poltroneSono 27 i Comuni in provincia di Napoli sotto stretto monitoraggio da parte della Prefettura. Lo ha detto, in audizione in commissione Antimafia, il prefetto di Napoli Gerarda Pantalone che è intervenuta affermando: «Un dato molto preoccupante che abbiamo riscontrato è quello di una continuità, una rigenerazione degli amministratori locali. Abbiamo notato che a distanza di anni, anche di quindici e vent’anni troviamo gli stessi amministratori in carica rispetto a quando il Comune era stato sciolto per infiltrazioni. Li troviamo in carica sotto altre vesti, magari in una lista civica o in un altro partito, ma sono sempre presenti». Purtroppo è la triste verità dei nostri territori, dopo diversi anni ci ritroviamo i soliti volti, sono cambiati gli slogan ma non i cervelli, che sono sempre gli stessi. Politici di professione che hanno “affossato” i nostri territori, figli di ex amministratori che si presentano ai cittadini in ogni tornata elettorale con finte novità. Tornano alle mente le parole di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: “La Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po’ in Parlamento, un po’ nei consigli di amministrazione, un po’ ai vertici delle municipalizzate, un po’ nelle segreterie. Basta un po’ di elasticità”. Quella casta che comanda, decide e prende le decisioni per il popolo. Uomini e donne che amministrano ma che non sanno comprendere una determina o non si informano delle vicissitudini e dei problemi delle città da loro amministrate. Seguaci, sciacalli, leccapiedi, servi e schiavi di un sistema che vuole “campare” sulle spalle di una comunità. Si professano portatori di voti credendo di fare politica ma, in realtà, sono solo ominicchi, mezzi uomini e quaquaraqua. Persone improvvisate scelte per dirigere settori, persone adatte e disponibili a servire per saper dire sempre e solo sì. La colpa è di tutti, anche di quelli che non muovono un dito per cambiarla e che hanno permesso a questi “personaggetti” di sedersi sulle poltrone del parlamento, delle regioni e dei nostri comuni, senza preoccuparsi minimamente che i nostri territori si avviavano alla morte e al fallimento. I volti nuovi dove sono? Forse distratti, pensano ad altro, ritenendo la politica e l’impegno una perdita di tempo. Manca la consapevolezza del ruolo primario che hanno nella società e la voglia di contribuire al cambiamento dei nostri territori. Tutto si muove in uno strano equilibrio e questo sembra bastarci, lasciamo che gli altri decidano per noi e come marionette accettiamo i loro comandi. In tanti chiedono il cambiamento invocando una nuova classe dirigente che al momento non c’è. Serve una scossa o un cambio di direzione per dare un futuro migliore almeno ai nostri figli.

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