni culturali. Compulsando le istituzioni inoperose, come la Curia di Napoli nel caso del Dome.

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