camorra-960x420A Casavatore durante le ultime elezioni amministrative il clan Ferone, collegato agli «scissionisti» di Scampia, portò voti o meglio fece campagna elettorale per i candidati a sindaco del Pd, Salvatore Silvestri e Lorenza Orefice. A conclusione delle indagini preliminari risultano indagati 15 persone, tra cui lo stesso sindaco e il rivale Silvestri. L’ipotesi di reato formulata dai pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra è di voto di scambio aggravato dal metodo mafioso. Risultano indagati talaltro anche alcuni dei candidati al consiglio comunale che promettevano agli elettori danaro, buoni pasto, generi alimentari e posti di lavoro, ma la cosa più inquietante sono le registrazioni telefoniche e le pressioni da parte del clan Ferone sulla competizione elettorale. Il Clan era disposto a tutto anche ad usare la forza, con pestaggi e intimidazioni. Secondo gli inquirenti le pressioni della camorra sono avvenute soprattutto nei confronti di elettori del parco Acacie e Casavatore vecchio. Non è un estratto della serie tv Gomorra ma la realtà, fatta di collusioni e affari illegali, dove chi cerca il potere è disposto a tutto anche a fare accordi con la camorra. La città di Casavatore ancora una volta è stata marchiata, quell’immagine di paese legato alla camorra è troppo pesante, fa male ai suoi cittadini, pesa come un macigno e sarà difficile liberarsene. A pochi chilometri, la stessa situazione legata al voto di scambio era capitato al sindaco di Arzano, in occasione delle consultazioni amministrative del 2010, oltre al voto di scambio, secondo il decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato il 20 maggio scorso, al sindaco veniva imputato il reato di concussione,  con abuso della qualità  e dei suoi poteri per  ottenere  mediante costrizione  dapprima  il  licenziamento  e   poi   l’assunzione   di personale. Il comune fu sciolto per infiltrazioni camorristiche, pagine e pagine di corruzione, malaffare e comportamenti loschi. Come viene, giustamente, rilevato nel decreto, nella città di Arzano si concentrarono forti interessi economici, dati dalla presenza di una folta zona industriale e di attività commerciali di grande portata. Questo permise in maniera negativa, alle organizzazioni criminali predominanti sul territorio di prendere il sopravvento sugli amministratori locali per favorire i loro affari. Stessa sorte, relativa allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche toccò anche al comune di Casoria il 25 ottobre del 2005 guidato allora dall’esponente della Margherita Giosuè De Rosa e la città di Afragola sempre nel 2005 già commissariata precedentemente. Dal 1991 al 2016 sono stati sciolti 254 consigli comunali, solo 14 annullati a seguito di ricorso. Nelle prossime competizioni elettorali, l’attenzione dovrà essere necessariamente alta, per riportare sul tavolo della politica, quella legalità che tanto manca ai nostri comuni ed evitare eventuali infiltrazioni dei clan sui territori. L’attenzione è rivolta soprattutto a determinati settori amministrativi: dallo smaltimento dei rifiuti ai piani regolatori, agli appalti negli enti pubblici alle refezioni scolastiche. Gli amministratori saranno capaci di contrapporsi alla camorra?

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